
L’uomo è un animale sociale, anche se spinto da un forte individualismo, trova il suo completamento all’interno di un gruppo sociale. Già nel IV secolo a.C., Aristotele ha affermato la tendenza dell’essere umano alla socialità. Siamo per natura portati a stare in contatto con l’altro, che addirittura è parte essenziale del definirsi e nel completarsi della nostra identità. Le persone associate in un determinato gruppo hanno sempre, sin forse dall’esistenza dell’uomo stesso, cercato risposte attraverso oracoli, idoli, riti creando così le religioni. Domande alle quali altrimenti la ragione, la scienza non riuscirebbero a dare. Sosteneva Durkheim[1], attraverso la religione, partecipano a una comunità morale che rinsalda i legami e contribuisce al mantenimento della società stessa. La religione è un fatto sociale non solo perché è creata dalla società, ma perché le sue funzioni ne permettono il consolidamento. Quindi consapevolmente per pochi ed inconsapevolmente per tanti la religione è da sempre stato uno strumento di controllo sociale.
Un controllo sociale che viene di fatto, diffuso sin dalla tenera età creando una base di credenze, di modi di essere, di gestualità che la persona si porterà vita natural durante. Secondo Karl Marx, la religione è espressione di una falsa coscienza ed è una ideologia che permette alle classi dominanti di mantenere il proprio potere, da qui la famosa frase “ Die Religion ist das Opium des Volkes” , tradotto, “la religione è l’oppio del popolo” Attraverso la religione, il proletariato è consolato nelle sue sofferenze che solo un mutamento dei rapporti di potere potrebbe risolvere ovvero con la lotta di classe. Il riscatto dal dolore e dalla miseria, secondo la religione, avviene nell’aldilà.
Ma prima chiariamo cosa si intende per ordine sociale. Il tema dell’ordine sociale, affrontato sia nella filosofia politica del Seicento, specialmente con Hobbes, che nei successivi sviluppi del pensiero socio-politico del Settecento e dell’Ottocento, trova una reinterpretazione distintiva nella sociologia. Questa disciplina prende le distanze da interpretazioni basate su una concezione dell’ordine sociale come risultato di leggi naturali o di un contratto implicito tra individui, anche se successivamente queste teorie verranno confutate. Secondo il pensiero di Durkheim e altri sociologi, l’ordine sociale di una società è il frutto di un processo continuo di sedimentazione e selezione di norme e forme organizzate di relazioni tra i suoi membri. Questo processo è dinamico, e l’ordine sociale di un periodo storico tende ad essere superato o sostituito da un ordine diverso. Anche in situazioni di stabilità apparente, l’adesione alle norme da parte degli individui è raramente totale. Il processo di socializzazione gioca un ruolo fondamentale nella formazione dell’ordine sociale, intervenendo culturalmente sulla formazione degli individui fin dalla loro infanzia. Tuttavia, la socializzazione da sola non garantisce la stabilità di un ordine sociale, soprattutto in società complesse, dove diventa difficile armonizzare gli orientamenti valoriali e gli interessi dei singoli individui o gruppi.
Le sanzioni rappresentano un meccanismo di controllo sociale quando l’azione educativa della socializzazione non è sufficiente. Queste sanzioni variano dalla riprovazione sociale alla punizione e mirano a indurre conformità alle norme e al mantenimento del sistema di ruoli e relazioni sociali. Il controllo sociale, dunque, svolge una duplice funzione persuasiva e dissuasiva nel promuovere l’adesione alle norme e nel prevenire comportamenti devianti. Tuttavia, questo controllo non è privo di sfide, poiché può generare contraddizioni e disallineamenti all’interno di un ordine sociale. La capacità del sistema sociale di accettare una certa quantità di dissonanze contribuisce alla sua stabilità, consentendo anche l’espressione di comportamenti innovativi. Inoltre, l’idea di un ordine sociale diventa talmente internalizzata che la maggior parte dei membri si comporta come se fosse implicitamente esistente e vincolante, contribuendo così alla sua riproduzione. La difesa di un ordine sociale spesso implica l’esercizio del potere, e ogni ordine sociale contiene implicitamente un richiamo a tale esercizio, e quale è la forma più atavica di questo esercizio, sicuramente la religione.
