Una volta tanto non ci si può permettere di liquidare l’argomento con giudizi tranchant e l’unica cosa che non si può affermare è che la manovra di Ferragosto non rappresenti un passaggio significativo, un momento di rottura rispetto a quanto sinora offerto dalla politica.
Ciò detto, entriamo subito nel merito delle misure:
a) sforbiciata nelle autonomie locali: il limite è proprio nel fatto di (apparire ed) essere una ‘sforbiciata’ piuttosto che un riordino o, per usare un termine che trovo più efficace, una riprogettazione istituzionale. Va bene la fusione dei Comuni sotto i 1000 abitanti e per gli enti così accorpati sembra buona l’introduzione della figura del borgomastro, senza giunta e senza consiglio. Ma la scelta sulle province è il solito compromesso all’italiana e non mi pare adeguata, almeno per 3 motivi: 1) la riflessione avrebbe dovuto partire addirittura dal livello regionale, visto che le Regioni (stiamo parlando di quelle a statuto ordinario, nello specifico) non hanno rappresentato l’occasione di svolta nei rapporti tra cittadini e Pubblica Amministrazione, come promettevano al momento della lora nascita a partire dal 1970 ma si sono distinte per un nuovo centralismo e gigantismo che si sono semplicemente sommati a quelli delle amministrazioni statali; 2) i ragionamenti quantitativi sono sempre deboli, non si capisce perché il provvedimento debba discriminare tra province sopra e sotto i 300 mila abitanti, la logica del compromesso spicciolo e un po’ mercantile (300 mila come punto di equilibrio rispetto a decisioni più radicali) è deleteria se va a riguardare l’assetto istituzionale del Paese 3) una prima conseguenza di ciò è che non si capisce – ma presumibilmente il testo del provvedimento charirà il punto – cosa succederà per Valle d’Aosta e Molise, ad esempio, le cui province dovrebbero sparire; più in generale si potrebbe parlare di un effetto asimmetrico, foriero di squilibri di vario genere (pensiamo soltanto alla Toscana, dove sono pregiudicate ben 5 province, di cui 4 storiche: Siena, Grosseto, Pistoia e Massa Carrara, per chiudere con la più giovane Prato), dovuto al carattere parziale e come provvisorio (qualcuno l’ha già riconosciuto) delle misure;
b) abbattimento dei costi della politica (tra cui diminuzione del numero di deputati e senatori essendo obbligatoria una legge di revisione costituzionale, regime delle incompatibilità per parlamentari e amministratori locali, ecc.), anch’esso non può dirsi certo negativo, semmai insufficiente, proprio perché non è espressione di un disegno generale di riordino istituzionale e di una nuova concezione della politica;
c) pensioni: è forse il principale punctum dolens, dove si è abbattuto il potere di veto della Lega Nord, che anche questa volta non ha mancato di marcare la propria linea demagogica. Quale avrebbe potuto essere la novità in materia di pensioni? Io credo che nemmeno gli esponenti più liberali del Governo avrebbero voluto arrivare a tanto, ovvero all’abolizione dell’obbligo pensionistico e all’approdo al diritto di scelta dei cittadini sul se e con quale soggetto effettuare nel tempo un accantonamento a scopo previdenziale. Anche senza pensare a questa rivoluzione, sarebbe stata ora che il regime pensionistico fosse adeguato alle nuove prospettive di vita di uomini e donne, senza guardare in faccia a nessuno (cominciando da quella dei sindacati, che sul tema sono sempre stati retrivi – complice una politica che non ha mai saputo dire di “no!”); così, di tutto quanto si poteva fare, resta il mero anticipo al 2016 dell’aumento del requisito di età per il pensionamento di vecchiaia delle lavoratrici del settore privato;
d) privatizzazioni dei servizi pubblici locali: l’argomento negli anni ha visto l’alternarsi di spinte in avanti e resistenze all’indietro: che sia arrivata la volta buona? Se non vedo non credo, è il caso di dire. In ogni caso, a causa dell’esito sciagurato del referendum sull’acqua, il provvedimento non toccherà i servizi idrici. Mi verrebbe da dire – tra il serio e il faceto – che, sul punto, sarebbe forse la prima volta che il legislatore rispetta la volontà dell’elettorato: proprio dall’acqua doveva cominciare?
