La rivolta di Maidan, ha riacceso le speranze del popolo ucraino, ma deve fare i conti prima che con Putin, al suo interno contro la corruzione.
L’Ucraina è al bivio? Sicuramente è in una posizione delicata e difficile quanto basta per rendere incerto il suo futuro. L’ottimo articolo del Washington Post, denuncia nella sua analisi l’aspetto più preoccupante del dopo Maidan: la corruzione. Come in Italia, la corruzione che nel Paese è ancora altissima, limita la possibilità d’aiuto dell’Ue e degli Usa. Nessuno, infatti, ha il desiderio di gettare milioni in un pozzo senza fine, dove il risultato dell’aiuto economico e finanziario sarebbe nullo. Il problema, dunque, corruzione gli ucraini lo devono risolvere da soli, ed è il loro principale nemico. Non basta l’epurazione necessaria che sotto il nome di lustrazione, ha rimosso parecchie cariche di sottogoverno ancora legate al satrapo Ianukovich e alla Russia di Putin. Impossibile però, fare un confronto tra Polonia e Ucraina come rileva il giornale americano. La Storia dei due paesi è diversa, almeno per gli ultimi cento anni. L’Ucraina perse la sua libertà cadendo nel 1921 sotto i bolscevichi di Lenin che ne distrusse la capitale. Stalin ne ordinò le deportazioni, provocando ben tre carestie che costarono dieci milioni di morti per fame nel ’34, nel ’36 e subito dopo la guerra nel ’46. Erano gli anni del terrore di Beria. La ricca terra ucraina subì altri oltraggi. La seconda guerra mondiale sfregiò il Paese, teatro della campagna di Russia, dove la follia fascista gettò l’Italia nel dolore e nel disonore. La centrale nucleare di Chernobyl però, non fu l’ultima disgrazia provocata dalla decadente nomenclatura “ dei servi del popolo”. Nel 1991 l’Ucraina si rese indipendente, e con un vero referendum, si unì anche la Crimea, terra dei tartari e dei contadini ucraini che l’avevano recuperata alla sua decadenza. In quell’anno a causa della separazione dalla Russia di Gorbaciov, il Paese subì una spaventosa inflazione che portò il costo dei beni di prima necessità a 100 volte il prezzo del 31 dicembre 1990. Il resto è Storia recente che ha attraversato speranze e delusioni cocenti, tra corruzione e povertà; dov’è l’una, c’è l’altra, in una democrazia incompiuta e acerba priva dei fondamentali educativi. La rivolta di Maidan, ha riacceso le speranze del popolo ucraino, ma deve fare i conti prima che con Putin, al suo interno contro la corruzione. La Rada Suprema, il nuovo parlamento appena eletto e il popolo, devono trovare la forza di rendere l’ucraina, una nazione credibile. La guerra che ancora non cessa, ma è solo ibernata nel freddo dell’inverno, potrebbe risvegliarsi in primavera. Putin non mollerà tanto facilmente la pressa. Le cose però non potrebbero rivelarsi così negative. La Russia potrebbe trovarsi davanti ad una crisi assai maggiore ad aprile di quella ucraina che sta rischiando il collasso. A pari condizioni la ripresa attiva del conflitto, porterebbe a imprevedibili conseguenze. Gli ucraini si difenderebbero anche con le unghie come hanno già dimostrato. Il crollo del costo del petrolio e del gas, la svalutazione del rublo e le restrizioni internazionali, potrebbero sventare un nuovo spargimento di sangue. L’analisi del Washington Post non ha calcolato la possibilità di trovarsi tra qualche mese la Russia, nella necessità di rovesciare Putin e trovare una nuova affidabilità nella pace per salvare il paese dalla guerra e dalla fame. Il crollo delle quotazioni, e del valoro del rublo, fa già piangere l’impero di Putin, che realizza gran parte del suo bilancio nell’estrazione di energia che può, sia ben chiaro, vendere solo all’Europa. Lo dimostra il tentativo di un’intesa con la Turchia, con la quale è sempre stata in cattivi rapporti, anche per via della Crimea da dove la Russia influenza la politica del Mediterraneo e in particolare la Siria. La strada asiatica è lontana, piena d’incognite, non ultima la questione della Manciuria stappata ai Cinesi. La distanza e le difficoltà climatiche e del territorio, rendono la scelta valida nel lungo periodo. I cambiamenti tecnologici e le nuove fonti di approvvigionamento energetico, potrebbero rendere anti economico un’avventura del genere. Senza considerare che la Russia, sta combattendo in Cecenia, mentre altre ex repubbliche sovietiche a est reclamano la loro autonomia da Mosca.

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