
Le difficoltà di accesso alle cure iniziano ancora prima della terapia. Per medici e farmacisti il problema principale resta quello delle liste d’attesa, che rallentano visite specialistiche ed esami diagnostici e spingono sempre più cittadini verso la sanità privata. È quanto emerge da una recente indagine che ha coinvolto 510 professionisti sanitari tra medici e farmacisti. Secondo l’indagine il sistema mostra le maggiori criticità proprio nella fase iniziale del percorso di cura: l’accesso agli specialisti e alla diagnostica rappresenta oggi il vero collo di bottiglia. Le liste d’attesa vengono indicate come la principale causa dei ritardi, insieme alla scarsa disponibilità di servizi sul territorio. Per molti professionisti il problema non riguarda soltanto i tempi burocratici, ma la difficoltà concreta di accompagnare il paziente lungo un percorso chiaro e continuo. La conseguenza più evidente è il crescente ricorso alla sanità privata: oltre la metà degli operatori osserva che molti pazienti pur di accorciare i tempi scelgono di pagare visite ed esami. Chi non può permetterselo invece resta in attesa. Secondo i professionisti coinvolti i ritardi superano spesso alcuni mesi e colpiscono una quota importante di pazienti, soprattutto sul territorio. Medici di famiglia, pediatri e farmacisti sono infatti i primi a intercettare le difficoltà di accesso alle cure. Dall’indagine emerge anche il tentativo degli operatori sanitari di aiutare i pazienti a orientarsi tra prenotazioni, visite e servizi, spesso però senza strumenti adeguati e senza percorsi coordinati. Tra le priorità indicate per il prossimo futuro domina la richiesta di ridurre i tempi d’attesa, seguita da una maggiore integrazione tra ospedale, territorio e servizi sanitari di prossimità. Il quadro che emerge è quello di un sistema in cui il problema non è soltanto ottenere una prestazione sanitaria, ma riuscire ad arrivarci in tempi utili e attraverso un percorso realmente accessibile.
Angelo Santoro

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