La verità è una sola. I molteplici sistemi elettorali vigenti in Italia dagli anni novanta in poi (diversi per ogni grado di consultazione, dalle Circoscrizioni al Parlamento) non favoriscono l’alternanza. Che un Sindaco o un Presidente di Regione non venga automaticamente confermato al secondo mandato è l’eccezione, non la regola. Dovuta a qualche evento esterno ed eccezionale, spesso un intervento della magistratura: ad Arezzo il Comune è passato al centro-sinistra dopo tre provvidenziali arresti e un avviso di garanzia al sindaco di centro-destra; in Sicilia Cuffaro ha vinto pur essendo sotto processo. Fanno ridere quelli che sostengono che sindaci e presidenti vengono confermati perché governano bene: vadano a chiedere in qualsiasi città, da chiunque amministrata, del traffico, degli asili, delle code negli ospedali e poi ne riparliamo.
L’alternanza c’è stata invece a livello di elezioni politiche, ma questo non smentisce il nostro assunto. Non c’è chi non veda, infatti, che tale eccezione è determinata dal fattore B come Berlusconi.
L’ex presidente del consiglio, quando è in gioco direttamente mobilita e riesce a portare alle urne gli elettori di centro destra. I suoi epigoni in periferia li allontanano. A livello locale, infatti, il cesarismo di certi esponenti della CdL assume contorni da operetta: sono autoreferenziali, autoritari, gestiscono i partiti col criterio di allontanare qualsiasi critica, si chiudono e non riescono a dialogare con la gente. E chi non dialoga spesso non ha niente da dire. Tutto al contrario dell’Unione che a livello locale e nazionale riesce, con pazienza, a conciliare gli opposti.
Il centro-sinistra esce ringalluzzito da questa ampia consultazione amministrativa che in realtà è una conferma di quello che sapevamo: una maggiore disaffezione degli elettori di centro destra al voto ripetuto e una incapacità cronica della Casa delle Libertà ad una efficace politica a livello locale.
Gli osservatori più raffinati o, come si dice “attenti”, hanno messo in rilievo che il centro-sinistra ha vinto perché non c’è stata la spallata auspicata dal Cavaliere che non ha conquistato Napoli; ma tacciono sul fatto che anche il centro-sinistra voleva conquistare la Sicilia e Milano ma non ha conseguito il risultato.
Guardando da fuori i due schieramenti, la visione che ne abbiamo è nitida: l’Unione è ferma, la Casa delle Libertà arranca ed è lecito prevedere che salti per aria per le divisioni sempre più evidenti.
Emerge un quadro desolante di sostanziale immobilismo. Solo il determinarsi di qualche fatto nuovo potrebbe sbloccare la situazione e dare nuovo slancio al Paese.
L’Unione ferma la CDL va indietro. Il sistema blocca l’alternanza
Fanno ridere quelli che sostengono che sindaci e presidenti vengono confermati perché governano bene: vadano a chiedere in qualsiasi città, da chiunque amministrata, del traffico, degli asili, delle code negli ospedali e poi ne riparliamo. Alle politiche l’alternaza è dovuta al fattore B. E a livello locale i piccoli epigoni di Berlusconi sono la causa dei guai della Casa delle Libertà.

Questa mattina ascoltavo una radio dare gli esiti delle elezioni.
Così diceva:
– Il centro sinistra VINCE a Napoli, Roma, Torino
– Il centro destra invece è in “vantaggio” a Milano… ecc
Due pesi, due misure!
In realtà, le elezioni locali non possono che confermare sempre le stesse forze governo, per il fatto che il centro sinistra gode di una rendita di posizione ancora solidamente affermata. Mi riferisco al fatto che, in generale il centro sinistar è molto radicato sul territorio con i suoi mille tentacoli, dalle sezioni di partito alle associazioni che ad esso fanno riferimento, che costituiscono il loro principale e più potente veicolo di mobilitazione delle masse, siano esse operaie o medi borghesi. Pertanto, fino a che le forze alternative non riusciranno a rendersi conto che il terreno di confronto con il centro sinistra è proprio sul territorio, in ogni piccolo pezzetto del nostro apese, non vedo grandi possibilità di affermazione. Del resto, come ha ben detto il Direttore di Pensalibero, Nicola Cariglia, la sinistra non è da intendersi come sinistra geografica, bensì come una forza politica, laica, liberale e socialista, riformatrice, moderna e progressista, che propugna soprattutto miglioramenti in campo sociale e dei diritti civili, per realizzare l’effettiva libertà dell’individuo.
Saluti dal vostro Vittorino Zuccotti