Niente avrebbe potuto essere più efficace del risultato delle elezioni in Olanda per smentire il più radicato dei luoghi comuni, che affligge la quasi totalità della pubblicistica sulla politica italiana. Parlo del sistema elettorale con il metodo proporzionale, descritto, senza spiegare perché, come la massima delle iatture. Sarebbe causa inevitabile di ogni sorta di instabilità, in primo luogo di quella dei governi.
Ebbene, capita che tutta la campagna elettorale olandese fosse stata seguita nell’intera Europa con grande apprensione: si temeva la vittoria del Pvv dalla quale avrebbe potuto scaturire una valanga in grado di travolgere l’Europa. A risultato acquisito, si ha la certezza che l’assalto è stato respinto. Gli Olandesi non si sono lasciati ammaliare dai i populisti di estrema destra del Partito per la Libertà (PVV) di Geert Wilders. Solo qualche seggio in più, mentre è pressochè certa la riconferma, per la terza volta, del premier liberale, Mark Rutte.
Ora, tutto ciò accade in un Paese che ha un sistema elettorale proporzionale che più non si può: partiti dell’uno, due, tre per cento sono rappresentati in Parlamento, tanto che lo stesso partito del primo ministro Rutte è di poco al di sopra del 20%. Con ciò, non intendo sostenere che il sistema proporzionale è il migliore dei meccanismi elettorali possibili, valido sempre e dovunque. Ma nemmeno il mostro per il quale si vuole fare passare. Decisiva, in ogni Paese è la qualità della politica. In Italia, pur con l’adozione di sistemi maggioritari ben oltre il confine della truffa, dal’ 2011 ad oggi, si contano già 5 diversi governi: Berlusconi, Monti, Letta, Renzi e Gentiloni, Nella “proporzionale” Olanda, Rutte si appresta al terzo mandato consecutivo. Inoltre, con il maggioritario, alleanze e transumanze che sostengono i governi avvengono nel chiuso delle stanze. Con il proporzionale con riti e riunioni tra le forze politiche estenuanti e noiose quanto ci mare, ma, vivvaddio, alla luce del sole.
Vogliamo fare un altro paio di considerazioni? In Olanda la presenza di tanti partiti con sfumature diverse, ma con connotati di fondo simili (liberali, socialdemocratici, ambientalisti) ha consentito di assorbire e neutralizzare la spinta populista, ferma al 13% dei voti. Grillo, in Italia, veleggia tra il 25 e il 30 per cento dei voti, ai quali, da questo punto di vista, sono da sommare quelli della Lega (12%). Anche Francia e Gran Bretagna se la devono vedere con spinte populiste consistenti ed hanno sistemi maggioritari.
Ecco perché ritengo che non sarà un male se si andrà a votare nella prossima primavera con il proporzionale. Dico di più, “rubando” una considerazione a Felice Besostri, il giurista cui va il maggior merito delle sentenze della Corte Costituzionale che hanno dichiarato illegittimi, in tutto o in gran parte, il “porcellum” e l’italicum”. Dopo che per due volte sono state annullate le nostre leggi elettorali, non possiamo che andare a votare con il proporzionale che risulta dalla pronuncia della Corte. E’ indispensabile per non mortificare ulteriormente la sovranità popolare e per ripristinare il circuito virtuoso della legittimità. Infatti, con quale legittimazione un Parlamento “sbilanciato” per il vizio di origine di una legge elettorale incostituzionale, potrebbe varare una legge di tipo diverso, esposta al sospetto di essere “di parte”, come è stato certificato che lo erano il porcellum e l’italicum?
Nicola Cariglia

Felice, da vecchio liberale, per i risultati elettorali in Olanda ( tre partiti liberali, dei quali uno vincitore, quando mai…!!! ), sottoscrivo ancora una volta – se permesso – quanto spiegato dal direttore sul sistema proporzionale. E desidero anche dire che fa bene Gian Franco Orsini ad accostare due Stati, secondo me lodevoli, come Olanda e Israele.
