La debolezza dei governi che si sono succeduti, di centrosinistra e di centrodestra, è la conseguenza della debolezza di partiti posticci, tenuti assieme a forza, per spartirsi il bottino garantito da leggi ad hoc.

In seguito all’editoriale della scorsa settimana “Meno male che Silvio c’è”, ho risposto alle critiche (e agli improperi) di un lettore che, visto che pretendeva non di discutere ma di dispensare verità assolute ex cathedra, ho cercato di riportare con i piedi per terra con un filo di sdrammatizzante ironia. Non essendone dotato, lo scambio di epistole lo ha concluso lui in maniera infantile, diffidandomi dallo “occupare” mai più la sua casella e-mail. A parte il fatto che lui aveva cominciato per primo, scrivendo insulti a Pensalibero, il “baoloppo” (si chieda nel pistoiese cosa significa) lo aveva fatto usando la e-mail del suo pubblico ufficio, ovvero della Unioncamere. Questo insignificante episodio rafforza una mia convinzione suffragata da ben più consistenti elementi. Attorno all’osceno accordo Renzi-Berlusconi si sono stretti interessi che non riguardano solo la diffusa burocrazia di politici e politicanti professionisti. Riguardano anche i settori della finanza speculativa, dell’imprenditoria, dell’alta burocrazia che puntano ancora una volta su ciò che resta di PD e PDL (o come altro si chiamerà), per scelta o perché niente di nuovo vedono profilarsi all’orizzonte. E così si spiega bene il clima da “ultima spiaggia” attraverso il quale questo formidabile schieramento cerca di convincerci se non della bontà (impresa troppo ardua) almeno della potabilità del “porcellum” a circoscrizioni più piccole. Un clima che ha condizionato, “a sua insaputa” il mio ingenuo e borioso interlocutore, inducendolo a impartirmi lezioni su ciò che avrei dovuto scrivere per “non fare precipitare” il Paese e “non consegnarlo” definitivamente a Beppe Grillo (che evidentemente è estraneo al Paese, nonostante lo rappresenti al 25%). E a farlo, senza ritegno, da un indirizzo di un ente pubblico, cioè usando uno strumento messogli a disposizione “per tutti”, per comunicare le sue convinzioni “di parte”. Tanto era convinto che i destini della Patria dipendessero dal buon esito dell’accrocchio berlusconian-renziano.
Il filone culturale e politico cui appartengo mi suggerisce invece una verità diversa. In democrazia, non esiste l’ultima spiaggia. La caratteristica della democrazia è la fiducia nella sua costante capacità di autorigenerarsi. Ancorchè la nostra sia da tempo, una repubblica, morto un re, se ne fa un altro.
E, allora, perché mai dovremmo cedere al ricatto che la nuova legge porcata non deve essere messa in discussione, pena chissà quali disgrazie? Forse perché ci hanno promesso lo zuccherino delle riforme costituzionali? Ma non ci venne ammannito, proprio per questo, il governo Letta basato sulle “grandi” intese, cioè l’alleanza fra PD e Berlusconi? E, successivamente, non ci avevano garantito che l’obbiettivo sarebbe stato più facilmente raggiunto espellendo Berlusconi e rendendo le intese meno ampie? E prima ancora non ci avevano rifilato il governo Monti, il premier di fronte al quale tutta l’Europa si sarebbe messa sull’attenti?
Solo i gonzi possono abboccare. Riforme costituzionali, fine del bicameralismo “perfetto”, lotta agli sprechi delle Regioni non sono legati ad un sistema elettorale che garantisce il controllo degli apparati dei partiti sui parlamentari. Si possono fare accompagnandoli con un sistema elettorale decente. A proposito del quale, vale la pena di guardarci indietro e attorno. Perché in centocinquanta anni di storia unitaria, per centotrenta ci siamo barcamenati tra maggioritario con collegi uninominali e proporzionale con liste e preferenze. Sono i sistemi più diffusi e chiari. Negli ultimi venti anni, quelli della presunta “seconda repubblica” che ha fatto le fortune politiche dei protagonisti dell’attuale accordo, c’è invece stata un’orgia di sistemi, ai vari livelli. Domanda: lo hanno fatto per la Patria o per se stessi? La risposta è ovvia, come pure la constatazione che non ci sono riusciti, se hanno bisogno di continuare a cambiare, sempre in peggio. Ora, danno la colpa ai piccoli partiti e ai loro ricatti. Ma che colpa ne hanno i piccoli partiti (quali, se tutti, pur di sopravvivere si sono oscenamente piegati ai grossi?) se PD e PDL non sono riusciti a tenere assieme le varie anime che si erano ammucchiate, spinte dalle leggi elettorali tutte approvate per assicurare lunga e facile vita ai due “pilastri” del sistema? Qualcuno ricorda i movimenti tellurici che hanno fatto uscire dal PDL, in ordine, i fautori del “partito liberale di massa”, Fini e i suoi, e, infine, Alfano e compagnia bella di NCD? E quelli che hanno fatto uscire dal PD i Mussi, Salvi, Spini, Angius e poi, ancora, Rutelli e i suoi seguaci? La debolezza dei governi che si sono succeduti, di centrosinistra e di centrodestra, è la conseguenza della debolezza di partiti posticci, tenuti assieme a forza, per spartirsi il bottino garantito da leggi ad hoc. In ogni caso, la limitazione della democrazia e del potere di scegliere i propri rappresentanti ( rappresentanti del popolo, non delle nomenclature) non trova giustificazioni.
