
La risposta è sì. Non perché la Costituzione utilizzi ripetutamente il termine “antifascismo”, ma perché è costruita sui principi che portarono alla nascita della Repubblica dopo la caduta del regime fascista.
L’esempio più evidente è la XII Disposizione transitoria e finale della Costituzione, che stabilisce un principio inequivocabile: è vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto Partito Fascista.
Per rendere effettivo questo principio, nel 1952 venne approvata la Legge Scelba. Si tratta della norma che disciplina i casi nei quali può configurarsi la ricostituzione del Partito Fascista e individua le condotte penalmente rilevanti.
Su questo punto esiste spesso molta confusione. La Legge Scelba non vieta lo studio del fascismo, il dibattito storico o qualsiasi opinione sul Ventennio. La giurisprudenza ha chiarito che il reato di apologia di fascismo non coincide con una semplice manifestazione di pensiero. Perché vi sia rilevanza penale è necessario che l’esaltazione sia concretamente idonea a favorire la ricostituzione del Partito Fascista o rappresenti un pericolo per l’ordinamento democratico.
In sostanza, la Costituzione non proibisce di studiare la storia, ma impedisce che un’organizzazione politica con le finalità, i metodi e l’impostazione del fascismo possa rinascere.
È importante anche non confondere la Legge Scelba con la Legge Mancino. La prima tutela l’ordinamento democratico dal ritorno del fascismo come organizzazione politica. La seconda riguarda invece la repressione della propaganda e dell’istigazione all’odio e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.
Al di là delle polemiche politiche, il dato giuridico è chiaro. La Costituzione della Repubblica Italiana è fondata su principi democratici incompatibili con il fascismo storico e vieta espressamente la ricostituzione del Partito Fascista. Questo è il significato, in termini giuridici, dell’affermazione secondo cui la Costituzione italiana è antifascista.
Il resto appartiene al legittimo confronto politico, che può essere anche acceso. Ma quando si parla di diritto non bastano gli slogan: basta studiare un po’ la storia, leggere le norme e comprenderne il significato.
Per il resto, c’è la Costituzione italiana, uno degli scritti più famosi e peggio letti del nostro Paese.
Piero Terracina

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