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Meglio i giochi cinesi che quelli di stato

Quando, il 2 aprile 2025, Donald Trump proclamò il “liberation day”, imponendo dazi a 360 gradi, fu tutto un fiorire – sulla stampa italiana ed europea – di posizioni “mercatiste”. Il presidente americano, si diceva, non capisce i benefici del libero scambio e farà più male agli Usa che al resto del mondo (ne avevamo parlato anche noi). Quando, circa un anno dopo, la Corte Suprema ne ha dichiarato l’incostituzionalità, per le ragioni illustrate da Ilya Somin ospite dell’IBL, tutti se ne sono rallegrati. Se togliete la Casa Bianca dall’equazione, però, le cose cambiano rapidamente. Quando si parla di Cina, la maggior parte dei commentatori italiani utilizza più o meno gli stessi argomenti di Trump.

di Istituto Bruno Leoni | 26 Maggio 2026
Ilya Somin: “Con i dazi Trump sfida il diritto". L'intervista - La Stampa
Ilya Somin ospite dell’IBL

Quando, il 2 aprile 2025, Donald Trump proclamò il “liberation day”, imponendo dazi a 360 gradi, fu tutto un fiorire – sulla stampa italiana ed europea – di posizioni “mercatiste”. Il presidente americano, si diceva, non capisce i benefici del libero scambio e farà più male agli Usa che al resto del mondo (ne avevamo parlato anche noi). Quando, circa un anno dopo, la Corte Suprema ne ha dichiarato l’incostituzionalità, per le ragioni illustrate da Ilya Somin ospite dell’IBL, tutti se ne sono rallegrati. Se togliete la Casa Bianca dall’equazione, però, le cose cambiano rapidamente. Quando si parla di Cina, la maggior parte dei commentatori italiani utilizza più o meno gli stessi argomenti di Trump. 

Per carità, quel Paese rappresenterà pure un fenomeno peculiare, vista la natura mista della sua economia, l’immenso volume degli aiuti di Stato con cui supporta i “suoi” campioni nazionali e il protezionismo che pratica contro le importazioni dall’estero. Però, pensare che questo sia sufficiente a giustificare misure (ulteriormente) restrittive del commercio internazionale equivale a compiere un triplo salto carpiato. Intanto, perché l’Europa stessa ha ormai da tempo abbandonato il tentativo di limitare gli aiuti di Stato, e ne fa un uso sempre più vasto e incontrollato. Chi è senza peccato… Secondariamente, perché in molti casi – aiuti di Stato oppure no – i prodotti cinesi sono superiori ai nostri per ragioni tecnologiche; quindi, anche accettando la retorica protezionistica, non è solo a causa delle distorsioni del commercio internazionale se li importiamo. Accade, per esempio, con i pannelli fotovoltaici e le auto elettriche: elevare una grande muraglia di dazi non farebbe solo crescere i prezzi di quei beni sul mercato europeo, ma molto probabilmente obbligherebbe i consumatori a utilizzare prodotti meno sofisticati. Infine, le tentazioni protezionistiche ormai si estendono a settori che neppure con grande sforzo di fantasia si possono definire “strategici”.

Per esempio: i giocattoli. I produttori cinesi hanno conquistato crescenti quote di mercato fin dalla prima fase della crescita di Pechino. Alcune imprese europee hanno resistito. Adesso, anche tra queste alcune non sono più profittevoli: come la Giochi Preziosi. Quali che siano i suoi meriti passati, oggi non riesce più a generare reddito: nel 2025 ha chiuso l’esercizio con una perdita di 97 milioni di euro e un debito di 410 milioni. Il proprietario Enrico Preziosi sembra pronto a cederne il controllo alla cinese Superhisen. E’ un male? Difficile sostenerlo: probabilmente è l’unica probabilità di salvezza per un’azienda altrimenti destinata alla bancarotta; inoltre, per quanto ci si possa sforzare di trovare un aspetto di sicurezza nazionale, ci vuole davvero troppa fantasia per sostenere che la perdita della produzione di Cicciobello (meglio: del controllo sulla società che lo produce) possa avere un impatto sul futuro del paese. Giochi Preziosi è stato un grande innovatore nel suo campo, ha sfornato grandi successi e ha fatto utili su utili: a un certo punto, questo processo si è inceppato, vuoi per l’incapacità di “leggere” il mercato, vuoi per una faccenda di costi e organizzazione. In ogni caso, l’ingresso dei soci cinesi non è un attacco all’Italia: semmai, qualunque intervento per impedirlo – magari con l’utilizzo di denaro pubblico – è un’aggressione ai risparmi degli italiani.

Tutte le volte che qualcuno punta il dito contro l’“invasore straniero” e proclama l’assoluta necessità di salvaguardare le “nostre” imprese, non guardate né al dito né alla luna: concentratevi piuttosto sul vostro portafoglio. 

Istituto Bruno Leoni

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Istituto Bruno Leoni

L’Istituto Bruno Leoni è nato nel 2003 per promuovere le “idee per il libero mercato”.
L’IBL vuole dare il suo contributo alla cultura politica italiana, affinché siano meglio compresi il ruolo della libertà e dell’iniziativa privata, fondamentali per una società davvero prospera e aperta.

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