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L’ora della responsabilità

di Giancarlo Magni | 11 Aprile 2013

Il Pd manterrebbe fermo il principio di non fare un “governissimo”, il Pdl avrebbe in mano una sorta di “golden share” per la sopravvivenza dell’esecutivo e la Lista Civica di Monti vedrebbe accolta la sua impostazione delle larghe intese.

imagesI commenti positivi, quasi il sospiro di sollievo, che ha accompagnato l’incontro fra Bersani e Berlusconi la dice lunga sullo stato comatoso della politica italiana. Quello che in un altro Paese è del tutto normale, e cioè che i leader dei due maggiori partiti si incontrino e dialoghino, qui si è subito caricato di un significato positivo. Colpa del clima che la sinistra ha creato nel Paese e della demonizzazione che da anni viene fatta di Berlusconi. Si sono dovuti aspettare oltre 40 giorni dall’elezioni per arrivare a questo primo risultato, in realtà niente di più che una rottura del ghiaccio.  Ora però è auspicabile che si facciano altri passi avanti. Le posizioni di partenza sono note. Il PD non vuole un governissimo, ma è pronto a dialogare sul Presidente della Repubblica. Il Pdl vorrebbe invece l’uno e l’altro. La soluzione in realtà è sul tavolo ed ha provveduto ad indicarla Napolitano. Per il Quirinale accordo fra i partiti, per il governo il modello del 1976. Sul primo punto l’intesa è a portata di mano. Il centrodestra parte dalla richiesta di un suo uomo al Quirinale ma è pronto anche ad accettare un nome fatto dal centrosinistra sul quale potersi riconoscere. Ce ne sono diversi e di alcuni si sta già discutendo. Fra l’altro uno dei più gettonati, allo stato attuale delle cose, è quello della Bonino su cui, anche noi facendo due più due, avevamo settimane addietro attirato l’attenzione dei nostri lettori. Staremo a vedere ma l’intesa è davvero possibile. Che i partiti stiano procedendo seriamente lo dimostra un fatto. Hanno diviso i due tavoli. Prima si discute di un presidente di garanzia, come è stato chiamato, poi del governo. Una volta eletto il Presidente, si discuterà del governo. La proposta Napolitano è percorribile. Non è proprio quello che chiede il Pdl ma ci si avvicina molto, Nel 1976 la DC espresse il governo e il Pci lo sostenne dall’esterno. Oggi potrebbe essere fatto lo stesso. Il PD  vara il governo, magari con lo stesso Bersani alla guida, e il Pdl lo fa sopravvivere. A parziale compenso di non essere nell’Esecutivo il partito di Berlusconi potrebbe guidare quella Convenzione per le riforme che il PD ha già offerto. Con questo sistema si salverebbero di fatto le esigenze di tutti. Il Pd manterrebbe fermo il principio di non fare un “governissimo”, il Pdl avrebbe in mano una sorta di “golden share” per la sopravvivenza dell’esecutivo e la Lista Civica di Monti vedrebbe accolta la sua impostazione delle larghe intese. Il Pdl, a parziale compenso di non essere al governo, porterebbe poi a casa un Presidente non pregiudizialmente contrario (come avverrebbe se fossero eletti Prodi o Rodotà) e un ruolo importante per le riforme,il che comporta anche la nuova  legge elettorale ed l’eventuale elezione diretta del Capo dello Stato.  L’alternativa a questo quadro sono solo le elezioni anticipate. Se l’ora della responsabilità è scoccata lo vedremo nei prossimi giorni. I primi segnali comunque vanno nella direzione giusta.

Pubblicato in : Editoriale

Info Giancarlo Magni

Giancarlo Magni, giornalista professionista, ha seguito per anni, a Roma, la vita politico-parlamentare. Ha lavorato nella carta stampata, nelle radio e nelle TV. Ha collaborato con la Nuova Eri e con il RadioCorriere. In Rai, e’ stato prima alla redazione del TGR della Liguria e poi al TGR della Toscana, dove ha ricoperto la carica di Vice Capo Redattore. Attualmente è VicePresidente del Comitato Regionale per le Comunicazioni della Regione Toscana. Fa parte del Comitato Direttivo della Fondazione “F. Turati”, una Onlus che opera in Toscana, Lazio e Puglia e che gestisce Centri di Riabilitazione, Rsa, Centri per disabili e strutture per persone in stato vegetativo permanente e per malati di Alzheimer.

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