
L’uccisione di Charlie Kirk scuote l’America nel profondo. Mercoledì l’attivista, sostenitore e fedele alleato di Donald Trump e direttore di Turning Point USA, la principale organizzazione giovanile della destra conservatrice, stava parlando a un evento nel campus della Utah Valley University di Orem, vicino a Salt Lake City, quando è stato colpito. I video pubblicati online mostrano il trentunenne sotto una tenda nel cortile del campus, mentre un singolo proiettile lo raggiunge al collo, facendolo cadere dalla sedia. Immediatamente tra le migliaia di persone accorse per ascoltare il suo intervento si diffonde il panico e la gente comincia a urlare e scappare. Poche ore dopo la sparatoria, la notizia della sua morte è stata accolta con cordoglio da parte di esponenti di entrambi i partiti politici, che hanno espresso indignazione per l’omicidio. Spencer Cox, il governatore dello Utah ha definito la sparatoria un “assassinio politico”, sebbene il movente non sia ancora noto e la caccia all’uomo per individuare lo sparatore sia ancora in corso. “Questo è un giorno buio per il nostro Stato. È un giorno tragico per la nostra nazione”, ha dichiarato Cox, repubblicano, chiedendo la fine della violenza politica che ha flagellato il Paese negli ultimi mesi. Nel corso della giornata, due sospettati sono stati arrestati separatamente, ma alla fine sono stati rilasciati. Gli investigatori stanno esaminando le immagini delle telecamere di sicurezza che ritraggono l’attentatore, che indossava abiti scuri e che probabilmente ha sparato “un colpo a lunga distanza” da un tetto. Nella conferenza stampa di mercoledì pomeriggio, Cox ha promesso che le autorità avrebbero trovato l’autore della sparatoria e lo avrebbero ritenuto responsabile “nei limiti massimi consentiti dalla legge”, aggiungendo: “E vorrei solo ricordare alla gente che qui nello stato dello Utah abbiamo ancora la pena di morte”.

Chi era Charlie Kirk?
L’omicidio priva il movimento conservatore di una delle sue figure più carismatiche. Nato e cresciuto in un sobborgo di Chicago, Kirk era un sostenitore di Trump fin dalla campagna elettorale che lo avrebbe portato alla Casa Bianca nel 2016. A soli 18 anni ha fondato Turning Point USA, un’organizzazione studentesca di destra cresciuta fino a diventare un pilastro fondamentale della base trumpiana: da allora Kirk era diventato l’emblema della svolta del Partito Repubblicano verso un nazionalismo populista. Con milioni di follower su Instagram e TikTok, il 31enne ha utilizzato i social per trasmettere e amplificare la visione del mondo Maga a una generazione di giovani conservatori. La sua influenza si è ulteriormente ampliata con il lancio nel 2019 di The Charlie Kirk Show, attualmente al quarto posto nella categoria notizie su Apple Podcast. A differenza di altri esponenti della galassia trumpiana, Kirk era noto per affrontare direttamente i suoi avversari progressisti nei suoi talk. Ed era famoso per la serie di dibattiti ‘Prove me wrong’, registrati dal vivo dai campus universitari degli Stati Uniti, in cui invitava gli studenti a sfidarlo su temi come l’aborto, la teoria del razzismo sistemico e i diritti delle persone transgender. “Registriamo tutto… così la gente può vedere idee diverse a confronto”, aveva scritto in un post su X. “Quando la gente smette di parlare, è allora che scoppia la violenza”. Kirk, che sosteneva il secondo emendamento, riteneva che l’aborto fosse un omicidio e negava il cambiamento climatico, ha anche interagito direttamente con importanti politici democratici. È stato il primo ospite di This Is Gavin Newsom, un podcast politico condotto dal governatore democratico della California, in cui i due si sono confrontati sulle questioni ideologiche del momento. Lascia una moglie e i loro due figli.
Trump soffia sul fuoco?
