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Lo spread della disinformazione: quando l’ignoranza economica abita a Palazzo Chigi

Nel cuore del potere, tra i marmi di Palazzo Chigi, si consuma una scena surreale: la Presidente del Consiglio dichiara pubblicamente che i titoli di Stato italiani sono considerati più sicuri di quelli tedeschi, basandosi sul fatto che lo spread è sceso sotto i 100 punti base. Accanto a lei, il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti scuote la testa, imbarazzato, come se stesse assistendo a un incidente in diretta. E in effetti, lo è.

di Daniela Piesco | 16 Maggio 2025

Nel cuore del potere, tra i marmi di Palazzo Chigi, si consuma una scena surreale: la Presidente del Consiglio dichiara pubblicamente che i titoli di Stato italiani sono considerati più sicuri di quelli tedeschi, basandosi sul fatto che lo spread è sceso sotto i 100 punti base. Accanto a lei, il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti scuote la testa, imbarazzato, come se stesse assistendo a un incidente in diretta. E in effetti, lo è.

Lo spread, per chi governa (e dovrebbe sapere), non è un gioco di numeri o un dato da piegare alla propaganda. È il differenziale di rendimento tra i titoli di Stato italiani (BTP) e quelli tedeschi (Bund), che vengono universalmente considerati il punto di riferimento della massima affidabilità finanziaria in Europa. Più alto è lo spread, più è alto il rischio percepito sull’Italia, perché per attirare investitori bisogna offrire un rendimento più elevato. Se scende, è una buona notizia: vuol dire che la fiducia nel nostro debito migliora. Ma affermare che i nostri titoli siano “più sicuri” di quelli tedeschi perché lo spread si è abbassato è una sciocchezza macroscopica.

In altre parole: lo spread non fotografa chi è più sicuro, ma quanto in più devi pagare per compensare un rischio percepito maggiore rispetto a un benchmark sicuro (il Bund). Quando lo spread va sotto i 100 punti, non vuol dire che superiamo la Germania in affidabilità. Significa solo che il mercato ci punisce meno. E ringraziamo il cielo se ciò accade.

La questione, però, va oltre il dato tecnico. Ci parla di un problema profondo: un governo che non sa leggere l’economia, o che la legge male pur di costruire narrazioni di successo. Perché la domanda vera è: la Presidente ha capito ciò che ha detto? O ha semplicemente letto un testo preparato male da uno staff incompetente?

In entrambi i casi, la situazione è grave. Se è disinformazione consapevole, siamo di fronte a una manipolazione retorica. Se è ignoranza, è allarme rosso. In un Paese con un debito pubblico colossale, una crescita fragile e una popolazione che fatica a distinguere il linguaggio finanziario, un errore del genere è più di una gaffe: è un tradimento della responsabilità istituzionale.

E mentre il Ministro Giorgetti, esperto e visibilmente in difficoltà, resta zitto o scuote la testa, nessuno corregge. Nessuno spiega. Nessuno ammette l’errore. Il danno si diffonde. La disinformazione diventa verità per milioni di cittadini. E il potere, anziché formarsi, si autoassolve.

Forse è davvero il momento di far seguire allo staff di Palazzo Chigi — e alla sua inquilina — un corso base di economia. Ma uno serio, con esami e bocciature. Perché sulla pelle dei mercati si gioca la stabilità del Paese. E un governo che non capisce lo spread, difficilmente potrà gestire il debito.

Nel frattempo, lo spread della competenza resta incolmabile.

Daniela Piesco

Pubblicato in : EditorialeTag: btp, debito pubblico, europa, finanziaria, germania, governo, la germania, mercati, mercato, notizia, palazzo chigi, presidente del consiglio

Info Daniela Piesco

Avvocato, giornalista pubblicista, direttore responsabile del quotidiano online “L’Eco del Sannio” di Benevento, condirettore del giornale internazionale on line “Radici”. Appassionata di cultura, politica e attualità scrive su “L’Eco di Milano e Provincia”, sul “Corriere Nazionale”, sul “Corriere di Puglia e Lucania” e su “Stampa Parlamento”.
“Sono fermamente convinta, prendendo a prestito le parole di Moravia, che quando le informazioni mancano, le voci crescono.”

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