e) soppressione festività ‘laiche’: in realtà si tratta dello spostamento delle feste del 25 aprile, del 1 maggio e del 2 giugno al giorno di domenica, con il guadagno netto di 3 giornate lavorative, nulla da eccepire: misura piccola ma di valenza anche simbolica, in ogni caso lavorare di più e rimboccarsi le maniche è buona cosa;
f) contributo di solidarietà: colpirà i redditi privati sopra i 90 mila euro, con aliquota del 5% sopra i 90 e fino ai 150 mila euro e del 10% sopra i 150 mila. Non sono toccato personalmente dalla misura, eppure non mi piace perché rappresenta pur sempre una punizione della ricchezza privata, che è l’unica che – in condizioni adeguate – può a sua volta creare ricchezza attraverso i consumi e gli investimenti. Non si può escludere che in un momento di gravità eccezionale i consociati più ricchi si debbano fare maggiormente carico del problema comune, ma si diano le giuste contropartite per il medio-lungo termine (come un piano di riduzione delle aliquote fiscali); inoltre la schizofrenia in materia (da parte di quello stesso Governo che ha varato il discusso ‘scudo fiscale’) rischia di penalizzare i redditi dei ricchi virtuosi, lasciando intatti quelli dei cittadini evasori e di quanti vivono e prosperano nell’illegalità;
g) liberalizzazioni: la montagna ha partorito il topolino, perché le misure riguardano soprattutto commercialisti e avvocati ed appaiono nuovamente, come altre, sganciate da un disegno più ampio, ma l’argomento meriterà opportuni commenti a parte;
h) lotta all’evasione fiscale: ci risiamo, con nuove misure punitive e di inasprimento, come se tutto quello che è accaduto (o non è accaduto) fino ad oggi ci avesse insegnato… nulla. E’ di limitata efficacia ogni provvedimento sulla tracciabilità dei pagamenti, teso a diminuire la soglia massima per il denaro contante (che scende a 2.500 euro), draconiane le misure previste a fronte del mancato rilascio della prevista documentazione fiscale da parte di commercianti e liberi professionisti. Perché neppure Giulio Tremonti, che pure di fisco e tributi capisce abbastanza, non ha abbracciato l’idea di un drastico cambio di filosofia? Perché non imbastire una inedita lotta all’evasione fiscale attraverso l’introduzione di norme che rendano conveniente l’emersione delle transazioni tra privati e la pretesa di ricevute e fatture?
i) flessibilità del mercato del lavoro, con l’introduzione di una norma che affida alle parti contraenti – datori e lavoratori, per il tramite delle rispettive associazioni-confederazioni – la possibilità di stipulare contratti a livello aziendale e locale che derogano ad alcune norme dei contratti collettivi nazionali di lavoro e della stessa legge, senza però intaccare i diritti fondamentali (presumo quelli sanciti nella Costituzione), quando siano in gioco l’incremento dell’occupazione, la gestione e la fuoriuscita da situazioni di crisi, l’avvio di nuovi investimenti e attività: è una novità interessante, che fa salire a dignità di legge le soluzioni innovative in materia di relazioni industriali già sperimentate negli stabilimenti Fiat di Pomigliano e Mirafiori. Ma come per altre misure, ci sarebbe e ci sarà molto da aggiungere.
Tralasciando gli ulteriori punti della manovra, per esigenze di brevità, è ora di fare un bilancio.
Primo: il difetto fondamentale di questa manovra è nella tempistica. La maggioranza e il Governo hanno vivacchiato per oltre tre anni e sono arrivate ad essa sulla spinta di una situazione eccezionale. Berlusconi ha dichiarato che la manovra si è resa necessaria a causa della situazione internazionale: è vero esattamente il contrario. Se la situazione internazionale ha raggiunto momenti così drammatici e se la speculazione – come si dice – ha preso di mira l’Italia, è proprio per colpa del fatto che l’Italia non ha fatto al momento giusto ciò che doveva e poteva. Vi immaginate se una manovra di simile impatto fosse stata proposta – che so, anche un anno fa – dopo un lungo periodo di progettazione, riflessione e confronto politico sia all’interno del Governo e della maggioranza che nella dialettica con le opposizioni? Forse sarebbe stata organica, non avrebbe contenuto quei limiti di parzialità e non generalità qui segnalati, sarebbe stata cioè quella rivoluzione – non so se davvero e compiutamente liberale – più volte invocata anche su queste pagine, di cui la manovra di Ferragosto ha sporadici connotati. Insomma, la politica arriva sempre tardi, dopo. Se si pensa che solo poche settimane fa si è chiusa la manovra finanziaria, si deve – da ultimo – rimproverare al Governo di non aver saputo inserire neppure in o accanto a quel provvedimento misure più drastiche e tempestive, evitando di esporre il Paese a quanto dipoi è accaduto.
