Merita di andare ad occupare una nuova nicchia nella improponibile ma reale galleria, tra il collega di medicina, Scilipoti e di piccole furbizie, Razzi.
Mai abbiamo ritenuto che Marino fosse una risorsa per Roma. Pur tuttavia nemmeno che arrivasse a minarsi con tanta alacrità funzione e immagine: troppo giocosamente indifferente alle responsabilità che il ruolo di sindaco prevede e intempestivo escursionista dai tempi lunghi, sordo ad ogni richiesta di rientro. Pessimo automobilista con la panda rossa collocata dove pareva più conforme alle proprie esigenze e refrattario a regolare le contravvenzioni accumulate. Tanto collerico quanto infelice con quel “tornate nelle fogne” rivolto alla destra romana che ne reclamava le dimissioni, anticipando peraltro una richiesta poi fattasi corale.
Già ai tempi dell’Università di Pittsburgh aveva pasticciato con un occhio di riguardo per se maneggiando le note spese. Nonostante la mala figura negli Usa ha voluto sfruculiare coi rimborsi anche i contabili della gestione romana. Dagli esponenti della comunità di Sant’Egidio all’ambasciatore del Vietnam ha tirato in ballo commensali sfamati nell’interesse della capitale per propiziare investimenti e concordare iniziative. Quando i riscontri sono partiti, le smentite sono fioccate. I menzionati di rango non si sono mai accompagnati al medesimo desco col sindaco che in verità lo condivideva con la consorte.
Dal Papa al suo stesso partito tutti l’hanno sconfessato e poi mollato senza troppi riguardi. “Va tutto bene!” dichiara comunque, perché Marino Prof. Ignazio è tipo che non si ricrederebbe nemmeno a spintoni. Eufemisticamente poco umile, ha una percezione smisurata dell’ego, riluttante a dar retta agli interlocutori, incontenibile villano quando indirizza a chi dissente “connetta quei due neuroni che ha”. E’ indubbio che in questi due anni un qualsiasi frescone avrebbe posto maggior accortezza evitando di mettersi in mostra indifferentemente in patria e all’estero. Intuendo quando è assai più profittevole, non solo per se stesso, tacere e defilarsi in luogo di sproloquiare e di contar frottole.
Eppure straordinario e imbattibile fino alla fine: le dimissioni le ha date con riserva. Si è concesso venti giorni per decidere, sottolineando didatticamente che non è una sua astuzia, ma è la legge che lo prevede. Ancora persuaso che avrebbe potuto continuare a scaldare la sedia in municipio, se solo quegli assessori non si fossero dimissionati impoverendo quantitativamente la sua giunta. Un epilogo che s’è cercato con una ostinazione pari alla sua incoercibile spocchia. Merita di andare ad occupare una nuova nicchia nella improponibile – ma non in Italia – galleria messa in piedi dai tanti scalcinati politici nostrani. Poiché Marino potrebbe incarnare la sintesi, farebbe la sua figura tra Scilipoti, lo sprovveduto con una missione indefinita da compiere, peraltro collega in medicina, e Razzi il manifesto italico furbastro non privo di solitaria autocomprensione.

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