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Mattarella: “Ora e sempre resistenza”

Il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, ai rappresentanti delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma, ricevuti il 24 aprile pomeriggio al Colle, ha consegnato una riflessione centrale sul 25 aprile: “La Liberazione, pagina fondante della Repubblica, acquisisce un valore ancora più alto in un contesto segnato da guerre, diritti calpestati e sopraffazioni provocate da chi si ritiene, peraltro, provvisoriamente, il più forte, tanto da imporre la sua legge”.

di Salvatore Rondello | 28 Aprile 2026

Il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, ai rappresentanti delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma, ricevuti il 24 aprile pomeriggio al Colle, ha consegnato una riflessione centrale sul 25 aprile: “La Liberazione, pagina fondante della Repubblica, acquisisce un valore ancora più alto in un contesto segnato da guerre, diritti calpestati e sopraffazioni provocate da chi si ritiene, peraltro, provvisoriamente, il più forte, tanto da imporre la sua legge”.
Un incontro di rito che ha preceduto il giorno dell’81mo anniversario della Liberazione, onorando il sacrificio di chi ha combattuto l’oppressione nazifascista e il regime per far nascere la democrazia italiana. Sergio Mattarella ha ricordato: “La lotta per la Liberazione segna il riscatto morale e civile di un popolo che, nella Resistenza, espresse la forza e la capacità di affermare i valori di libertà, giustizia, pace, democrazia”.
Dopo gli interventi del Generale Paolo Gerometta, presidente del Consiglio Nazionale permanente delle Associazioni d’Arma, del Presidente della confederazione Italiana fra le Associazioni Combattentistiche e Partigiane, Claudio Betti e del Sottosegretario alla Difesa, Isabella Rauti, il Capo dello Stato insiste a più riprese sul dovere di trasmettere alle nuove generazioni quel patrimonio vivo di valori che sono alla base della Resistenza e della nostra Costituzione. Il Presidente della Repubblica ha ribadito: “Valori che non sono soltanto il frutto di una stagione storica, ma costituiscono il fondamento della nostra convivenza civile e della presenza dell’Italia nel contesto internazionale. La libertà, lungi dall’essere un “bene acquisito”, al pari della pace, in Italia è stata ottenuta a caro prezzo e questo, ci richiama rigorosamente, ogni giorno, alla responsabilità di difenderla e rinnovarla. Da qui, il fermo rifiuto di ogni forma di sopraffazione e di ogni deriva totalitaria, a prescindere dalla matrice ideologica o religiosa che la ispira”.
Mentre la macchina propagandistica di Mosca continua ad attaccare le massime cariche dello Stato italiano, Mattarella invita: “Rendersi conto di come il prevalere della legge imposta da chi si ritenga provvisoriamente più forte è destinato a seminare lutti e distruzioni, arrivando a innescare conflitti permanenti, di barbarie nella vita internazionale. In molte, troppe parti del mondo, uomini, donne e bambini vivono contesti di guerra, spesso sotto il giogo di regimi autoritari, privati dei diritti fondamentali, della libertà di espressione, della possibilità di scegliere il proprio destino, scenari scandalosi, dove la dignità umana viene calpestata e la violenza di guerre ingiustificabili colpisce indiscriminatamente i civili. E dove il diritto internazionale viene apertamente violato e quello umanitario disatteso. Le sofferenze di questi popoli colpiscono profondamente e ci ricordano quanto sia prezioso ciò che abbiamo conquistato, ancora una volta, l’impegno dell’Italia per la pace, il rispetto dei diritti umani e la costruzione di società più giuste. Nonché l’impegno a custodire, con le associazioni presenti, una memoria condivisa e sempre viva dei valori fondanti della Repubblica. Nella consapevolezza che questi ultimi non sono al riparo dalla dissennatezza dei nostri tempi. E che servono consapevolezza e impegno per preservarli intatti, oggi e domani”.