Secondo: le motivazioni delle misure sono dunque fasulle, perché l’emergenza e la drammaticità della situazione sono innanzitutto nel Paese, prima che fuori di esso. E’ l’ora che i politici capiscano nei fatti che la povertà di un Paese è soprattutto povertà di fiducia e di opportunità e che l’Italia è ormai alla frutta e tutto l’accanimento che si è accusato dall’esterno è dovuto alla constatazione che il Paese è divenuto un debitore potenzialmente insolvente e incapace di riscattarsi dal proprio immobilismo. E’ risibile anche la frase per cui l’intervento sui costi della politica sarebbe stato così congegnato a causa delle richieste dei cittadini. Ci voleva il sentore di un più aspro malcontento per avviare un qualche cambiamento?
Terzo: il Governo ha mostrato una volta di più di non saper precorrere i problemi, ma solo di arrancarvi nella rincorsa. Le opposizioni hanno mostrato ulteriomente tutti i loro limiti, con l’eccezione dell’Italia dei Valori. Va detto e non ho alcuna simpatia per Di Pietro e i suoi sodali, ma la sua concretezza e il suo pragmatismo mi hanno convinto, stavolta, molto più dei queruli brontolii di Bersani, che ha invano agitato lo spauracchio della contro-manovra del Pd. Eh già: se aveva una ricetta da proporre, perché non l’ha proposta? Chi l’ha detto che una forza di opposizione debba sempre agire di rincalzo al Governo, senza mai anticiparlo? Con quale credibilità si candiderà, nel 2013, a guidare il Paese, se neppure dai banchi dell’opposizione ha il coraggio di essere e di esistere?
Morale della favola: con tutti i limiti – sostanziali e di fondo – che ha, la manovra di Ferragosto è tardiva ma è pur sempre meglio di tutto quanto abbiamo sinora visto e ha la forza di trarci fuori dalle difficoltà, con un obiettivo comunque necessario: il pareggio di bilancio, nel 2013.
Tutta questa storia ci insegna soltanto una cosa: che il coraggio in politica avrebbe pagato, pagherebbe e paga, eccome, anche in termini di consenso. Berlusconi è politicamente finito perché ha immiserito l’azione di Governo in obiettivi piccoli e mai risolutivi. Oggi la manovra di Ferragosto gli restituisce un momento di luce, ma il destino politico del leader è segnato.
Il coraggio è in certo senso quella qualità umana per cui ci si accinge a fare ciò che si deve nel momento in cui si deve. Dovrebbe essere addirittura più presente nella navigazione della politica che in quella della vita, entrambe comunque non essendo – in definitiva – roba per nocchieri meschini, incerti e pavidi.
Paolo Marini

Sono del parere che occorra caambiare il “sistema”,quindi sono perfettamente d’ accordo con l’ autore del commento.Quanto al resto ,pensieri maligni mi evoca il vademecum “democratico” : che cioè tutto serva ( in primis l’ICI sui possessi vaticani ) per sviare l’attenzione dai vitalizi cumulabili della Casta ,dal numero assurdo ( confrontato con la classica pietra di paragone ,l’ Europa )dei “politicanti eletti”,con le poltrone e poltrocine ,enti grossi e piccoli e consulenti ad josa,giornali di partito ,rimborsi elettorali ,esenzioni ,sinecure facilitazioni ;e via dicendo…una fiume di denaro che scorre ,giorno dopo giorno ,verso le tasche dei soliti noti . Poveracci ,arriveranno mai loro a fine mese ??! In questa Repubblica fondata sul L A V O R O .
Io intanto aspetterei il voto del Parlamento. Gli italiani e soprattutto i loro rappresentanti sono talmente autolesionisti che potrebbero anche bocciare la manovra. Ovvero stravolgerla a colpi di emendamenti. Con buona pace di tutti.
