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Luciano Gallino: la lotta di classe dopo la lotta di classe

di Renzo Penna | 3 Novembre 2013

La nuova lotta di classe è quella condotta dalle classi dominanti  “contro il basso”, costituito dalle classi medie e dai lavoratori dipendenti. Lo sostiene nel suo ultimo libro Luciano Gallino: La lotta di classe dopo la lotta di classe.

NZOLa lotta di classe non è venuta meno, ed è più che mai attuale ai nostri giorni. La lotta di classe è quella condotta dalle classi dominanti  “contro il basso”, costituito dalle classi medie e dai lavoratori dipendenti. Questo sostiene nel suo ultimo libro Luciano Gallino: La lotta di classe dopo la lotta di classe. Il merito del libro sta nel portare in luce e denunciare,  dopo un lungo periodo nel quale il termine “classe” era stato bandito, una realtà volutamente rimossa e negata. Gallino illustra come un’insieme di idee vengono presentate ogni giorno, da anni, in maniera apparentemente neutrale, da tutti i media, da quasi tutti i politici, da una parte dei sindacalisti e da molti docenti universitari, come verità inoppugnabili. In questo modo i cittadini vengono informati che il maggiore problema dell’Unione europea è il debito pubblico; che abbiamo vissuto troppo a lungo al di sopra dei nostri mezzi; che sono le pensioni a scavare voragini nel bilancio dello Stato; che agevolare i licenziamenti crea occupazione; che la funzione dei  sindacati si è esaurita, in quanto sono residuati ottocenteschi; che i mercati provvedono a far affluire capitale e lavoro dove è massima la loro utilità collettiva; che il privato è più efficiente del pubblico in ogni settore: acqua, trasporti, scuola, previdenza, sanità; che la globalizzazione impone la moderazione salariale. Complimenti. Luciano Canfora – che si è a suo tempo occupato del tradimento dei chierici, ovvero dei molti intellettuali di sinistra che, per stare al passo con i tempi, hanno abbracciato le teorie liberiste – sostiene che il chiaro bersaglio della politica dell’austerità è il welfare state. Nel periodo seguito alla seconda guerra mondiale e arrivato fino alla fine degli anni ’70, la lotta di classe “dal basso” degli operai e del sindacato ha ottenuto, nelle principali nazioni europee, significativi risultati in termini di aumento dei salari e la conquista di maggiori diritti e tutele nei luoghi di lavoro. Questa “lotta” ha inciso sui profitti delle aziende e ha avuto un’influenza non solo in Europa, ma anche negli Stati Uniti. Negli stessi anni si è sviluppato il welfare state e i parlamenti hanno approvato riforme nel campo della scuola, delle pensioni e della sanità. Nel nostro paese lo Statuto dei lavoratori è del 1970 e l’istituzione del Servizio sanitario nazionale è del 1978. Uno sviluppo, quello del welfare in Europa, favorito anche dalla presenza e dai timori che esercitava il blocco comunista e promosso come risposta dell’Occidente per far fronte all’influenza e suggestioni esercitate sulle classi lavoratrici dalla rivoluzione. Ma dal 1980 negli Stati Uniti una serie di serbatoi del pensiero neoliberista, sostenuti da enormi finanziamenti, hanno iniziato la controffensiva nei confronti delle classi lavoratrici e dei poteri del sindacato su come, cosa e dove produrre per riconquistare piena libertà d’azione da parte dei top manager, dei proprietari dei grandi patrimoni e degli azionisti delle imprese. E, con i tagli a scuola, sanità e previdenza pubblica, il ridimensionamento del Welfare State. Dopo l’89 con il crollo, lo sfaldamento del blocco sovietico questa iniziativa ha subito una forte accelerazione e ha saputo influenzare la politica e i partiti, compresi molti dirigenti della sinistra. Ma con la crisi iniziata nel 2007, che continua, il vero capolavoro della mitologia neoliberista è stato nell’aver indicato come responsabili proprio coloro che hanno e tuttora stanno sopportando i maggiori costi della crisi: le piccole imprese dell’indotto, le classi medie, i lavoratori dipendenti e i pensionati che hanno la colpa di vivere più a lungo e pretendere come salario anche più di mille euro al mese! E il fenomeno inquietante dei suicidi che sta accomunando lavoratori che perdono il lavoro e piccoli imprenditori che vedono il fallimento delle loro aziende ha, secondo Canfora, la stessa ragione e dipende dalla “lotta di classe” condotta dall’alto dalle classi dominanti.

Pubblicato in : Invito alla lettura

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