Si è conclusa il 25 aprile, in mattinata la cerimonia solenne all’Altare della Patria per l’81° anniversario della Liberazione. L’evento ha avuto inizio con l’arrivo del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, accolto dal Ministro della Difesa Guido Crosetto. Alla presenza delle massime cariche dello Stato, tra cui i presidenti di Senato e Camera, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, e la premier Giorgia Meloni. Il Capo dello Stato ha proceduto alla tradizionale deposizione di una corona d’alloro in omaggio ai caduti. Dopo il momento del silenzio e il rito della corona, il Presidente ha salutato le autorità militari e i rappresentanti delle Associazioni combattentistiche e d’arma presenti in piazza Venezia. Conclusi gli impegni nella Capitale, il Capo dello Stato ha lasciato Roma per dirigersi a San Severino Marche, per proseguire le celebrazioni ufficiali della giornata.
Giorgia Meloni ha detto: “Oggi ci ritroviamo nelle parole del Presidente della Repubblica e rinnoviamo il nostro impegno affinché il 25 aprile sia ‘un momento di riflessione collettiva e di coesione nazionale’. È un auspicio che facciamo nostro, perché è dalla concordia e dal rispetto per l’altro che la nazione può trarre rinnovato vigore. Oggi l’Italia celebra l’ottantunesimo Anniversario della Liberazione. Il popolo italiano ricorda uno dei momenti decisivi della propria storia: la fine dell’occupazione nazista e la sconfitta dell’oppressione fascista, che aveva negato agli italiani libertà e democrazia. Oggi celebriamo i valori scolpiti nella Costituzione repubblicana, che hanno permesso all’Italia di diventare quello che è e che le viene riconosciuto da tutti: una nazione forte e autorevole, protagonista sullo scenario europeo e internazionale. Oggi, in un’epoca scossa da guerre e minacce sempre più insidiose ai sistemi democratici, torniamo a ribadire che l’amore per la libertà è l’unico vero antidoto contro ogni forma di totalitarismo e autoritarismo. In Europa e nel mondo”. Belle parole quelle di Giorgia Meloni prese in prestito dal Presidente Mattarella. Però, se osserviamo i fatti di Giorgia Meloni, ci accorgiamo che parlano un’altra lingua.
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, arrivato a San Severino Marche, ha detto: “Ora e sempre  Resistenza. Libertà e giustizia non conoscono confini. La  pace  come diritto di ogni popolo. Lo scrittore statunitense William Faulkner, Premio Nobel per la letteratura nel 1949, ammoniva, nel suo ‘Requiem per una monaca’ che ‘il passato non è mai morto, non è neanche passato’. Ciò che è accaduto non svanisce ma vive nelle conseguenze che ha prodotto. Il passato ha plasmato il presente. Ecco perché per la Repubblica vale l’impegno che esorta: ora e sempre Resistenza! A combattere con quelli italiani, come abbiamo ricordato, c’erano partigiani di molte nazioni, perché libertà e giustizia sono cause che non conoscono confini. E a esse non possiamo essere indifferenti. Così come, a unire popolazioni e Resistenti, in ogni Paese, era la comune aspirazione alla pace. Le dittature che avevano scatenato il Secondo conflitto mondiale avevano fatto della retorica della guerra un valore. Contro il loro disegno, dai morti tra la popolazione civile, dai militari caduti, dalle vittime dei campi di concentramento, si levava, e si leva, una sola invocazione: pace. Pace per ogni persona. Pace come diritto di ogni popolo. Pace per ogni Paese. Questo il senso della Resistenza. Opporsi alla violenza dell’uomo sull’uomo. Fu per rispondere a questo accorato appello che la comunità internazionale progettò, con l’Onu, di ambire a liberare il mondo dall’incubo della guerra e, con il disegno dell’unità europea, di liberarne il nostro continente. Da San Severino Marche, segnata dalle prove del sisma di dieci anni or sono, dalle recenti alluvioni, si conferma la volontà di risorgere. La Repubblica è grata alla gente delle Marche per il contributo che ha dato alla sua fondazione e al suo svilupparsi. Viva la Liberazione, viva la Repubblica”. Peccato che i principi di Pace riconosciuti dall’Onu non sono attuati.