La “ultima spiaggia” non esiste. E, comunque, non potrebbe essere rappresentata dagli stessi partiti, e in parte dagli stessi uomini, che ci hanno condotto al rischio del naufragio. I dubbi sulla intesa Berlusconi-Renzi sono leciti e doverosi. Piaccia o non piaccia, dare voce a questi dubbi è compito preciso di giornali come il nostro. Piccoli perché liberi, liberi perché piccoli

Nicola sono sempre più convinto che si dovrebbero rimescolare le carte e costruire un “partito ghibellino” contro la politica della finta divisione tra guelfi bianchi e guelfi neri. E’ una riflessione un po’ folle ma che ultimamente mi convince sempre di più, ovviamente “l’Impero” a cui guardare non dovrebbe stare a Bruxelles o men che meno a Berlino quanto a Washington. Io sto leggendo molti articoli e saggi del Prof. Paolo Savona e credo che una forza politica che oggi riuscisse a portare avanti quelle idee avrebbe un notevole successo e forse salverebbe l’Italia dal disastro…
Nicola, dici cose sacrosante. Anche Mussolini fu fatto passare per ultima spiaggia, col fatidico e ridicolo ” o ora o mai più “.
“La debolezza dei governi che si sono succeduti, di centrosinistra e di centrodestra, è la conseguenza della debolezza di partiti posticci, tenuti assieme a forza, per spartirsi il bottino garantito da leggi ad hoc.”
Condivido questo tuo pezzo, che questa tua frase riassume in modo ineccepibile.
Aggiungerei, oltre all’Ultima Spiaggia, la velocità, che peggiora se si puo’ il tutto.
Ma come, dopo decenni di nulla, perché fare veloci?!? Imparino a fare bene, gli italiani hanno aspettato tanto, cosa cambia adesso aspettare almeno 6 mesi? Anche 8, anche 10, ma che la “cosa” partorita sia proprio ben fatta, anche geneticamente modificata, ma nel nome degli italiani e non dei soliti noti che gli italiani li fregano sistematicamente, ripetutamente senza piu’ alcuna dignità.
Concordo con le considerazioni di Paolo Marini sulla inalienabilità del diritto di associarsi secondo modalità decise dai soli associati. E ne aggiungo un’altra sulla quale la maggior parte degli osservatori glissano. Perchè mai le preferenze in competizione elettorale sotto il controllo pubblico sarebbero fonte di corruzione e invece le preferenze in abborracciate primarie di partito sarebbero garanzia di verginità?
Sono d’accordo. L'”ultima spiaggia” è una balla colossale per far comprare ad occhi chiusi all’opinione pubblica una legge che non restituisce sovranità all’elettore. Né convince l’obiezione che allora tutti i partiti dovrebbero usare le primarie per scegliere i candidati, perché tale obiezione genera l’equivoco che le primarie di un partito (che è e resta una associazione privata ai sensi dell’art. 36 del codice civile) abbiano la stessa sostanza di una legge elettorale (la cui valenza si dispiega nell’ambito del diritto pubblico) e impone ad ogni cittadino di entrare negli interna corporis di un partito onde esercitare un reale potere di scelta. L’incrocio è insomma una sofisticazione (non alimentare ma) elettorale perché confonde il diritto di voto (art. 48 Cost) con il diritto di associarsi/partecipare alla vita di formazioni politiche (art. 49 Cost).