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Majorino spinge per le primarie: il Pd milanese apre la partita del candidato sindaco

Pierfrancesco Majorino accelera. Mentre nel centrosinistra milanese si comincia a discutere della scelta del futuro candidato sindaco, il capogruppo del Pd in Regione Lombardia lancia un messaggio chiaro: le primarie devono tornare al centro del percorso. Uno strumento di partecipazione, ma anche – tra le righe – il campo su cui Majorino si sente più forte. «Le primarie — ha detto — sono una bellissima occasione per decidere con decine di migliaia di elettori e attivisti la persona da candidare, ma sono anche una grande occasione per confrontarsi sulle idee e ricostruire una connessione sentimentale forte con il popolo del centrosinistra milanese che è assai smarrito, perché, è inutile nascondercelo, sono stati mesi duri».

di Luca Rampazzo | 28 Ottobre 2025

Pierfrancesco Majorino accelera. Mentre nel centrosinistra milanese si comincia a discutere della scelta del futuro candidato sindaco, il capogruppo del Pd in Regione Lombardia lancia un messaggio chiaro: le primarie devono tornare al centro del percorso. Uno strumento di partecipazione, ma anche – tra le righe – il campo su cui Majorino si sente più forte.

«Le primarie — ha detto — sono una bellissima occasione per decidere con decine di migliaia di elettori e attivisti la persona da candidare, ma sono anche una grande occasione per confrontarsi sulle idee e ricostruire una connessione sentimentale forte con il popolo del centrosinistra milanese che è assai smarrito, perché, è inutile nascondercelo, sono stati mesi duri».
Un messaggio che va ben oltre la rivendicazione procedurale: le “primarie aperte e senza confini”, come le definisce lui, diventano la cornice ideale per misurare consenso, identità e leadership.

Una mossa che, secondo più di un osservatore, punta a mettere all’angolo il principale competitor interno, l’ex assessore Filippo Calabresi, considerato vicino all’area riformista del partito e più legato a una logica di accordo tra vertici. Le primarie, al contrario, favorirebbero chi può contare su un radicamento diffuso tra iscritti e simpatizzanti: terreno su cui Majorino, reduce dalla candidatura alle Regionali, ha costruito la propria rete.

Nel frattempo, Italia Viva si muove con cautela, lasciando aperte tutte le opzioni. «Le primarie sono sempre state positive per la città e per la coalizione — ha commentato Ivan Scalfarotto, presidente provinciale di Italia Viva Milano metropolitana — ma non devono diventare un totem. Se dovesse emergere un candidato unitario, è chiaro che le primarie avrebbero poco senso». Una formula che suona come un tentativo di riaprire il gioco, magari trovando una figura condivisa che eviti la conta nei gazebo.

E Azione? Per ora tace. Ma il silenzio non equivale a disinteresse: il partito di Carlo Calenda, che a Milano vanta un elettorato urbano e moderato decisivo per il centrosinistra, dovrà presto chiarire se intende partecipare al percorso o restare alla finestra. O accettare il corteggiamento di Forza Italia, magari…

Intanto, nel Pd milanese, la parola “primarie” torna a circolare con forza. Non solo come rito di partecipazione, ma come strumento per decidere chi guiderà la prossima sfida di Palazzo Marino — e, forse, per definire i nuovi equilibri interni del partito.

Luca Rampazzo

Pubblicato in : EditorialeTag: campo largo, candidato sindaco, comunali 2027, Majorino, pd, primarie centrosinistra, sindaco Milano

Info Luca Rampazzo

Luca Rampazzo, giornalista, laureato in giurisprudenza, è un imprenditore digitale, AD e cofounder di Leotech, libero professionista nel settore della comunicazione, copywrighter, commerciale e addetto stampa. Editorialista di “Milano Post” e “PensaLibero.it”. Nel tempo libero appassionato di politica e di cultura economica. Tutelato dal WWF in quanto liberista e conservatore, sogna un giorno di poter uscire dalla riserva in cui viene protetto in questo paese dove il liberismo viene trattato gratuitamente dal SSN.

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