Però, direttore, per piacere, non scendere anche tu a dire che “la giunta comunale romana, del sindaco Virginia Raggi, fa ridere”. Inesperta quanto vuoi, ma brava, per esempio, nel NO alle Olimpiadi e nell’avere almeno contrastato l’altra speculazione immonda, quella intorno al progetto del novo stadio. Piuttosto sarebbe il caso di denunciare e additare a disprezzo la campagna di irrisione-denigrazione-diffamazione scatenata fin dal primo giorno di insediamento da tanti mascalzoni privi di faccia ( anzi con la faccia uguale al culo ), autori e/o corresponsabili di anni di nefandezze nella capitale
Va bene, la Giunta Raggi non fa ridere. Ma che mette di buon umore lo vogliamo ammettere?
Guarda Paolo, ciò che irrita di più dei grillini non è che urlano. Ma che tacciono quando hanno amministratori da burletta e, soprattutto, quando il loro capo butta all’aria le primarie sostituendo chi le avrebbe vinte con persona di sua fiducia assoluta. Questo silenzio desolante e vile irrita. Non le messe in scena folcloristiche.
Nessuno dice che, in alcuni casi, le cose non vadano come dovebbero, ma una domanda. Da quando hanno cominciato a far politica i 5 stelle? Possibile che agli altri che si sono spartiti l’Italia siano accordate attenuanti e giustificazioni di ogni sorta, e ai 5 stelle no? I 5 stelle hanno scompiglato le carte, questo è comunque benefico, le cose non sono per forza come vogliono farcele credere. Sul proprorzionale sono d’accordo con te, non si possono raggruppare le varie anime in due soli gruppi, non è proprio realistico.
Caro Paolo,
per un attimo sono stato in crisi di identità. Pensavo tu imputassi a noi di Pensalibero la mancanza di critiche ad altri che non fossero i Cinque Stelle. Ma ho capito in tempo che di questo silenzio non incolpavi noi (del resto, come avresti potuto…). E allora la domanda la faccio io a te: dovremmo tacere sui sindaci a 5 Stelle incapaci? E su Grillo che tratta il suo movimento come un tiranno? A proposito, me la fai una cortesia? Lo scrivi chiaro e tondo che la Giunta comunale romana fa ridere? E che annullare un esito elettorale non gradito non si deve fare e nemmeno accettare? E che chi lo accetta è………..mettilo tu il termine.
Non condivido questo pezzo. L’Olanda, se non sbaglio, usufruiva già prima del sistema proporzionale. Sul “populsimo” bisognerebbe evitare di mettere sotto questo termine capi e paesi che tra di loro hanno poco in comune, sembra un calderone nel quale si trovano tutti, in relatà le sfumature sono molte. Se per populsiti si intendeno quei movimenti che rifiutano i giochini di palazzo (stile Minzolini, salvato dai soliti noti), allora ben vengano e siano benedetti. In Italia, solo la Lega puo’ a tratti essere considerata populsta, il M5S non lo è affatto. Sta dimostrando grande senso di responsabilità, di equilibrio e di vicinanza con i cittadini, il loro consenso non puo’ che aumentare, nonostante il caso Roma, che pure pare lentamente rientrare in un certo ordine. L’idea che chi “grida* sia a priori condannato, mi irrita molto di piu dei “moderati” che con garbo compiono le peggiori schifezze e nefandezze. Allora, penso che il M5S sia una risorsa per l’Italia, piu’ delle forze tradizionali che hanno mostrato, ampiamente e da decenni, i propri limiti.
Non mi risulta che Wilders sia di estrema destra. E’ un laico liberale che peraltro si ispira alla Thatcher. Peccato che i media lo dipingano diversamente, forse non ne sono informati… ?
Quanto al populismo, ricordo che esso prende il nome dal movimento russo a sostegno di contadini e servi della gleba sul finire dell’800 e fu ripreso dal Populist Party statunitense, sempre a sostegno delle classi contadine.
Wilders, essendo un liberale, non può essere considerato un populista come invece lo sono sempre stati i movimenti originari di ispirazione socialista della Prima Internazionale dei Lavoratori.