L’anno che correva era il 1990, uno dei tanti anni elettorali: c’era in ballo il rinnovo dei consigli comunali, provinciali e, vedi caso, regionali. Un giornalista poco più che trentenne, Augusto Minzolini, redattore del settimanale Panorama, realizza il sogno della maggior parte dei giornalisti italiani. Viene assunto da La Stampa, allora diretta da Ezio Mauro, con il compito di solcare permanentemente il Transatlantico di Montecitorio ed aggirarsi nei dintorni, fra trattorie e sedi di partito per cogliere ogni stormir di fronda di una classe politica che sta per esalare l’ultimo respiro senza minimamente rendersene conto.
Il giovane è sveglio assai: abborda politici di ogni partito, soprattutto PSI e DC. Li induce facilmente alla confidenza. Non è difficile: di fronte ad un giornalista la maggior parte dei politici parla anche quando non ha niente da dire e risponde alle domande anche quando non conosce le risposte: figurarsi se appena sanno qualcosa e possono farsi belli sussurrando qualche segreto. Minzolini è lestissimo nel comporre mosaici, talvolta completati con un po’ di intuito, che si trasformano in altrettanti fragorosi scoop. E nasce uno stile che viene definito minzonilismo. Chi scrive, all’epoca, svolgeva la professione giornalistica proprio a Roma; ed ha potuto assistere molte volte a discussioni tra colleghi, cronisti parlamentari, ammirati di questo giovane talento.
Il quale trova materia per consolidare la sua fama negli anni turbinosi di Tangentopoli, così da trovarsi pronto ad accompagnare la nascita della cosidetta seconda repubblica.
Nei primi tempi della quale, Minzolini realizza subito una cosa: che a dare uno schiaffo qua e uno là, e poi un sorriso là e uno qua non c’è che da guadagnare: rispetto, fama di essere spirito indipendente, e capacità di rapporti con le “fonti” delle notizie.
Poiché è ancora vivo il ricordo dei suoi pezzi perfidi soprattutto verso il vecchio pentapartito, Minzolini gode fino a questo momento della considerazione della sinistra pur non dispiacendo al centrodestra avendo, tra l’altro, ripreso la sua collaborazione con Panorama che gravita nell’orbita berlusconiana.
Tutto cambia quando, con la vittoria di Berlusconi alle elezioni del 2008, il caposcuola della soffiata che si fa notizia viene nominato direttore del TG 1.
Da sempre il TG1 è appannaggio di chi vince le elezioni, come altre testate, reti, strutture della RAI vengono distribuite a chi ha contribuito a vincerle e a chi, addirittura, le ha perse.
E da sempre c’è chi, senza sottrarsi al banchetto si dichiara inappetente. Così Minzolini, considerato una volta esempio di giornalismo indipendente e irriverente, diventa per costoro incarnazione di tutto il male che c’è nel mondo dell’informazione.
Poiché conosciamo abbastanza questo mondo nel quale ognuno tende ad accollarsi per intero le virtù e ad addossare agli altri tutti i peccati, ci permettiamo, alle vergini rifatte, di ricordare poche cose incontrovertibili.
I politici telefonano ai giornalisti, eccome. Lo fanno per sollecitare la pubblicazione, l’occultamento, il ridimensionamento, l’ampliamento delle notizie. E non sono i soli: lo fanno tutti i potenti, quale che sia il loro campo di azione: imprenditori, sindacalisti, sportivi, uomini di cultura. I giornalisti rispondono tutti, del TG1 e del TG3, delle TV e dei giornali: talvolta dicono si, talaltra no, forse, si o no in parte.
Ma tutti costoro telefonano anche per sollecitare assunzioni, promozioni, spostamenti dei loro protetti. Non solo alla RAI, sia chiaro. Dunque, le vergini rifatte non hanno mai sentito parlare di lottizzazione? Non lo sanno che alla RAI ci si divide tutto, direttori, vicedirettori, caporedattori, capiservizio, corrispondenti dall’estero, capiredattori regionali e che alla spartizione partecipano tirando fuori le unghie anche i partiti di opposizione?
Questa volta però c’è di mezzo anche l’AGCOM. Un membro dell’autorità di garanzia delle comunicazioni è stato intercettato al telefono con il capo del governo.
Bella scoperta. Non lo sanno le vergini rifatte che gli otto commissari dell’AGCOM vengono eletti dalla Camera e dal Senato? E non lo hanno mai fatto un giro per l’Italia nei CORECOM, nominati dalle Regioni con criteri tutti rigorosamente partitici?
Poiché la madre degli imbecilli è sempre incinta, diamo subito risposta a chi, letto quanto sopra, ci accuserà di disconoscere la gravità del problema e ci obietterà di voler assolvere Berlusconi perché “così fan tutti”.
La nostra opinione è che il problema è gravissimo. Perciò deve essere affrontato senza essere strabici.
Nicola Cariglia

E’ da un’informazione obbiettiva, che si misura il grado di democrazia e di liberta’ di un Paese. Il problema e’ che in Italia i giornali finanziati con le nostre tasse, sono di parte tutti e allora diventa inutile accusare qualcuno. Il vero grande problema e’ che nel nostro Paese manca la voglia di costruire e lavorare ad un interesse generale. la liberta’ e’ una conquista quotidiana non e’ un regalo, un popolo, che non partecipa, che non ha voglia di fare nessun sacrificio, non puo’ che leggere questi giornali e guardare questa televisione.