Le religioni, i miti, le credenze si sono sviluppate in ogni luogo della terra, ove vi era un piccolo gruppo di persone, anche in una società allo stato embrionale. In occidente, il primo che uso la religione quale controllo sociale in maniera sistemica fu Costantino I, noto anche come Costantino il Grande, fu imperatore romano dal 306 al 337 d.C.. La sua conversione al cristianesimo e la conseguente adozione di politiche favorevoli alla Chiesa cristiana ebbero un impatto duraturo sulla storia dell’Impero e sulla diffusione del cristianesimo in tutto l’occidente. Come la storia insegna e si ripete La tradizione narra che Costantino abbracciò il cristianesimo dopo la celebre visione della croce nel cielo prima della Battaglia di Ponte Milvio nel 312 d.C. Secondo la leggenda, vide un simbolo cristiano nel cielo con l’iscrizione “In hoc signo vinces” (Con questo segno vincerai) e, seguendo questa visione, adottò il Cristianesimo. Nel 313 d.C., Costantino emise l’Editto di Milano insieme al co-imperatore Licinio. Questo editto garantiva la libertà religiosa a tutte le comunità religiose dell’Impero, ponendo fine alle persecuzioni contro i cristiani. Questa mossa fu fondamentale per il cristianesimo, poiché garantiva ai seguaci di questa fede la libertà di praticare e diffondere la loro religione senza timore di persecuzioni. Successivamente, Costantino convocò il Concilio di Nicea nel 325 d.C., un’assemblea di vescovi cristiani, al fine di risolvere le dispute dottrinali all’interno del cristianesimo, in particolare la controversia ariana. Il concilio fu cruciale per definire alcuni degli elementi fondamentali della dottrina cristiana, come la formulazione del Credo niceno. Nel 324 d.C., Costantino trasferì la capitale dell’Impero romano da Roma a Bisanzio, che in seguito fu rinominata Costantinopoli (l’odierna Istanbul). Questo spostamento contribuì a consolidare ulteriormente l’influenza della cultura e della religione cristiana nell’Impero, poiché Costantinopoli divenne un importante centro cristiano. Va notato che, mentre Costantino adottò il cristianesimo e fu coinvolto in questioni ecclesiastiche, la sua conversione non significò necessariamente una profonda comprensione o adesione personale a tutti gli aspetti della dottrina cristiana quindi si può dire che la sua conversione può essere stata più strategica che motivata da convinzioni teologiche profonde.
Altri e tanti sono gli esempi nella storia occidentale, passando per i Re d’Italia che assurgevano al trono “ Per grazia di Dio e per volontà della Nazione” arrivando ai giorni nostri attuali politici che richiamano continuamente le radici cristiane.
Concludendo l’uso della religione come strumento di controllo sociale è un fenomeno che ha caratterizzato molte società nel corso della storia. Questa pratica è stata sfruttata da autorità politiche e istituzioni religiose per influenzare le credenze, i comportamenti e la coesione sociale. La religione quindi sintetizzando si può considerare quindi come:
1. Strumento di Legittimazione del Potere: In molte società, le élite politiche hanno utilizzato la religione per legittimare il loro potere. Associando il governo a divinità o principi religiosi, le autorità cercano di guadagnare la fiducia e l’obbedienza della popolazione, presentando il loro dominio come voluto o approvato dalle divinità.
2. Controllo Morale e Etico: La religione spesso fornisce un quadro etico e morale che contribuisce a stabilire norme di comportamento nella società. Le autorità religiose possono sfruttare questo ruolo per influenzare e controllare le azioni delle persone, promuovendo valori che supportano l’ordine sociale esistente.
3. Conservazione della Struttura Sociale: Le istituzioni religiose possono essere utilizzate per preservare la struttura sociale esistente. Ad esempio, la gerarchia sociale può essere giustificata attraverso interpretazioni religiose che enfatizzano la necessità di obbedienza e sottomissione a determinate autorità.
4. Unificazione Sociale: La religione può fungere da collante sociale, creando un senso di appartenenza e identità condivisa tra i membri della comunità. Questo può facilitare il controllo sociale attraverso la promozione di un’identità collettiva che sottolinea la conformità alle norme stabilite.
5. Risposta a Crisi e Cambiamenti Sociali: In tempi di crisi o cambiamenti sociali, le autorità religiose possono giocare un ruolo cruciale nel mantenere la stabilità. Offrendo spiegazioni interpretate attraverso una lente religiosa, cercano di mitigare l’ansia e la resistenza alle trasformazioni sociali.
6. Limitazioni e Potenziali Tensioni: Tuttavia, l’uso della religione come mezzo di controllo sociale può anche generare tensioni e conflitti. Le persone possono ribellarsi se percepiscono un abuso o una manipolazione delle loro convinzioni religiose a fini politici.
L’’uso della religione, quindi come strumento di controllo sociale è un fenomeno complesso con implicazioni profonde nella struttura e nella dinamica delle società. Mentre può contribuire alla coesione e alla stabilità, può anche essere fonte di tensioni e conflitti quando percepito come strumento di manipolazione, da qui nell’epoca moderna la religione in molte società viene sostituita con altri “credo” di natura nettamente materialistica, diffusi con l’uso massiccio nell’era della globalizzazione ma anche nella post-globalizzazione con l’uso di nuove tipologie di controllo di massa quali mass media, applicazioni , internet perché tutti sempre collegati con l’ormai il più comune degli strumenti in possesso all’essere umano, il telefono cellulare!
ALFREDO CARLACCINI
[1] Émile Durkheim (Épinal, 15 aprile 1858 – Parigi, 15 novembre 1917) è stato un sociologo, filosofo e storico delle religioni francese. Fu il fondatore del funzionalismo, una teoria strutturalista, la sua opera è stata cruciale nella costruzione, nel corso del XX secolo, della sociologia e dell’antropologia, avendo intravisto con chiarezza lo stretto rapporto tra la religione e la struttura del gruppo sociale.

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