Elly Schlein ha celebrato il 25 Aprile a Sant’Anna di Stazzema. Parla della “grande emozione” e del “grande onore” per il quale ringrazia il sindaco, Maurizio Verona.
Commemorando “l’eccidio brutale compiuto qui da nazisti e dai fascisti ai danni della popolazione civile inerme: 560 persone uccise con una premeditazione brutale e nel modo piu’ efferato, e, tra questi, 130 bambini”, la segretaria Pd, ha anche incontrato alcuni dei superstiti. Poi ha osservato: “La giornata di oggi non è solo un momento in cui commemorare le stragi nazifasciste e chi ha fatto la Resistenza per consentirci di vivere in libertà e democrazia, ma anche per chiederci cosa possiamo fare noi per essere all’altezza di questo ricordo e di questa memoria, che va tramandata, va preservata, deve passare dalle scuole, dalla cultura. Il frutto del 25 Aprile è anzitutto la nostra Costituzione antifascista, questo l’ha ricordato anche il Presidente Mattarella, e dobbiamo far vivere quella Costituzione ancora oggi, anche nelle parti in cui ancora non è attuata, in cui ancora alcune cittadine e cittadini la sentono distante. Perché quel diritto alla Salute ancora non sentono che sia garantito, perché quel diritto al Lavoro dignitoso e a una retribuzione equa e dignitosa ancora non è garantito. Questo è il lavoro che noi dobbiamo fare oggi per essere all’altezza di quella memoria, assicurare che i diritti sanciti dalla nostra meravigliosa Costituzione nata dalla Resistenza arrivino davvero a tutte le cittadine e tutti i cittadini perché il 25 Aprile è davvero la festa fondativa della Repubblica ed è di tutte le italiane e di tutti gli italiani”. Speriamo che Schlein si ricordi anche del dimenticato art. 46 della Costituzione e della sua attuazione per costruire una democrazia economica.
Anche il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha affermato: “Il 25 aprile ricordiamo con profonda gratitudine quella generazione di italiani, civili e militari, che ci ha restituito la libertà con grande valore e sacrificio, e che ci ricorda ciò che siamo oggi come Nazione e come comunità. Quello che rende straordinaria la Festa della Liberazione è proprio questo: il fatto che sia nata da scelte difficili, pericolose, compiute in contesti diversi ma unite da uno stesso senso di responsabilità. Fu un impegno diffuso e silenzioso, fatto di volti, storie, gesti concreti; un percorso corale di lotta al nazi-fascismo che allora opprimeva la nostra Patria e molte Patrie dell’Europa, che ha reso possibile la rinascita dell’Italia come Paese libero e democratico, da cui è poi scaturita la Costituzione repubblicana. Un Paese, il nostro, che oggi è parte fondante dell’Unione europea e attore di primo piano nella scena internazionale”.
Il presidente della Camera dei Deputati, Lorenzo Fontana, ha detto: “Nel giorno dell’anniversario della Liberazione dal nazifascismo, rendiamo omaggio a donne e uomini che, spesso a costo della vita, hanno contribuito a restituire all’Italia la libertà, da culture differenti, hanno saputo unirsi per il bene comune. Le loro storie ci richiamano oggi alla responsabilità di difendere e custodire ogni giorno la democrazia, nel rifiuto di ogni forma di totalitarismo e nella promozione della diplomazia e della pace”. Ma, non bastano le parole, bisogna essere anche coerenti con i fatti che suonano diversamente.
Matteo Salvini si è sprecato celebrando su X il 25 aprile con queste parole: “Contro ogni dittatura e ogni regime, nazifascista, comunista o islamista, ora e sempre. Per la libertà, ora e sempre. Grazie a chi ha donato la vita per salvare altre vite”. Sappiamo tutti che anche Lui con i fatti parla un’altra lingua.
