L’ Unità socialista è subordinata al verificarsi di due condizioni politiche.
La prima, che tutti i vecchi dirigenti e i diretti responsabili della diaspora si collochino in pensione spontaneamente, senza creare altri danni al Partito Socialista. La seconda condizione è che il rifondato soggetto politico si collochi al di fuori dei Poli. Ogni altra previsione sarebbe un ennesimo fallimento.
I vecchi dirigenti devono fare ammenda di tutti gli errori commessi, in cattiva o buona fede, a danno del Partito Socialista, dal 1992 ad oggi. Le loro azioni sono servite solo ad annullare ogni briciola d’orgoglio socialista. Si sono prestati ai giochi dei Poli, finalizzati a cancellare definitivamente dalla storia politica la presenza socialista. Non ci sono giustificazioni, o comprensioni valide per i compagni e le compagne socialiste arroccatisi, indecorosamente, nella sinistra come nella destra, annullando, così, ogni caratteristica socialista.
Bobo Craxi, intervenendo all’assemblea nazionale de “I Socialisti” guidati dal ribelle Zavettieri, fautore della fine del Socialismo, ha invitato i compagni a non disperdere il valore della svolta politica compiuta un anno fa, traslocando nella sinistra. Di quale valore ha inteso parlare, non è dato sapere, atteso che ha parlato, subito dopo, delle amarezze, delle delusioni provate entrando nella sinistra. Di un solo valore avrebbe dovuto parlare: del tradimento operato ai danni della famiglia socialista, erede di Bettino Craxi. Ha assicurato l’assemblea di impegnarsi a svolgere nel Governo un ruolo politico prettamente socialista. Ha invitato i presenti a trovare la forza e la volontà per aiutare Boselli ad uscire dalla crisi in cui s’è venuto a trovare con la Rosa nel Pugno, che ha rappresentato un altro clamoroso fallimento politico per gli stessi Boselli e Intini.
I tantissimi compagni socialisti, traditi dai comportamenti inqualificabili dei tanti falsi socialisti, hanno preferito stare a casa, disertare le urne pur di non confondersi né con la destra e nemmeno con la sinistra.
La lezione la ignorano volutamente Bobo Craxi, De Michelis, Boselli, Signorile, Intini e compagni. Più si ostineranno a non capire la batosta ricevuta dal popolo e più la loro immagine si spegnerà e si perderà nel tempo. La loro funzione politica è clamorosamente fallita e finita. Prendano atto di ciò. Si mettano da parte e lascino liberi i giovani a rimettere su il Partito Socialista, di cui il Paese ha tanto bisogno.
Le dichiarazioni timide, puerili e inconcludenti, fatte in televisione dai diversi socialistuncoli annoiano sempre più, perché le stesse risultano, poi, anche false e mendaci. Arrivati al capolinea, bisogna scendere tutti, proprio tutti!
Domenico Civitano

Il generale, che non riesce a fare un piano di guerra a tavolino e sul campo, le prende di santa ragione, significa che non è un buon militare. I nostri generali politici e, in particolar modo, quelli che non hanno seguito nemmeno un corso serale d’arte di guerra, si sono dimostrati incapaci pure di organizzare una sfilata celebrativa. Di fronte a tali situazioni di fatto, l’unica vera soluzione è cambiare i generali con altri più seri e preparati. A suggerire tale necessità è l’assoluta mancanza di fiducia da parte dei pochi soldati rimasti e, soprattutto, da parte della popolazione, amareggiate e avvilita per i grandi fallimenti dei generali in carica, e per i tradimenti di coloro che si sono venduti al nemico. Vergogna!
Siamo speranzosi e ottimista come Gino Di Maro e noi anziani, già pensionati, vigili, affinché le nuove leve siano giovani e moderni in tutte le loro manifestazioni.
Ai due cari amici, un fraterno abbraccio
Domenico Civitano
Caro Domenico, mi commuove la Tua sostanziale richiesta di un prepensionamento anticipato dei tanti generali senza esercito.
Ormai è l’ultima sponda, ma non è una sponda di poco conto. Ho proposto e rilancio, permettendomi di richiamarmi al Tuo bellissimo invito, di presentare (forse già alle regionali del Molise) liste della “Gioventù Europeista, laica e Socialista” con candidature rigorosamente al di sotto dei 35/40 anni per favorire un rinnovo generazionale.
Tuo Gino Di Maro
Condivido. Sai che condivido.
Ma dovresti chiederti -dovremmo chiederci- se quello che sostieni –che sosteniamo- non sia reso possibile dalla continuità, dalla progressività di vita trascorsa.
I salti generazionali prospettano anch’essi pericoli. Diversi. Ma pericoli.
La risposta? La conosciamo entrambi. Ma siamo pochi. E forse –valga per me- anche stanchi.
L’affetto e la stima sono ripetuti.
franchini