Dunque, ci dicono ormai tutti, è l’ora della resa dei conti nella politica italiana. L’atmosfera è quella delle grandi sfide. Un po’ OK Corrall, un po’ Beirut. Duelli all’ultimo sangue, ma anche tutti contro tutti. E non sai da chi guardarti le spalle.
Nel Centrodestra è ancora e sempre Berlusconi contro Fini. Ma anche Tremonti contro tutti e, si vocifera, persino nella Lega si è aperta la lotta per la successione a Bossi tra Calderoni e Maroni.
Ma anche nel Centrosinistra non ci si fa mancare niente. L’eterno duello D’Alema – Veltroni non appassiona più? Ecco che gli ex democristiani del PD lanciano il loro ultimatum: che non si dia una connotazione socialdemocratica al partito, altrimenti ce ne andiamo. Fanno eco i giovani che rimbrottano di brutto un loro coetaneo, attore e di alto lignaggio per il padre a lungo segretario generale della Presidenza della repubblica, che aveva osato rivolgersi loro con il vecchio e romantico appellativo di “compagni”: le ragioni del cuore nella politica di oggi non hanno cittadinanza. E, come se non bastasse, l’intero campo del centrosinistra pare alla vigilia di un nuovo inizio che presuppone, ovviamente, che prima ancora si verifichi una fine. Lo schieramento potrebbe non più essere PD-centrico, ovvero una serie di partiti attorno al PD: da un lato Niki Vendola, dall’altro Antonio Di Pietro si ingegnano non poco a mandare all’aria gli attuali equilibri.
Manovre, congiure, tranelli a destra come a sinistra. Ne risente l’azione del governo ma anche quella del Parlamento dove maggioranza ed opposizione ripetono stancamente la litania di un Esecutivo che non rispetta le prerogative parlamentari. La verità è che da troppo tempo non hanno niente da dire.
Lo sappiamo che ci stiamo ripetendo. Ma dobbiamo farlo, altrimenti non troveremmo la spiegazione di ciò che sta accadendo. La legge elettorale che avrebbe dovuto semplificare il nostro panorama politico ha fallito clamorosamente il suo obbiettivo.
Noi non affermiamo affatto che il sistema elettorale maggioritario è peggio del proporzionale. Diciamo che in questo momento, in un Paese come il nostro, il finto maggioritario ha reso tutto meno trasparente. E che le mediazioni “dentro” i partiti sono assai più dannose di quelle che ci sarebbero state, alla luce del sole, “tra” i partiti di una coalizione.
Raimondo Magnini

Anche te hai fatto il tonfo dal pero? Chi ha voluto il maggioritario? La banda di Gelli.
Ora è tardi per pontificare, siete peggio degli ingegneri di impregilo.. IL MAGGIORITARIO è di segno antidemocratico, il proporzionale è di segno democratico. Tenetevi le leggi elettorali truffa e un sistema di per sè coercitivo nel nome della GOVERNABILITÁ ( DI CRAXIANA MEMORIA) E LASCIATECI SOLI CON IL NOSTRO DOLORE!!!!!