Io credo che in questi casi drammatici, buona norna sarebbe il voto di fiducia. Ricordo Bettino Craxi quando pose la fiducia sulla manovra economica. Un governo difatti sulla questione economica o ha la fiducia o c’è una proposta diversa che chi la propone ha il dovere di attuare. Certamente non può essere attuata dagli sfiduciati!
Cosa doveva dire pensa libero, quelloche ha detto , ha criticato, ma non ha negato, è già una bella cosa, il balbettio di Casini Vendola e bersani si è visto nella loro inconsistente proposta, la fretta di liquidar eberlusconi, forse per mettere un Cariglia?,Non lo so, ma intanto prendiamoci stà manovra, le province saranno 29 e va bene , la prossima volta saranno altre 29, magari con la eliminazione di, ravenna ,forli cesena e una unica unità amministrativa a mo’ di regione romagna. e poi le dieci città metropoli che elimineranno le loro province. Roma ecc. ecc…………
C’ è anche un’altra proposta di eliminare tutte le province creando 36 regioni, si può discutere, perchè nessuno dibatte queste proposte? Pensano tutti a eliminare Berlusconi? E’ presto detto non hanno idee chiare e si vogliono sostituire all’establishmenta attuale.
…e poi auto blu liberalizzazioni di aziende pubbliche, liberalizzazione Rai al 40 % ecc. ecc. parliamo di cose concrete ed ancora pensioni, 65 anni alle donne subito!!!
Diminuzione di consiglieri regionali subito, enti regionali, mamma mia!!!
Accorpamento di comuni fino a 20.000 ( comunque non meno di 20.000) abitanti, hanno un senso per i servizi, mezzi meccanici, vigili urbani, scuole e asili nido e dell’infanzia, auto, cioè si avrebbero meno sprechi marginali.
In tutto questo silenzio sulle proposte , ma chiasso sulle lamentele, si vede la pochezza degli italiani non solo politici e dei siti che vogliono ammaestrare i loro lettori.
Ciao Pensa libero.
Sono pienamente d’accordo con quanto scritto limitatamente ” rebus sic stantibus” cioè posto di non voler entrare in alcun modo, nelle cause della crisi.
Volendo invece cercare le cause, questa crisi viene dalla pazzia USA di dichiarare guerra a fantasmi, arricchire immensamente i loro finanziatori, gettare quattro trilioni l’anno, circa tutto l’output creativo dell’occidente, a costruire armi per contrastare qualche migliaio di poveracci, ma continuamente rinnovantesi, perché da un serbatoio di un miliardo di uomini, che ci combattono contro a un dollaro al mese.
E noi scemi a leccargli il c.
Per gli ordini professionali, quello degli Avvocati cui sono iscritto, è una perfetta organizzazione Fascista.
A proposito degli “ordini” professionali, vogliamo (ri)cominciare a proporre una revisione generale su questi strumenti illiberali? Sottoponiamo al Governo che non intende sopprimerli per varie ragioni adducendo motivazioni ufficiali di carattere amministrativo, almeno l’idea di farli amministrare SOLO da coloro che a tali ordini NON sono iscritti e che pertanto NON possono esercitare la professione. Ciò per evitare una surrettizia concorrenza di mercato tra chi amministra l’ordine e chi è amministrato (ob torto collo) dall’ordine.
A suo tempo fu posto il quesito a Catricalà ravvisando in queste organizzazioni ordinistiche una concorrenza di fatto tra gli iscritti: è di tutta evidenza infatti che la visibilità (e quindi il potere che ne deriva) e l’attenzione che ha, ad esempio, il presidente dell’ordine dei giornalisti o dei medici o degli architetti (ecc.) è ben diversa da quella di un semplice iscritto anche se anziano. Ulteriori argomenti a sostegno certamente non mancano.
Proviamo a smontare dall’interno per piccole parti almeno il “funzionamento amministrativo” di queste “organizzazioni-auto referenziali”, chiedendo che i presidenti, i consiglieri e i vari mandarini che lavorano dentro gli ordini abbiano NULLA a che fare con l’esercizio professionale, onde evitare aspetti e opportunità di fatto concorrenziali: presidenze di commissioni di concorso, partecipazioni a gare, super consulenze, indicazioni di nominativi e quant’altro. (ri)cominciamo!
Ciao a tutti gli iscritti e costretti, Alessandro