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L’operazione Letta blinda il Mattarella Bis

Tutto sembra studiato ad arte per offrire al Paese una reale stabilità ma forse anche -lo si dica sottovoce affinchè il sonnolento centrodestra non se ne abbia a male- per blindare il Mattarella-Bis.

di Daniele Marchetti | 18 Marzo 2021

Con l’«operazione Letta» che ha incoronato il pupillo dei morotei “re del Nazareno”, ogni tassello (almeno a sinistra) sembra aver trovato la giusta collocazione anche (e forse, soprattutto) per la corsa al Quirinale.

L’accantonamento improvviso ma non inatteso del governo Conte II: baluardo dichiarato della ricandidatura di Sergio Mattarella a “nuovo” Presidente della Repubblica, rischiava di far saltare il banco.

L’urgenza nazionale, che per le Alte stanze rivestiva una duplice valenza (quella dell’emergenza socio-sanitaria ma anche quella -meno nobile seppur legittima- di un nuovo possibile settennato), reclamava un cambio di rotta: un piano “B” che non disperdesse il lavoro di sapiente tessitura condotto tra le anime della scorsa maggioranza (base numerica essenziale per ogni ambizione quirinalizia) e togliesse dal campo di gara qualche quotato, autorevole competitor.

Ecco che d’improvviso -quasi per miracolo- ciò che a tutti -anche ai più informati- appariva impossibile più che improbabile si è, invece, verificato.

Tempo da perdere non c’era per badare a tante sottigliezze.

Così a Mario Draghi, che nessuno riteneva disposto a prendersi la patata bollente del caos pandemia con un piano di rilancio tutto da inventare, affinchè accettasse l’incarico di primo Ministro (e togliesse il disturbo dalla corsa presidenziale) sono state concesse quelle “mani libere” (tutto nell’alveo costituzionale, s’intende) sconosciute ai suoi predecessori.

Stessa solfa, intercedendo in quel di Genova, per l’altro stimato e popolare outsider nella corsa al Colle: il noto “avvocato del popolo”, a cui è stata concessa -da nuovo capo indiscusso dei grillini- addirittura la possibilità di cambiare simbolo, nome e natura politica al Movimento 5 stelle.

Infine la recente vicenda di Enrico Letta alla cui riottosità della prima ora (“faccio un’altra vita, un altro mestiere”) è stata offerta (con la solita telefonata ammaliante come sussurra il prolisso Giorgio Melletti) un’investitura bulgara e “mani libere” per sbarazzarsi (se non vendicarsi) di eventuali sollevazioni correntizie (“non sono in cerca di unanimismo”) e gettare ponti in vista di una riedizione del “partitone” di pepponiana memoria con il rientro nella “ditta” di quanti (da Leu o da Italia Viva) nel 2016 favorirono l’ascesa al Colle del primo moroteo nella storia della Repubblica.

Insomma, tutto sembra studiato ad arte comprese le “miracolose” telefonate, per offrire al Paese una reale stabilità ma forse anche -lo si dica sottovoce affinchè il sonnolento centrodestra non se ne abbia a male- per blindare il Mattarella-Bis.

Daniele Marchetti

Pubblicato in : EditorialeTag: 5 stelle, dichiarato, draghi, enrico letta, genova, governo, italia, lavoro, mario draghi, movimento, natura, presidente della repubblica, repubblica

Info Daniele Marchetti

Nato a Lucca nel gennaio 1965, sposato e padre di un furetto di nome Filippo, risiede a Firenze. Laureato in Scienze Biologiche, specializzato in Epistemologia presso l’Università degli Studi di Pisa e perfezionato in “Bioetica e Biotecnologie” all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dal 1997 è abilitato alla professione di Biologo e dal 2003 è giornalista iscritto all’Ordine della Toscana e Direttore di alcuni periodici lucchesi. Già ricercatore presso l’Università degli studi di Firenze e titolare di una borsa di ricerca del Ministero degli Affari Esteri (bandita dall’Istituto Agronomico per l’Oltremare), nel 2000 ha pubblicato per lo Studio Editoriale Fiorentino (S.E.F.) il volume “L’Italia delle Agro-Biotecnologie”. Appassionato da sempre di politica (quella pensata più di quella “realizzata”), nel 2001 entra in Consiglio regionale della Toscana come funzionario e nel 2009 guida, con la carica di Dirigente, una Segreteria Istituzionale. Dal 2010 ha rivestito l’incarico di Responsabile dell’Ufficio stampa di un influente Gruppo consiliare.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. marzio siracusa

    20 Marzo 2021 alle 09:48

    Qualcosa stride in questa ricostruzione. Si fa un quadro di “finesse”, sotterfugi, calcoli e trame di palazzo, attribuendoli a personaggi squallidi, vere macchiette una volta osteria, oggi da palazzo istituzionale, insomma parvenu riciclati in studi e incarichi creduti alti, in realtà di basso profilo perché non riescono a uscire dalla palude. Qualcosa non quadra, come infilare Topolino a recitare Edipo o Amleto.

    Rispondi

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