La vicenda del governo pentaleghista ha imboccato inesorabilmente la sua china discendente. Ma potrebbe ancora durare a lungo per mancanza di alternative e per la paura di nuove elezioni. Le temono i 5 Stelle, in fortissimo calo nei sondaggi e nei voti reali scanditi dalle elezioni consecutive in Abruzzo, Sardegna e Basilicata. Le teme anche la Lega, che, se pure non punita dal voto, potrebbe trovarsi ad affrontare una situazione politica assai meno semplice di oggi e con interlocutori meno “raggirabili” rispetto a Di Maio e Toninelli.
Il bilancio è sorprendentemente simile a quello di Matteo Renzi: certe differenze sono dovute alle diverse circostanze e alle storie personali tutt’altro che simili. Entrambi i governi, quello di Renzi e quello pentaleghista furono salutati con benevolenza e speranza. Tanto da registrare un consenso ragguardevole. Quello di Renzi reale, a suon di voti che lo spinsero oltre il 40% alle europee del 2014; quello pentaleghista virtuale, attraverso i sondaggi che fino a un paio di mesi fa gli attribuivano oltre il 60% delle intenzioni di voto.
Analoghe le ragioni dell’iniziale consenso: la voglia di voltare pagina per la delusione di chi aveva governato prima e i primi provvedimenti fortemente demagogici. Se Renzi si era potuto avvalere dei famosi 80 euro mensili dispensati a milioni di Italiani, Lega e 5Stelle hanno raccolto i frutti e la riconoscenza per avere mantenuto le rispettive promesse elettorali: quota 100 e reddito di cittadinanza.
Ma anche il percorso in discesa presenta diverse similitudini. A punire entrambi i governi sono i magri risultati in economia. Gli Italiani si sono convinti che finanziare gli 80 euro, il reddito di cittadinanza e quota 100 ha sottratto troppi fondi che potevano andare a favore degli investimenti. E, senza investimenti, debole è stata la lotta alla disoccupazione e, quindi, alla povertà. Da non trascurare, inoltre, i timori che entrambi i governi hanno suscitato di un logorarsi del nostro impianto costituzionale. Renzi, attraverso le modifiche sonoramente bocciate dal referendum; Lega e 5Stelle, con le continue insofferenze nei confronti del sistema di contrappesi e delle autorità indipendenti senza i quali non si ha una autentica democrazia liberale. L’unica differenza (non da poco) è che gli elettori hanno spazzato via Renzi che governava da solo. Ma, nel caso del governo attuale, hanno fortemente penalizzato i 5Stelle e, al contrario, fatto lievitare la Lega, grazie a gesti fortemente demagogici ed emblematici di Salvini nei confronti degli immigrati. La demagogia, come è noto, ha un suo fiorente mercato. Ma quando si tratta di giudicare un governo dai fatti, cioè dai risultati, non può certo nascondere gli insuccessi.
Nicola Cariglia

Gentile dr Cariglia
Innanzi tutto la ringrazio nel tenermi informato dell’attività del periodico che gestisce. L’ho sempre letto con piacere, ma oggi mi trova in totale disaccordo col suo articolo, che reputo non equidistante e un po’ partigiano.
Condivido quanto espresso negli ultimi due periodi, il primo sulla demagogia e il secondo sul giudizio che si dà a un governo. Sul primo deve convenire che il rottamatore è insuperabile; sul secondo che non basta sottolineare gli insuccessi, ma non è corretto giudicare un governo che ha solo nove mesi di vita. Infatti, per esprimere un giudizio chiaro e onesto bisogna aspettare la conclusione della legislatura. Solo allora possiamo tirare conclusione. Oggi non possiamo dare giudizi affrettati e ipotizzare il futuro in base a ipotesi soggettive e tutte da dimostrare. Non mi sembra che il precedente governo, quello PD – Verdini, abbia goduto di tali sfere magiche per costruire il suo futuro.
Ma andiamo con ordine; mi scusi ma per commentare il suo post, abbastanza organico, occorre abbastanza spazio. Inizio scorrendo il post dal primo periodo. Non condivido la sua sicurezza nel licenziare l’attuale governo. Faccio notare che il M5S non ha mai avuto nei suoi dieci anni di vita notevoli esploit, proprio per il mancato radicamento territoriale, nelle elezioni locali. La stessa cosa non vale se guardiamo le due elezioni nazionali a cui ha partecipato. D’altro canto i tanto decantati sondaggi non possono essere ritenuti criteri di massimo affidamento. Non entro in merito alle paure di nuove elezioni, ma non credo che Di Maio e Toninelli siano facilmente “raggirabili” e ne abbiamo avuto esperienza numerose volte.
