Metonimia dal suono nostalgico, e di certo il riferimento non è all’iniziativa dei giorni scorsi che, per tradursi come una manifestazione contro Salvini, ha finito per coinvolgere i soliti noti. Il fuoco è sull’assemblea del Partito democratico che ancora una volta non ha deciso nulla se non una proroga a tempo determinato per il segretario Martina. Per il resto si è rimandato tutto all’anno prossimo in previsione di nuove primarie. Di nuovo però non c’è nulla. Il Pd è incapace di arrivare a un sintesi, i valori che hanno per decenni caratterizzato la sinistra continuano ad essere sacrificati sull’altare delle correnti e delle vecchie logiche di un partito ormai stantio con sempre meno appeal e consensi. Perché se le Primarie un tempo sono state una buona idea, oggi andrebbero riconsiderate alla luce di come la società civile e il modo di fare politica siano in questi anni cambiati. Forse, bisognerebbe arrendersi al fatto che non sempre si può mettere pezze e rattoppi e che per costruire bisogna radere al suolo. Oggi il nostro Paese ha un governo Cinque Stelle e Lega senza alcun tipo di opposizione. La sinistra è ridotta all’ombra del ricordo di ciò che è stata. I sistemi partito in molte nazioni sono arrivati al collasso e sempre dalle macerie è nato qualcosa di nuovo. Qui il paradosso è che molti di quelli che hanno indossato la maglietta rossa sono gli stessi che nelle urne hanno votato i Cinque stelle per protesta o perché incazzati con il Pd e oggi si ritrovano Salvini che fa il bello e il cattivo tempo.
Roberto Caputo

Il rosso è il colore del socialismo.
Non vedo socialisti fra i radicalch della sinistra.
Il Pd potrebbe benissimo sciogliersi.
Per fortuna se lo filano da tempo in pochi.
Non mi pare ad ogni modo che Gad Lerner o la Bindi, che indossavano certe magliette, abbiano votato 5 Stelle.