Con l’ufficializzazione della candidatura di Giovanni Galli per il Pdl, si è completato un primo quadro delle liste e dei candidati che si sfideranno per l’elezione a sindaco di Firenze; crediamo che il panorama degli sfidanti non sia ancora completo, e che altri si aggiungeranno nei prossimi giorni, ma in questa prima visione d’insieme è già possibile fare qualche riflessione generale sulla campagna fiorentina. La provocazione pungente arriva da Vittorio Sgarbi, che ha dichiarato: “La candidatura di Giovanni Galli significa che il Pdl non ha intenzione di vincere a Firenze. Non solo, candidare un portiere di calcio significa tradire il significato di questa città”. Nelle scorse settimane avevamo espresso lo stesso concetto: nessuna critica sulla degna persona Galli, ma forti perplessità sulla sua valenza politica. Quello che ci colpisce sono i commenti sulle pagine di Facebook degli iscritti a Forza Italia ed Alleanza Nazionale, in procinto di confluire nel Pdl; i potenziali elettori non lesinano critiche alla scelta del candidato, ma i rappresentanti politici rispondono con toni molto più confacenti al marketing che non alla politica vera e propria – ammesso che qualcuno, in questo paese, la pratichi ancora – raffigurando la scelta del candidato Galli come una sorta di brand convincente da posizionare sul mercato dei voti, secondo un criterio che la dice lunga sul concetto di politica che questi personaggi coltivano, ovvero: il candidato migliore è quello più lontano dall’appartenenza ideologica, partitica ed identitaria. Ora, si potrebbe certamente affermare che questa scelta è in realtà il frutto di un distacco ormai abissale che si è consumato negli anni fra i cittadini e la politica, per cui la non compromissione, od omologazione, con il sistema assume una valenza positiva agli occhi degli elettori che considerano con maggior favore un candidato del tutto estraneo alla politica tradizionale, ma è anche vero che questo dato di fatto porta ad una considerazione di fondo: se per garantirsi, o almeno tentare di farlo, il favore degli elettori si deve ricorrere a personaggi che si sono guadagnati visibilità e popolarità in altri campi, ci pare che si affermi una logica da reality show, secondo la quale si costruisce un cast di partecipanti che richiamino l’attenzione del pubblico con il loro nome e la loro popolarità indipendentemente dalle loro reali capacità individuali. Questo esaurisce fondamentalmente il ruolo dei partiti, svuotati di ogni valenza formativa di una classe dirigente, di ogni identità sociale, civile ed ideologica, e ridotti a mero contenitore dei voti necessari per eleggere governi locali o nazionali secondo gli umori di un elettorato pilotato sempre e comunque dall’alto. D’altronde, la scelta fatta sull’altro versante, ovvero quello del Pd, che con le primarie ha decretato Matteo Renzi candidato, sembra, al di là delle apparenze, originata dalle stesse motivazioni: “il ragazzo”, come si continua a chiamarlo, è mediatico al punto giusto, ha uno stile giovanilista, scrive cose accattivanti come “Volevamo essere gli U2”, si richiama sempre a metafore calcistiche, è molto abile nell’uso delle nuove tecnologie e sguscia come un’anguilla di fronte alle scottanti questioni etiche che potrebbero spaccare definitivamente il già estremamente precario equilibrio di coalizione sul quale egli fa surf ogni giorno. Renzi si accredita come il nuovo, ma è un accredito puramente virtuale, da reality, per l’appunto, perché se qualcuno si prendesse la briga di rileggersi la sua carriera scoprirebbe che di nuovo, nella sua storia politica, non c’è proprio nulla, ma molto di virtualmente creato, invece, sì. Ed a questa logica da game show non sfuggono neanche le liste civiche, che presentano un Razzanelli capopopolo della protesta contro la tramvia, uno Spini Lone Ranger che non accetta l’alleanza del Psi con il Pd e si presenta solo, una De Zordo dura e pura che sa dire solo “no” perché sa che sul no a prescindere si costruiscono in certe fasce di elettorato solide fortune ed altrettanto solide rendite di posizione. Mentre si attende di capire cosa farà l’Udc, e si registra la prima apertura della Lega verso il Pdl, un’assenza eclatante colpisce chi cerca di orientarsi in questa selva di proposte: Firenze non c’è, o meglio, è la Firenzina di spadoliniana memoria, perché in ogni presa di posizione dei singoli candidati emerge un tema, e nulla più. Manca clamorosamente la città nel suo insieme, nella sua complessità, nella sua reale paralisi amministrativa ed ancor più progettuale, manca incredibilmente una completa e convincente visione d’insieme che ci parli del futuro di una città che è stata messa in stato d’agonia da amministrazioni volte solo a conservare e mai a crescere. Manca il coraggio, manca la passione, manca la vera sfida intellettuale, civile, politica: manca il cuore del problema, ovvero il bene di Firenze. Ma d’altronde, è un reality show, no?!
ChiBo

Pare che non cambierà nulla neanche a Firenze! Un dèjà vue, un ex calciatore che si presume si lascerà gestire facilmente, ecc. manca solo una ex velina!
Perfettamente allineata!
Che tristezza!
Sfido Nicola Cariglia, Adalberto, Chiara, Federico e tutto il Gruppo dei 101 a trovare una soluzione plausibile. E ad impegnarci concretamente.
Io un’idea ce l’ho già e boccio che Firenze è un caso isolato.
Firenze è l’Italia con tutti i Suoi difetti.
Caro Federico, forse si potrebbe fare se una tale coalizione nascesse su basi comuni e condivise, perchè le fusioni a freddo per ragioni elettorali non funzionano e ne abbiamo avuto ampie dimostrazioni. Non disperiamo, ma neanche speriamo…
Alla fine leggendo Chiara si capisce che Firenze si è perfettamente allineata al resto d’Italia ovvero la Politica anche a Firenze non si sa più dove sia finita. Forse i laici, i liberali, i repubblicani e i riformisti fiorentini potrebbero però cercare di fare gli eccentrici e partire alla ricerca di Firenze e del suo futuro e solo in seguito al luogo geometrico-politico da frequentare. Carissimi Adalberto, Chiara, Nicola e voi tutti amici fiorentini di Pensalibero che ne pensate? Si può fare?
Spini corre da solo. Tutto qui?
Non è un gran simpaticone; del tutto inadatto ad un reality.
Sostenitori e programma sono in rete.
Cara Laura, no, il tuo nome non è rimasto nella penna, in realtà avevo letto la tua dichiarazione di apertura verso il Pdl quindi l’avevo considerata un preannuncio di apparentamento. Naturalmente in bocca al lupo per la tua corsa. ChiBo.
Graffiante e puntuale come sempre ma con un momento di distrazione nell’elencare gli sfidanti per Palazzo Vecchio e il nome della tua vecchia amica candidata per la Lega Nord Toscana è rimasto dimenticato nella ‘penna’ !
La LNT ,di cui si prevede una buona performance per le prossime amministrative anche a Firenze e in Toscana, ti confermo che non ha ancora concesso aperture ma certamente ritiene necessario un confronto sul programma con tutte le liste che si battono contro questa funesta amministrazione .
Non solo per voltare pagina ma per aprire un libro nuovo a Firenze