In Italia , si sa, se non ci lamentiamo continuamente non siamo contenti. Sparliamo di tutto e di tutti, accusiamo di ogni nefandezza e meglio se nei confronti del “ pubblico“.
Colpa di anni di inefficienza e pressappochismo, forse. Così come di una cultura della irresponsabilità che si è ormai sedimentata in ogni dove.
Dura ad essere scalfita e alimentata colpevolmente dai mass media, oltre che da taluni politici che pensano così di goderne i benefici.
È pertanto normale che una notizia bella vada in subordine e non sia commentata come dovrebbe , specie se riguarda la nostra economia.
E quindi il nostro sviluppo, il lavoro ed il progresso.
Temi fuori moda, forse.
Più facile scontrarsi sui limiti al contante o sull’ utilizzo del Pos come fosse la panacea di tutti i mali italiani.
Qualche giorno fa la notizia, appunto, che l’ Italia è la locomotiva della crescita in Europa post-Covid.
Ciò è quanto emerge dai dati disaggregati sul Pil dei quattro maggiori Paesi dell’Eurozona: Italia, Francia, Germania e Spagna.
Tra l’ultimo trimestre del 2019 al terzo trimestre 2022, i numeri dell’Italia sono da prima della classe in Europa. Il Pil è in crescita del +1,8%, a differenza del Pil spagnolo che fa segnare un -2%. Per quanto riguarda gli investimenti in macchinari, dove la Germania vede un -2,5% per l’Italia c’è un +18,8%. Nel confronto con la Francia, l’Italia è davanti sia negli investimenti in costruzioni (+24,8% contro – 0,5%) e nell’export di beni (+8% contro -2,1%).
Quindi, nei due anni dopo la fase più
acuta della pandemia da Covid, il nostro Paese è risultato promosso a pieni voti mentre le altre tre principali economie europee succhiano la ruota.
Fortuna o capacità di governo ?
Il caso, o volontà comune di uscire dalla crisi con un’ unità nazionale vista pochissime volte?
Dilettantismo pluriennale o professionalità che in poco tempo ha mostrato come si dovrebbe agire?
Le risposte sono nei fatti e nei risultati ottenuti.
Onestà intellettuale dovrebbe convergere sul riconoscimento al governo guidato da Mario Draghi.
E la speranza che l’occasione di un’Italia che torna a crescere non venga sprecata per interessi di bottega.
Francesco Carbini


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