Come sappiamo, il 25 aprile rappresenta per l’Italia la Festa della Liberazione, una data fondamentale che commemora la fine dell’occupazione nazifascista nel 1945. In quel giorno, il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI) proclamò l’insurrezione generale in tutti i territori ancora occupati, ordinando ai partigiani di attaccare i presidi nazisti e fascisti. Le città di Milano e Torino furono liberate dai combattenti della Resistenza, anticipando l’arrivo definitivo delle truppe alleate.
Questa ricorrenza non è solo una celebrazione militare, ma il simbolo della rinascita della democrazia e della libertà nel nostro Paese. Fu istituita ufficialmente come festa nazionale nel 1946 per onorare il sacrificio di chi lottò contro la dittatura, unendo persone di ogni orientamento politico sotto un’unica bandiera.
Il 25 aprile segna una data che ogni anno rinnova il ricordo di chi ha lottato per la libertà e la democrazia. Le celebrazioni, che si sono svolte in diverse città italiane, sono state momenti di riflessione collettiva, ma anche di confronto politico, con cortei che, come accaduto negli anni precedenti, sono stati segnati da polemiche e momenti di tensione.
A Roma, le celebrazioni sono iniziate con il tradizionale omaggio alle Fosse Ardeatine, seguito dalla deposizione di una corona d’alloro all’Altare della Patria da parte di Mattarella e altri esponenti istituzionali, tra cui la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Il corteo antifascista è partito da Porta San Paolo ha attraversato il cuore della città, con una partecipazione molto alta e un’atmosfera di grande riflessione storica. Tuttavia, proprio in occasione di questo corteo, non sono mancati momenti di forte tensione. Alcuni gruppi di manifestanti hanno cercato di interrompere la marcia, contestando le presenze politiche e i simboli associati a determinate ideologie. La polizia è intervenuta per separare i manifestanti, ma gli scontri verbali hanno infiammato il dibattito pubblico. A Parco Schuster, dove il corteo si è concluso, un episodio di aggressione ha coinvolto Matteo Hallissey, presidente di Più Europa, che è stato soccorso dopo essere stato colpito dallo spray al peperoncino. Questo incidente ha evidenziato le difficoltà di mantenere un clima di unità durante la commemorazione di un evento così significativo per la storia italiana. Sempre a Roma un uomo ha sparato alcuni colpi, probabilmente con un’arma ad aria compressa, e ha ferito due persone: un uomo alla mano e al collo, e la moglie alla spalla. I due indossavano due fazzoletti dell’Anpi, l’Associazione nazionale dei partigiani italiani. Continuano a non esserci informazioni su chi sia la persona che ha sparato né sulle sue ragioni, e la polizia la sta ancora cercando. Il tutto è successo nel primo pomeriggio in via delle Sette Chiese, vicino al parco Schuster, nel quartiere Ostiense, nella parte sud della città. Secondo le informazioni disponibili, l’uomo che ha sparato avrebbe raggiunto i manifestanti a bordo di uno scooter di colore chiaro, con un casco integrale che gli copriva la faccia e un giubbotto in stile militare. A quel punto avrebbe sparato tre colpi a circa dieci metri di distanza dalle persone che stavano manifestando. Le due persone colpite non sono state ferite in maniera grave e sono state medicate sul posto. Senz’altro, un avvertimento dimostrativo senza precedenti.
Milano ha visto una grande partecipazione al corteo del 25 aprile, ma anche qui le divisioni politiche sono state evidenti. Un gruppo di militanti del Carc ha preso posizione all’inizio del corteo, esprimendo dissenso per la presenza della Brigata Ebraica. I manifestanti hanno gridato “Fuori i sionisti dal corteo”, un’espressione che ha generato uno scontro diretto con le forze dell’ordine, costrette a intervenire per permettere la partenza del corteo. Questo episodio ha sollevato forti polemiche, con la Brigata Ebraica che ha ribadito la propria posizione storica di lotta contro il nazifascismo, ricordando che il 25 aprile è una giornata che celebra la Resistenza e la fine della dittatura fascista. Nonostante l’incidente, il corteo milanese ha proseguito pacificamente, con una grande partecipazione popolare.
