L’ interpretazione dell’Italia dopo il voto del 13 e 14 aprile che viene data da vincitori e sconfitti sembra fatta tramite una lente che aiuta a vedere il particolare ma non la realtà quale essa è tutta intera.
Il particolare è il Nord: il suo disagio, “che quasi nessuno ha saputo interpretare”.
A tal punto che il PD, sconfitto soprattutto nelle sue prospettive piuttosto che nelle aspettative, tiene a Milano la sua prima importante riunione post-elettorale e sta valutando la possibilità di partorire un partito macro-regionale che lo aiuti ad uscire dalla crisi.
Eppure, non solo il Nord, bensì l’Italia intera, rappresenta per la nostra classe politica sempre più una illustre sconosciuta.
Ed è inutile girare attorno alla causa principale, che se non ha innescato il processo di questo distacco, lo ha quanto meno accelerato e ingigantito.
In Italia, per quanto riguarda la politica, non si vota quasi più a nessun livello. Voto è diventata una parolaccia. O una parola inutile. Si fanno e si disfanno i partiti senza votare. Si fanno le liste, senza votare. Si eleggono deputati e senatori senza votare per i loro nomi.
Oggi la realtà è questa: i partiti non sono mai stati tanto potenti, così pieni di soldi pubblici e così privi di democrazia al loro interno. E quando finalmente la parola passa ai cittadini elettori, le cose vanno anche peggio perché al danno si unisce la beffa del voto dimezzato: è impossibile scegliere i propri rappresentanti e occorre prendere atto che si stanno “eligendo”, cioè scegliendo, illustri sconosciuti, slegati dal territorio e dai suoi problemi.
L’abolizione del voto di preferenza ha provocato guai maggiori di quelli ai quali si voleva porre rimedio, anche sul piano morale. E prova ne sono i mercanteggiamenti che hanno accompagnato i vari accordi elettorali, tra e all’interno di varie politiche.
Piuttosto che dare vita ad una miriade di partiti localistici, per colmare il divario tra Paese reale e Paese legale, più opportuno sarebbe ripristinare il cordone ombelicale tra rappresentanti e rappresentati ad ogni livello, attraverso lo strumento del voto.
Ripristinare la preferenza, vincolare i rimborsi elettorali alla pratica e non solo alla previsione di regole democratiche all’interno dei partiti, sanzionare i comportamenti contrari con detrazioni dalle rate dei rimborsi stessi, sarebbe un modo per restituire al cittadino prerogative che gli sono state tolte. Ed è la condizione indispensabile, se non sufficiente, per invertire la tendenza alla separatezza tra cittadini, legislatori, governanti e amministratori.
Per i liberali, i riformisti, la sinistra, tutti terremotati dall’esito del voto, sarebbe una bella battaglia in linea con i valori professati e, forse, anche un solido terreno per edificare un progetto comune in una visione moderna che ponga fine a barriere e steccati sempre più anacronistici.
Se la democrazia è ancora considerata utile al progresso, allo sviluppo economico ed ai rapporti all’interno della società.
Nicola Cariglia
n.cariglia@pensalibero.it

Sempre puntuale il nostro Nicola Cariglia e dalla Sua pubblica oso dire denuncia faccio una proposta ai liberali, ai socialisti, iscritti “PS” e non solo, ai riformisti, alla sinistra terremotata, ai miei colleghi e colleghe del Polo laico liberale e socialista, a quelle associazioni di area laica e socialista (che non siano proprio partiti cartolari) di fare quadrato intorno a quella battaglia giudiziaria su una legge elettorale palesemente incostituzionale (come dichiarato dalla Corte Costituzionale e non da Gino Di Maro) che va in sede di Corte Europea insieme al ricorso dei compagni del partito “Socialisti per le libertà”.
Mentre su altri siti si discute di assetto interno a grandi partiti come se lo 0,9 sia improvvisamente diventato dieci volte più grande, Pensalibero potrebbe essere il luogo di pubblicità, adesione e di confronto di questa battaglia concreta e che potrebbe essere il collante di quel soggetto cui fa riferimento Cariglia.
Cosa ne pensate?
Gino Di Maro
PS per Federico Baldini: su Grillo facciamo un discorso a parte che questa mattina non c’è tempo. Ma la vogliamo smettere!!!
Partiamo allora da una iniziativa concreta su questo tema ovvero il ripristino della preferenza. Solo la preferenza potrebbe rendere anche il famigerato porcellum un po’ meno indigesto. Bisognerebbe creare un Comitato Nazionale per la reintroduzione della preferenza con tutti coloro che ci vorranno stare dall’UDC fino a Beppe Grillo. Già poter scegliere di nuovo i propri rappresentanti sarebbe un enorme passo in avanti verso il ripristino della democrazia.
Penso che nei prossimi mesi come Pensalibero dovremmo organizzare qualcosa in proposito. Che ne dite?
p.s.: ovviamente sono favorevole anche a modificare in senso più equo la legge elettorale perchè è un assurdo che vi siano soglie di sbarramento differenti invece che una sola uguale per tutti, cosi’ come non è giusto che dal 1994 ad oggi abbiano governato maggioranze che non siano riuscite mai ad avere il consenso del 50% degli elettori, ma ritengo che ora il nodo centrale sia quello della preferenza unica.
Approvo e sostengo l’analisi ,con le conseguenze del caso : la promozione di una serie di leggi di iniziativa popolare ( articolo unico ) per ripristinare la scelta nominativa in ogni attività di elezione ;condizionare i c.d. rimborsi elettorali alla concessione di sedi ( le vecchie sezioni ) locali per uffici e assemblee; la eliminazione di ogni benefit non funzionale alle mansioni ; la eliminazione dello spoil system nelle PP.AA,tanto per fare alcuni esempi ….
Nessuno vorrebbe cominciare ?