L’omicidio di Kirk ha suscitato la condanna di entrambi gli schieramenti politici. “La violenza politica non ha posto in America”, ha dichiarato Kamala Harris in una nota . Hakeem Jeffries, leader della minoranza democratica alla Camera, ha definito la violenza politica “inaccettabile e completamente incompatibile con i valori americani”. Tuttavia, una volta appreso della sua morte, il presidente Donald Trump e altri esponenti della destra conservatrice, hanno contribuito ad alimentare le fiamme della divisione attribuendo l’omicidio di Kirk alla “violenza politica della sinistra radicale”. In un discorso alla nazione trasmesso dallo Studio Ovale, Trump ha definito Kirk “il migliore d’America” ed ha elencato gli atti di violenza attribuiti alla sinistra, omettendo quelli contro i democratici, come l’omicidio di un deputato dello Stato del Minnesota. “Per anni, la sinistra radicale ha paragonato americani meravigliosi come Charlie ai nazisti e ai peggiori assassini di massa e criminali del mondo. Questo tipo di retorica è direttamente responsabile del terrorismo a cui assistiamo oggi nel nostro Paese e deve cessare immediatamente”, ha affermato Trump, ordinando bandiere a mezz’asta in tutti gli edifici pubblici. Allo stesso modo, Elon Musk ha scritto su X che “La sinistra è il partito degli assassini” e Katie Miller, moglie dello stretto consigliere di Trump, Stephen Miller, ha scritto che i progressisti “hanno le mani sporche di sangue”. Laura Loomer, un’attivista di destra la cui attività di lobbying ha spinto Trump a licenziare membri della sua amministrazione, ha affermato che è giunto il momento di “chiudere, togliere i fondi e perseguire ogni singola organizzazione di sinistra”.
Altro colpo alla democrazia?
La politica americana è notoriamente segnata da omicidi e violenza. Nel corso della sua storia, quattro presidenti sono stati assassinati, molti altri sono sopravvissuti ad attentati e lo stesso Trump è sfuggito per un pelo a due tentativi di omicidio durante l’ultima campagna elettorale. Le violenze mirate sono triste refrain della vita politica del paese: in anni passati l’ex deputata democratica Gabrielle Giffords e il deputato repubblicano Steve Scalise hanno riportato gravi ferite in sparatorie. Il marito dell’ex presidente della Camera Nancy Pelosi, Paul, ha riportato un trauma cranico in un’aggressione nella sua abitazione. A giugno scorso, la Presidente emerita della Camera del Minnesota, Melissa Hortman, democratica, e suo marito sono stati assassinati nella loro casa e anche il senatore dello stato del Minnesota, John Hoffman, e sua moglie sono stati colpiti da colpi d’arma da fuoco, ma sono sopravvissuti. In una nuova forma di presunta violenza politica, l’amministratore delegato di United Healthcare, Brian Thompson, è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco a Manhattan. Luigi Mangione, accusato del suo omicidio, è stato celebrato come un eroe da alcuni esponenti della sinistra estremista sui social media. In un’America sempre più divisa e polarizzata, l’omicidio di Kirk è tanto più tragico perché è anche un attacco diretto alla libertà di parola e alla democrazia, unici baluardi contro una discesa sempre più rapida verso la violenza e il caos politico. Molto dipenderà da come la politica, e un presidente di certo poco propenso a calmare gli animi, risponderanno a quest’ennesimo attacco alla democrazia. Ma dopo un altro assassinio che colpisce le fondamenta della promessa americana, è difficile essere fiduciosi.
Il commento
Di Mario Del Pero, ISPI e Sciences Po
“In attesa che si catturi il responsabile, tutto lascia presagire che quello di Charlie Kirk sia stato un assassinio politico. Un altro esempio di una spirale di violenza politica nella quale gli Stati Uniti sono ormai avviluppati da anni. Violenza, questa, alimentata dalla polarizzazione, dal rifiuto della legittimità politica dell’avversario e dalla sua reiterata rappresentazione non come un normale competitor politico ma come una minaccia esistenziale per la democrazia statunitense. Donald Trump è il prodotto di questo contesto, non la sua causa. Ma una volta eletto Presidente ne è divenuto agente primario, gettando benzina sul fuoco di questa contrapposizione e della violenza che ne scaturisce. E anche la sua scomposta risposta all’assassinio di Kirk, nella quale punta immediatamente il dito contro la “sinistra radicale”, è lì a ricordarcelo”.
Alessia De Luca

Ogni forma di omicidio omicidio e omicidio politico va condannata, indipendentemente da come la si pensa.
l’omicidio politico è una forma di terrorismo e il terrorismo, di qualsiasi matrice sia, uccide il pensiero e ogni idea.
fa riflettere il numero di morti per armi da fuoco negli USA. Una realtà che si dice democratica e libera, ma si rivela ipocrita e violenta e fomentatrice di odio e divisione.