Oltre a Roma e Milano, in molte altre città italiane si sono svolti cortei e manifestazioni in occasione dell’81° anniversario della Liberazione. A Genova, per esempio, la sindaca, Silvia Salis, ha partecipato al corteo con un messaggio di unità e di continuità nella lotta contro ogni forma di fascismo e totalitarismo. A Trieste, un corteo promosso da Trieste Antifascista ha portato in piazza centinaia di persone che hanno ricordato il sacrificio di chi ha lottato contro l’oppressione. In molte manifestazioni è stato ribadito il valore della Resistenza e il rifiuto di qualsiasi forma di autoritarismo. I cortei hanno visto la partecipazione di diverse sigle politiche, sindacati e organizzazioni civili, che hanno sfilato insieme per celebrare i principi di democrazia e libertà.
Quest’anno, più che mai, il 25 aprile è stato un’occasione per riflettere non solo sulla storia della Liberazione, ma anche sul presente del nostro Paese. Come sottolineato dal ministro della Cultura, Alessandro Giuli, il 25 aprile deve essere visto come un patrimonio condiviso che va trasmesso alle nuove generazioni. Nonostante tutto, il 25 aprile rimane una data fondamentale per il nostro Paese, una giornata in cui è necessario fermarsi a riflettere sul significato di libertà, giustizia e democrazia. Belle parole, ma il taglio dei fondi destinati alle associazioni della Resistenza voluto dallo ministero della Cultura parlano un’altra lingua.
In realtà, la politica di questo governo, che fa sfoggio di ipocrisie mascherate, vorrebbe cancellare l’antifascismo come valore fondante della nostra Costituzione repubblicana. Una volontà che trova riscontro nelle manifestazioni neofasciste svolte a Dongo e a Predappio inneggianti a Mussolini, alla manifestazione razzista capeggiata da Vannacci a Napoli, ed ai numerosi atti vandalici che hanno danneggiato diversi monumenti, steli e targhe presenti in tutta Italia per ricordare i martiri della Resistenza. Un clima sempre più preoccupante in cui il silenzio del Governo è assordante.

Salvatore Rondello

Mattarella: “Ora e sempre resistenza”
Pubblicato in : Editoriale

Info Salvatore Rondello

Salvatore Rondello è nato a Trapani il 11 luglio 1954. Dal 1982 vive e lavora a Roma.
Dopo aver conseguito la maturità con il massimo dei voti, ha proseguito gli studi in economia e commercio presso l’Università degli Studi di Venezia “Ca’ Foscari”.
Studioso di problematiche sociali, economiche e politiche con particolare attenzione alle tematiche del credito, del welfare e del mercato del lavoro, ha organizzato diversi convegni ai quali sono intervenuti importanti personalità del mondo accademico, politico e sindacale.
Opinionista, consulente artistico e poeta, ha coordinato diversi dibattiti culturali tra i quali sono annoverati diverse presentazioni di nuove pubblicazioni librarie.
Alcuni suoi scritti sono stati pubblicati in diverse riviste e quotidiani. Da settembre 2016 collabora con la Redazione del quotidiano “Avanti on line”.
Nel febbraio 2015 pubblica per Aletti Editore la raccolta di poesie “Vagazioni” classificata finalista nella II edizione del Premio Internazionale “Salvatore Quasimodo”.
Si è sempre battuto socialmente per la tutela del patrimonio artistico e naturale, per la diffusione della cultura, per la difesa Resistenza dei diritti umani e dei valori della Costituzione della Repubblica Italiana nata dalla Resistenza.

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