Non mi sembra corretto il paragone che lei fa tra il consenso “reale” di Renzi col “suo” 40% – sappiamo come fu raccolto – e quello “virtuale” del M5S. Non capisco perché il consenso di Renzi sia reale e l’altro virtuale. Certo, la voglia degli elettori di cambiare pagina ha spinto il successo del M5S. La stessa cosa non si può dire per Renzi, novello messia del cambiamento che, da illustre sconosciuto, sponsorizzato dal Presidente Napolitano, è stato nominato ipso facto presidente del Consiglio. Un’altra differenza tra i due governi: il primo non ha mantenuto quanto il rottamatore predicava, mentre l’attuale ad oggi ha realizzato un buon numero di promesse che, comunque, devono superare la prova dell’attuazione.
Lei, diversamente da me, vede il governo attuale in discesa e addirittura vede “diverse similitudini col vecchio. Sinceramente, questa affermazione mi meraviglia. Lei sta giudicando un governo di nove mesi, mentre il precedente è stato giudicato negativamente dagli elettori alla fine del mandato. Non mi sembra una cosa da poco!
I magri risultati in economia e gli investimenti. Penso che non si possa dare la colpa della recessione all’attuale governo. In primo luogo per l’eredità del debito pubblico lasciati dai governi Renzi- Gentiloni-Verdini – non lo dico io. È scritto nell’introduzione della lettera scritta dalla Commissione europea al governo per la stesura del Def – e poi perché i dati economici di oggi sono dovuti alle leggi finanziare precedenti, per cui occorre aspettare ancora alcuni mesetti per vedere il risultati del Def. Molti commentatori fanno riferimento alle cosiddette “autorità indipendenti. Forse occorrerebbe far conoscere meglio chi sono e da chi sono stati nominati i componenti che pontificano un giorno sì e l’altro pure con un occhio rivolto ai sondaggi e l’altro allo spread. Non parlo del ruolo che l’Europa ha avuto e voleva avere nella crisi economica italiana e sul suo essere al di sopra delle partii tranne quando le parti si chiamavano Francia o Germania. Non condivido i gesti “demagogici ed emblematici” di Salvini, ma penso, anzi ne sono sicuro, che se la Lega aumenta i suoi sondaggi ciò non è dovuto alla debolezza del M5S ma alla pochezza strategica di PD e di Leu che non hanno capito che più parlano di emigrazione e più regalano voti a Salvini.
La saluto molto cordialmente, Giuseppe Governanti
Caro Governanti,
io non sono affatto convinto che questa governo sia vicino alla fine. L’ho anche scritto: hanno troppa paura di affrontare il voto. I 5 Stelle perchè in discesa di consensi. La lega perchè difficilmente si troverebbe in una situazione più comoda, pur dando per scontato un aumento di voti. Quanto ad attendere, a giudicare un governo, la fine della legislatura, non posso essere d’accordo. Se sono su un carretto il cui conducente mi pare avere imboccato una strada pericolosa, io vorrei scendere prima di sbattere. Purtroppo, nessun italiano può scendere da questo carretto, nemmeno io. E più vedo avvicinarsi il botto, più grido l’allarme. Ho paura e non sono il solo. Grazie per la sua attenzione e per le sue considerazioni.
Io mi meraviglio come il PD riesca ancora oggi ad essere sostenuto anche dal ceto basso. Ha introdotto il “bail in” in costituzione e lo ha fatto pagare ai piccoli risparmiatori, perché i grnadi si sono defilati prima. A precarizzato tutto quello che poteva essere precarizato. Tranne le loro poltrone, pensioni, stipendi e vitalizzi. Ha aumentato le tasse sempre al ceto basso, con l’aumento dell’iva, il canone rai in boletta, ecc.. Non ha applicato il referundum dell’acqua libera. Ha dato la casa polpolare agli zingari, ghettizando gli italiani. Ha dato accesso all’immigrazione d’ogni genere.
Quindi non riesco proprio a capire come possa ancora essere sostenuto, in parte, dal ceto basso. Mistero italiano.
Si,lunico risultato è che in tutto questo Gode la Lega di Salvini, l’nticamera al fascismo