Grazie Nicola per aver raccolto il mio amichevole invito. Far… Mostra tuttoò tesoro dei tuoi suggerimenti preziosi che hanno il pregio di indicare alcune soluzioni praticabili per migliorare un servizio che diventa sempre meno servizio e ancor meno pubblico.
Capisco la complessità del problema e penso che la politica difficilmente rnuncerà a togliere le mani da un’azienda come la Rai che produce consensi e clientele. Di certo così non si potrà continuare per molto tempo ancora, non si può continuare a mortificare la democrazia.
Grazie ancora, continuerò a leggerti con grande piacere.
Saluti cari. Elio.
Caro Elio,
non mi sottraggo al tuo invito a volgere in positivo la mia denuncia. Prima, però, voglio ribadire il concetto di fondo del mio articolo. La mia considerazione che “così fan tutti” non vuole essere assoluzione: al contrario significa che bisogna agire con serietà:: altrimenti ci confondiamo con coloro che strillano “fino al prossimo giro” cioè fino a quando non tocca loro di essere i beneficiari.
Ciò premesso, come prima cosa dovremmo eliminare, alla RAI, l’equivoco di fondo: cioè trarre il proprio sostentamento e dal canone e dalla pubblicità. Se non vogliamo che il servizio pubblico sia obbligato a rincorrere gli ascolti, cosa che quasi sempre avviene abbassando la qualità e chiudendo entrambi gli occhi e le orecchie di fronte alla volgarità, la RAI dovrebbe essere finanziata solo dal canone che, confrontato con quelli europei è molto basso.
Posta questa condizione delle condizioni, si dovrebbe inoltre:
1 -Eliminare gli sprechi riorganizzando molte cose. Per esempio: perchè deve esistere una separazione tra RAI News 24 e RAI International? Farne un’unico canale porterebbe solo benefici e farebbe aumentare il livello qualitativo ( le lamentele degli Italiani all’estero sono altrettanti tuoni che annunciano tempesta.
2- Privilegiare i programmi che valorizzano cultura e identità nazionale e obbligo di produrre nelle sedi decentrate parte dei programmi trasmessi a livello nazionale.
3- La terza rete nacque sull’onda del movimento regionalista negli anni ’70. Poi, alla fine del decennio ci furono i Governi di solidarietà nazionale, cioè l’ingresso del PCI nell’area del potere. Al PCI fu assegnata la terza rete. Una volta avutala il PCI disse (comprensibilmente): “col cappero che ora mi attengo alla filosofia del decentramento ideativo e produttivo che era la mia bandiera per contrastare il potere DC-PSI in RAI. Ora voglio anch’io una rete vera. E così fu. Ma oggi che si parla tanto di bipolarismo se non addirittura bipartitismo, visto che le reti generaliste sono tre, perchè non farne gestire una dalle regioni?
4 – Settore Teche, cioè la memoria audiovisiva del Paese nell’ultimo secolo. E’ un patrimonio enorme per l’Italia, gestito con bravura e scarsità di mezzi dalla bravissima direttrice, Barbara Scaramucci.
Occorre metterlo a disposizione di tutti: studiosi, studenti, biblioteche e, udite udite, radio e televisioni private in modo da consntire loro di elevare la qualità dei loro programmi.
Qui mi fermo, Elio. Non vorrei debordare. Spero di aver reso chiaro almeno il principio di ciò che vorrei fosse la RAI: semplicemente un servizio pubblico. Sobrio, se è possibile dirlo. Perchè altrimenti la gente dovrebbe pagare il canone?
Caro Nicola, il problema è gravissimo, sono daccordo. Il fatto che non ci sia indipendenza in nessuna parte nè nell’infomazione nè nei controlli è davvero drammatico.
Ciao Nicola, ho letto con attenzione il tuo articolo, che ho trovato molto interessante
e molto sincero. E’ uno spaccato sulla Rai di com’è di come è stata e, presumo, di come sarà. Però è di come sarà che mi piacerebbe sentirti parlare. Intendo dire che tutti comprendiamo che un servizio delicato come l’informazione non può continuare a svolgersi in questo modo, con la distorsione sistematica della verità e l’asservimento quasi totale al potere. Ed allora, quali soluzioni ti suggerisce la tua lunga esperienza giornalistica per restituire dignità ad un sevizio pubblico essenziale come la Rai?
Aspetto con piacere di leggerti. Un abbraccio fraterno. Elio
Il problema è gravissimo : non si può difendere Berlusconi ! Non si parla di un Prodi,di un Bersani o di un Di Pietro qualsiasi…si parla di LUI ! Che sta fuori dall’arco della lottizzazione consentita. Soprattutto se sostiene che non sopporta Santoro e Travaglio.
Neanche io ,veramente ,li sopporto ,speriamo che non controllino le mie telefonate ….non ho fior di avvocati alle dipendenze , e sarei nei guai ! Meglio sarebbe se ammazzassi qualcuno : con la buona condotta me la caverei abbastanza presto.