
Il presidente francese Emmanuel Macron ha scelto di opporsi, in sede ONU, a possibili azioni militari nello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi strategici più delicati per gli equilibri energetici globali. Una decisione che arriva in un momento di forte tensione internazionale e che apre interrogativi non solo sul piano geopolitico, ma anche su quello interno. Dietro la mossa dell’Eliseo si intravede infatti anche una logica politica. Con le elezioni all’orizzonte e una destra in crescita nei sondaggi, Macron sembra voler riconquistare consenso presso un elettorato sempre più preoccupato per il caro energia e il costo della vita. In questo contesto la crisi energetica globale rappresenta al tempo stesso una minaccia e un’opportunità: da un lato alimenta l’incertezza, dall’altro offre al presidente francese lo spazio per riaffermare un ruolo di leadership. La Francia, in quanto membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite con diritto di veto, ha scelto di allinearsi a Russia e Cina nel respingere l’ipotesi di un intervento militare nello Stretto. Una posizione che se da un lato rafforza il dialogo con queste potenze, dall’altro segna una distanza rispetto alla linea più interventista sostenuta dagli Stati Uniti. Sul piano energetico la posta in gioco è altissima. Garantire la sicurezza dei traffici nello Stretto significa evitare ulteriori impennate dei prezzi di petrolio e gas, che già pesano su famiglie e imprese europee. In questo senso la scelta di Macron può essere letta come un tentativo di difendere gli interessi economici nazionali ed europei, cercando al contempo di ridurre le tensioni internazionali. Non manca, tuttavia, una dimensione più ampia di politica estera. Il presidente francese, già protagonista di un dialogo diretto con Mosca alla vigilia dell’invasione dell’Ucraina, sembra ora voler riaprire canali diplomatici con il Cremlino. Un segnale che potrebbe preludere a un ripensamento, almeno parziale, delle dinamiche sanzionatorie che negli ultimi anni hanno inciso profondamente sugli equilibri energetici del continente. Resta però una domanda di fondo: si tratta di una scelta dettata da una visione strategica di lungo periodo o di una mossa tattica in vista delle prossime elezioni? In un contesto internazionale sempre più instabile, la linea di Macron appare come un tentativo di conciliare realpolitik e consenso interno, con l’obiettivo di garantire stabilità economica e politica alla Francia e, più in generale, all’Europa.
Angelo Santoro

Lascia un commento