Abbiamo voluto usare deliberatamente il termine destituzione perchè di fatto Marino lo è stato da una politica vigliacca che cercava di “incassare” gratuitamente il risultato dando la croce addosso al “marziano”.
“Io non difendo Marino in quanto Marino. Difendo semplicemente l’idea di democrazia dalla canea dei golpisti burocrati che, ancora dopo 23 anni, non hanno liberato questo paese dalla loro asfissiante morsa. Gente senza legge e senza sogni che stanno distruggendo la politica nel silenzio in cui essa è ormai ridotta. Gente che guadagna due- trecentomila euro e che ha in mano il paese, non è eletta, è nominata, si auto riproduce, è improduttiva, nel senso che le loro funzioni sommate possono essere svolte meglio da un vecchio computer con processore 286. Ma sa rendersi indispensabile alle vanaglorie di uomini senza anima e senza spessore. Da questi è ripagata, in un abbraccio mortale che porterà questo paese alla distruzione. È la storia che ci insegna come ogni nazione cada sotto il peso della propria ottusa burocrazia”. Questo è quello che pensa Daniele Canali, nei primi anni Novanta giovanissimo e illuminato assessore alla Cultura di Carrara e successivamente presidente del Consiglio provinciale di Massa Carrara che condividiamo in toto sulla triste vicenda della “destituzione” di Ignazio Marino dalla carica di primo cittadino di Roma. Non siamo stati teneri in questi mesi con l’ex sindaco della Città eterna ma l’epilogo di venerdì con le dimissioni in massa dei consiglieri del Pd e di alcuni rappresentanti delle opposizioni ha impedito a Marino di andare in aula per far convogliare nella naturale assise elettiva la crisi che per oltre un anno ha “strisciato” al di fuori dell’alveo istituzionale previsto e codificato dalla legislazione vigente. Certo anche la strada scelta dal Pd romano (bella ipocrisia quella di dire che la segreteria nazionale e il premier non c’entrano nulla in questa vicenda) è una prassi prevista dalla legge, ma a nostro giudizio è una delle tante “scorciatoie” che la politica in questi anni si è ritagliata per evitare di affrontare a nudo tutti i suoi difetti, meschinità, opportunismo che la affliggono come una malattia endemica per la quale non si trova una cura. Abbiamo voluto usare deliberatamente il termine destituzione perchè di fatto Marino lo è stato da una politica vigliacca che cercava di “incassare” gratuitamente il risultato dando la croce addosso al “marziano” (che ha mille responsabilità personali) senza pagare pegno in vista delle prossime elezioni amministrative di maggio 2016. L’unico atto di alta politica che invece noi oggi riconosciamo all’ex sindaco chirurgo è stato quello di aver spiazzato la nomenklatura Piddina dapprima con le dimissioni presentate a norma di legge e, sempre a norma di legge, il ritiro delle stesse 4 giorni prima che diventassero esecutive con la presa d’atto in aula consiliare. Al diniego di un riconoscimento dell’onore delle armi ad uno dei padri fondatori del Pd (tra l’altro in lizza per la segreteria nazionale qualche anno fa) con la possibilità di mettere agli atti i risultati conseguiti in due anni e mezzo di legislatura e di contro conoscere le motivazioni dei rappresentanti del Partito alla richiesta di interruzione anticipata della legislatura è arrivata la corsa alla ricerca di improbabili accordi con esponenti del centro destra per tappare politicamente la bocca per sempre a Marino. Qualche tempo fa abbiamo chiesto inascoltati ai vertici del Pd spiegare perchè due anni e mezzo fa Marino andava bene alla carica di sindaco di Roma, tagliandolo fuori dalla corsa alla leadership nazionale dei Democratici, mentre oggi va smaltito peggio di un rifiuto indifferenziato o radioattivo. La sfiducia in aula avrebbe potuto chiarire ai romani e a tutti gli italiani questi scomodi interrogativi. Niente di tutto questo è stato permesso per la “ragion di Stato” e per paura di perdere in modo definitivo a primavera la guida della capitale. E allora torniamo alle considerazioni iniziali dell’ottimo Canali: sino a quando la politica, gli ideali, le persone capaci dotate di consenso popolare ed elettivo non si riapproprieranno della guida del Paese, liberandolo per sempre da boiardi, burocrati e burocrazia asfissianti, bizantina ed autoreferenziale non ci libereremo mai come ha detto il presidente dell’assemblea dei sindaci dell’Anci il primo cittadino di Catania Enzo Bianco: “dall’asimmetria tra le enormi responsabilità che abbiamo e l’autonomia per esercitare il nostro mandato. Ecco che a lei, signor presidente della Repubblica, consegno la nostra principale richiesta: quella di recuperare un rapporto serio tra elezione diretta e autonomia di governo” mettiamoci in testa che il nostro voto continuerà a non contare proprio una beata fava.

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