
E’ emerso subito sulla scena con l’appellativo di berlusconiano, ma non solo, Matteo Renzi, il giovane sindaco di Firenze del PD (già presidente della medesima provincia) noto anche come ‘il rottamatore’ di Bersani e Rosy Bindi, nonché, con buona probabilità, dello stesso Vendola. Alla convention della sua corrente alla stazione Leopolda di Firenze, stigmatizzati da ‘Il Fatto Quotidiano’, molti gli ex dirigenti Mediaset dell’editoria, della televisione privata e Rai sotto l’egida di Berlusconi. Con loro, figure riconducibili a gruppi di potere ben collaudati, come Telecom, Mondadori, o rampolli della famiglia Mieli. Renzi ha momenti da motivatore emozionale, non tralasciando il tocco necessario a una kermesse, anche qui con un certo richiamo agli stilemi del Cavaliere. Per alcuni osservatori, assieme agli orientamenti emersi dai contenuti, l’aria potrebbe essere addirittura quella di una convention di centro-destra. Il 5 dicembre 2010, Renzi si era recato ad Arcore per un incontro personale, assai criticato, con Berlusconi. Sempre secondo ‘Il Fatto Quotidiano’, il 5 novembre 2011, alla manifestazione nazionale del PD a Roma, a Renzi viene rivolto l’appellativo di massone, così come a suo padre, da alcuni contestatori democratici, al che Renzi provvede ad allontanarsi prima dell’intervento di Bersani a causa delle commemorazioni da tenersi a Firenze per l’anniversario della morte di GiorgioLa Pira.
Durante il suo intervento alla kermesse della Leopolda, Renzi non ha mancato poi di ricordare uno dei cavalli di battagli della sua innovativa immagine politica, l’introduzione di un tetto retributivo annuo per i dirigenti, già realizzato nella sua passata stagione alla provincia, sul modello del più volte da lui citato Adriano Olivetti. Last but no least, Matteo Renzi si laurea nel 1999 in Giurisprudenza, con una tesi dal titolo ‘Firenze 1951-1956: la prima esperienza di Giorgio La Pira Sindaco di Firenze’. Ma quali vie possono unire Renzi,La Pira e Olivetti a un presunto berlusconismo, tale da suscitare in qualcuno, più o meno consapevolmente, esternazioni che lo vorrebbero massone, o a questa cultura accosto?
Il primo dato è quello relativo al padre di Matteo, Tiziano Renzi, che si vocifera membro della massoneria fiorentina come parte di quel blocco di quattromila fratelli circa del Pd, concentrati soprattutto in Toscana e nella città di Firenze. Siamo nelle supposizioni. Ma è ancora una volta il dato culturale, più che quello delle cronache, a permettere di ricostruire i nessi che renderebbero plausibile una simile filiazione. Non tra i più ricorrenti è forse oggi il nome di Giorgio La Pira, membro della Costituente e propugnatore dell’art, 2, intimo di padre Agostino Gemelli, celebre sindaco della ‘sinistra’ DC degli anni ’50 e ’60 della città di Firenze, e protagonista di una inusitata opera in campo internazionale che lo vide, al tempo, mediatore di pace tra America, Russia, Cina e Corea, palestinesi e israeliani, fino alla nomina, nel 1967, apresidente della Federazione Mondiale delle Città Unite. Ma soprattutto esempio di una alta ricerca spirituale intesa come realizzazione del Corpo mistico della Chiesa nella storia dell’umanità e in campo sociale e politico, tale da avviarne, nel 1986 sotto Woityla, la causa di beatificazione. Il cristianesimo di una personalità tanto ardente di spiritualità comeLa Pira, non deve tuttavia eludere da alcuni dati: tra i suoi principali amici di gioventù, e referente di un lungo carteggio, Salvatore Quasimodo, iniziato, all’età di soli 21 anni, il 31 Marzo 1922, nella Loggia “Arnaldo da Brescia” di Licata, la stessa di cui era già stato membro il padre. Zio e mentore della crescita diLa Pira è Luigi Occhipinti, massone convinto e anticlericale. E, a onor del vero, il nome di GiorgioLa Pira “membro del rito di York” e ‘fraterno’ amico di Quasimodo è indicato nel bollettino della Loggia Giordano Bruno all’Oriente di Ferrara, regolarmente riconosciuta dal Grande Oriente d’Italia. Una svista, forse, che non può ledere l’immagine fortemente cattolica diLa Pira, il cui fervore per una concezione trans-nazionale della politica, e per un federalismo a livello mondiale, dovrebbero però indurre ad una più attenta riflessione, almeno sulle sue matrici culturali. Non rari nelle sue giunte, in quegli anni ’50 in cui non godevano di grande tolleranza da parte della DC, anzi vittime di vero e proprio ostracismo, uomini della Massoneria, a comporre il quadro complesso di un