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L’irriverente: si gioisce perche’ si vendono piu’ automobili…. roba da suicidi e omicidi

Domandina semplice, semplice: ma dove le mettiamo queste automobili? O forse ci sono zone del nostro Stivale e della nostra Europa, che sono ancora vergini.

di Vincenzo Donvito | 7 Febbraio 2016

Grande entusiasmo per l’aumento di vendite di automobili durante lo scorso mese di gennaio, con percentuali a due zeri. Entusiasmo che e’ tale soprattutto per l’aumento della ex-fabbrica nazionale Fiat (oggi Fca che, a parte l’occupazione su parte del territorio nazionale, e’ societa’ non piu’ nazionale).
Tutti contenti: economisti e governanti di vario livello, sindacati, aziende dell’indotto. Ma, a noi che non riusciamo a non essere irriverenti, ci sembra un’ode al suicidio e all’omicidio piu’ o meno di massa.
Domandina semplice, semplice: ma dove le mettiamo queste automobili? O forse ci sono zone del nostro Stivale e della nostra Europa, che sono ancora vergini e in grado di concepire e mettere in atto politiche infrastrutturali e urbanistiche che mettano la mobilita’ privata a motore in primo piano? Non ci risulta. E quindi? Dobbiamo gioire perche’ qualche migliaio di operai e qualche altro migliaio di persone dell’indotto continuano a lavorare, cosi’ come i venditori di carburanti, etc? No, proprio non ce la facciamo. E non solo perche’ guardiamo al futuro, ma proprio perche’ guardiamo al presente, in qualunque citta’ del nostro Paese e del nostro continente, e non solo. Siamo intasati! Siamo inquinati! Le nostre stagioni sono stravolte, molto probabilmente dall’inquinamento atmosferico che ha alterato l’equilibrio del Pianeta. E non se ne puo’ piu’! Certo, la colpa non e’ solo della automobili ma una buona responsabilita’ ce l’hanno, e neanche tanto secondaria se pensiamo non
alla macchinetta a quattro ruote che si muove nel nostro traffico ma soprattutto a tutto quello che c’e’ intorno, a partire dalle varie benzine e al business onesto e disonesto che c’e’ intorno (fino all’Isis che campa del petrolio che, di riffa o di raffa, finisce nei serbatoi delle nostre auto). Dobbiamo forse per questo partire in quarta ed andare a distruggere le macchine creando seri problemi economici e sociali a tutti quelli che ne sono coinvolti? Non ci pensiamo neanche. Ma pensiamo -in modo molto intenso- a perche’ non vengono concepite e messe in atto politiche di mobilita’ alternative, da subito, in lieve e continua sostituzione di quelle suicide oggi esistenti, si’ da convertire senza drammi e disastri per nessuno: motori elettrici, mezzi pubblici altrettanto elettrici, mobilita’ ciclabile modello Olanda e Danimarca, etc. Se interpelliamo un qualunque politico od amministratore in merito, ci dira’ che stanno facendo anche piu’ del possibile, ma mediamente ci prendono per i fondelli. Fumo negli occhi: piste ciclabili inesistenti o finte, incentivi (non regali stile 80 euro governativi) al settore vicini allo zero, infrastrutture urbane dove chi si muove in bicicletta ringrazia i propri santi quanto riesce ad arrivare integro a destinazione (senza considerare i polmoni e i bronchi che hanno aspirato le schifezze dei gas di scarico); mezzi pubblici raramente efficienti e frequenti, nonche’ costosi.
E tutti li’ ad elogiare che c’e’ ripresa economica perche’ si vendono piu’ automobili. Ma oltre che irriverenti, siamo forse fatti cosi’ male da non capire che le politiche o si fanno col naso corto o non si fanno? Eppure, il nostro naso lungo non e’ pinocchiesco come quello di nostri amministratori, ma solo con grandi narici che, per quello che siamo riusciti a salvare, riescono a trasformare ancora in caccole cio’ che non e’ gradito al nostro organismo.

Pubblicato in : Tutela e diritti - A cura di ADUCTag: danimarca, euro, europa, futuro, macchine, massa, merito, olanda, persone, sindacati

Info Vincenzo Donvito

Vincenzo Donvito, giornalista classe 1953, è fondatore ed animatore di Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), della quale è Presidente.

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