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Ma cosa serve veramente il consiglio di disciplina dei giornalisti?

Servirebbe un Molière per descrivere questi tartufi del Consiglio di disciplina. Ricordano a se stessi la bellezza della libertà di espressione, del pluralismo delle idee, si rammentano persino di non avere il potere (non la sensibilità, non hanno proprio il potere) di giudicare le opinioni, si confrontano addirittura col Tribunale dell’Inquisizione e lo sciolgono d’impeto. L’unica cosa che non ricordano sono le funzioni del Consiglio di disciplina, che stabilmente occupano con le loro imposture. Ricordo loro un paio di regolette sulla cui eventuale violazione dovrebbero elaborare una filosofia meno quaraquaqua.

di Marco Taradash | 23 Giugno 2026

Servirebbe un Molière per descrivere questi tartufi del Consiglio di disciplina. Ricordano a se stessi la bellezza della libertà di espressione, del pluralismo delle idee, si rammentano persino di non avere il potere (non la sensibilità, non hanno proprio il potere) di giudicare le opinioni, si confrontano addirittura col Tribunale dell’Inquisizione e lo sciolgono d’impeto.

L’unica cosa che non ricordano sono le funzioni del Consiglio di disciplina, che stabilmente occupano con le loro imposture.

Ricordo loro un paio di regolette sulla cui eventuale violazione dovrebbero elaborare una filosofia meno quaraquaqua:

1. Verità dei fatti e correttezza dell’informazione

Il giornalista deve:

rispettare la verità sostanziale dei fatti;

verificare le informazioni ottenute;

distinguere fatti, opinioni e commenti;

correggere errori rilevanti.

Non viene richiesta l’infallibilità ma l’aver svolto una diligente attività di verifica.

2. Lealtà e buona fede

Il giornalista deve:

evitare artifici e inganni nell’acquisizione delle notizie;

non manipolare documenti.

Si chiama rispetto della deontologia professionale. Ma con l’osso in bocca del pensiero unico il cane guardiano dei cani da guardia della democrazia non riesce neppure ad abbaiare.

Marco Taradash

Pubblicato in : Editoriale

Info Marco Taradash

Marco Taradash, livornese è un giornalista, liberale di tendenza radicale, già deputato europeo e nazionale coi radicali, poi con Forza Italia, presidente della Commissione Rai dal 1994 al 1996. Fondatore e promotore della Convenzione per la Riforma Liberale (1995) con Giuliano Ferrara, Lucio Colletti, Dario Antiseri, Marcello Pera, Piero Melograni, Giorgio Rebuffa, Raimondo Cubeddu, Gaetano Quagliariello e altri, poi dei Riformatori liberali (2005) con Peppino Calderisi, Benedetto Della Vedova, Emilia Rossi, Carmelo Palma. Promotore di vari referendum, da quello per la depenalizzazione dell’uso personale di droghe proibite (1993) a quello per l’abolizione della quota proporzionale delle legge detta Mattarellum (1999, per l’uninominale secca, insomma). Votò sì alla riforma costituzionale il 4 dicembre 2016. Non condivise poi l’alleanza della Lista Bonino-+Europa col Pd e fondò Centromotore. Partecipò alla successiva nascita del partito +Europa, si candidò alle Europee, sostenne il voto contrario di +Europa al governo giallorosso. Crede alla necessità di una forza liberaldemocratica alternativa al fasciosovranismo e al populismosinistro.

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