uomo senz’altro di forte passione spirituale unita alla politica, e più volte dalla stampa paragonato, con il curioso appellativo di ‘illuminato’, alla figura di un altro dei prediletti da Renzi, Adriano Olivetti. Non è certo qui possibile un ritratto a tutto tondo di Olivetti per chi non ne conosca la complessità e l’opera; importa dire che alcune componenti per così dire esoteriche, legate principalmente ad un interesse di Olivetti per l’opera di Rudolf Steiner, risultano incontrovertibili ai suoi biografi, primi fra tutti Geminello Alvi e Valerio Ochetto, che ne danno chiari riferimenti, insieme ad altri relativi ai titoli della sua biblioteca, e alla costante attenzione dell’industriale di Ivrea per discipline come i tarocchi, l’astrologia, l’I-Ching. Apparentato culturalmente all’èlite fabiana anglosassone di matrice para-massonica, su un articolo di ‘Avvenire’ a Olivetti si accredita addirittura “un ricco sostrato di suggestioni cabalistiche, magiche e soprattutto apocalittico-giovannee”, nonché “numerologiche”, tale da sospettare anche per lui, come già per don Luigi Verzé nel suo San Raffaele, l’esistenza di una sorta cerchia interna ben dissimulata da una più esterna, razionalista e tecnologica per ciò che concerneva l’ufficialità dell’azienda. Non solo, ma un libro di Sandro Bondi dal titolo ‘Il sole in tasca’, uscito nel 2009 e interamente dedicato ad una entusiasta comparazione di Adriano Olivetti con Berlusconi, richiama per entrambi il comune dato steineriano, lasciando intravedere sin dal titolo frammenti di una spiritualità sottesa di un certo sapore sapienziale. Tale da riflettersi nelle tracce di una cultura ermetica anche questa soggiacente e per così dire ‘interna’, secondo Bondi, all’immagine tecnocratica e tutta mondana del berlusconismo, considerato anche qui, del resto, altrettanto foriero di una nuova stagione ‘illuminata’.
A partire da Renzi, e passando per La Piraed Olivetti, si lambiscono insomma luoghi contrassegnati da una concezione effettivamente spirituale della società e della storia, caratteristica certo imprescindibile della Massoneria quale ordine iniziatico per definizione. E che finiscono per ricondurre a Silvio Berlusconi e al suo entourage, anche se, per quanto sin qui si può dire, nel novero di incroci provvisori, parallelismi, possibili coincidenze. Resta per il leader dei rottamatori, senz’altro più che per Olivetti, la strenua ammirazione per La Pira, a cui il giovane sindaco di Firenze ritiene senz’altro di ispirarsi nel suo mandato. Con un’altra curiosa coincidenza, o con un incrocio chissà come e quanto mai provvisorio. Nel ricordare gli anni di gioventù con Quasimodo e La Pira, un altro di quel gruppo, Salvatore Pugliatti, futuro rettore dell’Università di Messina, in un’intervista su Avvenire ricorda: “Leggevamo Dante, Platone, la Bibbia, Tommaso Moro e Campanella, Erasmo da Rotterdam e gli scritti russi, specialmente Dostoevskij, ma ci incantava anche Andreiev e Massimo Gorki con i suoi romanzi sociali […] che a poco a poco divennero i nostri numi”. Nulla da commentare di per sé, tranne che ritrovarsi a sfogliare ‘Una storia Italiana’ di Silvio Berlusconi e, a proposito delle letture preferite del Cavaliere, leggere testualmente “Dante, Platone, Sant’Agostino, Meister Eckhart, i mistici medievali, Erasmo da Rotterdam: ecco i suoi autori preferiti”, proseguendo col renderci note alcune delle pubblicazioni della sua stessa casa editrice, tra cui immancabili ‘L’Utopia’ di Tommaso Moro e ‘La Città del Sole’ di Campanella.
Verrebbe quasi da curiosare nella biblioteca di Matteo Renzi. A patto di essere certi di trovarsi a casa sua e non, per sbaglio o fortuita coincidenza, in quella di La Pira, Olivetti o Berlusconi.

Articolo ben scritto e lodevole, anche se a doppio taglio, ad esempio per lo spiritualismo che non mi pare possa ricavarsi da Steiner e dai suoi adepti. La rincorso al misterico non garantisce per questo la rincorsa allo spirituale. Più calzante il discorso iniziatico cattomassonico, ed è giusto sceverarne l’ingenuità quasi da figurine Panini. Ma allora approfondiamo le riserve sul mito dell’imprenditoria “illuminata” di Olivetti e delle “città sul monte” di La Pira, entrambi responsabili di una modernità buona , molto astratta e scolastica. Per non parlare di due generazioni di neofiti di Olivetti e La Pira che presero in mano cultura e politica con risultati molto deludenti. E a Renzi che dire? “Provaci ancora Sam, ma è salsa vecchia!”