L’Accademia pontificia delle scienze ha smascherato in un sol colpo gli innumerevoli e volenterosi nemici delle coltivazioni Ogm; e, con essi, una politica miope che, cullando pulsioni antiscientifiche largamente dominanti, ha codificato soluzioni normative retrive. Scelte idonee a soffocare le potenzialità dell’agricoltura e, prima di tutto, della ricerca scientifica.
E’ difficile apprezzare l’entità dei danni che l’ostracismo contro gli Ogm ha arrecato e sta arrecando al nostro Paese; forse (e drammaticamente) lo scempio emergerà con crescente evidenza man mano che col passare degli anni si amplierà il gap tra l’Italia e – più in generale – tra la ‘vecchia’ Europa e il resto del mondo.
“Da quando gli ogm sono copiosamente in circolazione nel mondo, non si è dato un solo caso che ne dimostri la pericolosità per i consumatori”, afferma Armando Massarenti su Il Sole 24 Ore. E – sia detto ai benpensanti sedicenti terzomondisti contrari a globalizzazione e libero mercato ma con il sogno di un’agricoltura primigenia e ‘naturale’ mai esistita: “La rinuncia al progresso tecnologico in agricoltura può apparire indolore in Occidente, ma gli analisti di policy – scrive Anna Meldolesi su Il Riformista – hanno dimostrato che condiziona anche le scelte delle regioni povere, attraverso l’orientamento dei mercati, la distribuzione degli aiuti, l’esportazione dei nostri modelli culturali alle elite dei paesi del sud del mondo, il condizionamento dei loro quadri normativi.”
Va reso dunque onore al Vaticano per avere rotto la cappa di omertoso conformismo che ha unito la classe dirigente e contagiato l’opinione pubblica in un ‘niet’ irragionevole, un impasto di ignoranza, cinismo ed istanze utopiche. ‘Niet’ sul quale sono imperniati corposi interessi economici, mentre nella pubblicistica in voga esisterebbero esclusivamente le ‘cattive’ e predatorie multinazionali dei prodotti Ogm.
Non è questo il momento per fare rigorosamente i conti con le menzogne che sono state propinate nel tempo per ‘ammazzare’ gli Ogm. Come rilevato nell’articolo della Meldolesi, il documento dell’Accademia pontificia va oltre l’idea “che nell’ingegneria genetica non c’è nulla di intrinsecamente pericoloso” e che “i suoi prodotti non comportano rischi diversi da quelli convenzionali”, per approdare ad un appello ad un revirement urgente, non procrastinabile, poiché “è un delitto rinunciare al contributo che le colture geneticamente modificate possono realisticamente dare a un mondo con un miliardo di affamati, una popolazione che continua a crescere e la sfida dei cambiamenti climatici all’orizzonte”.
Né è da meno l’invito ad un dibattito, ad un confronto schietto, veritiero, che deve impegnare chiunque, comunque la pensi, ad un minimo rispetto dei dati scientifici. E’ una mozione di elevato contenuto etico che diventa un monito contro ogni indugio, ogni perdita di tempo prodotta da argomenti senza nessun valore oggettivo, capaci di suggestionare il pubblico senza minimamente informarlo.
Nella vita quotidiana – scrive Dario Bressanini nel suo libro Pane e bugie – si dà per scontato che il ‘metodo di produzione’ sia determinante per le caratteristiche di un prodotto: “L’amido utilizzato nella produzione della vitamina C può anche derivare da mais Ogm, ma non vi affannate a cercare sulla confezione delle pasticche la dicitura relativa all’eventuale origine transgenica. La legge non la impone e comunque non avrebbe senso mettercela, visto che l’amido è amido, indipendentemente dalla sua origine transgenica o meno”. Dunque, l’equivoco si è creato nel concentrare il fuoco sul metodo di produzione, quando ciò che conta è solo il prodotto in se.
E’ tempo di andare oltre e il rapporto sugli Ogm dell’Accademia Pontificia è un potente viatico ad un nuovo corso. Siamo ben oltre la pur giusta ‘provocazione’ lanciata da Giorgio Fidenato e Silvano Dalla Libera, i due agricoltori friulani che hanno seminato Ogm e sostenuto dinanzi ai giudici amministrativi, con successo, le proprie ragioni.
E forse è (un po’) meno lontano il tempo in cui ad essi, come a migliaia di agricoltori italiani, verrà riconosciuto – nel segno di una concreta co-esistenza con l’agricoltura convenzionale e biologica – il diritto di piantare semi Ogm.
Paolo Marini

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