
Meloni, senza riuscirci, prova a difendersi sul tema dei migranti che l’Europa vuole rimandare in Italia, semplicemente applicando Il Patto di cui lei stessa dice di essere la madre.
Dopo Germania, Svizzera, Austria, Svezia e Finlandia, ieri anche l’Olanda e l’Irlanda hanno annunciato l’intenzione di effettuare i trasferimenti.
La verità è che il Patto, oltre a prevedere la possibilità di costruire lager per richiedenti asilo in paesi terzi, sul tipo della fallimentare e costosissima esperienza albanese, rinuncia al principio di solidarietà tra gli Stati europei e mette in pratica quel sovranismo e quel ritorno alle frontiere che tanto piace a Meloni e a tutta la destra estrema e neofascista. Come ha ampiamente dimostrato il comportamento del governo italiano con la buffonata dei i controlli agli arrivi dalla Spagna dopo i fatti di Ceuta.
In pratica il Patto, di cui Meloni va orgogliosa, azzera sostanzialmente la collaborazione tra gli Stati e carica l’accoglienza dell’immigrazione sui Paesi di ingresso.
È la dimostrazione che quando l’ideologia e la propaganda prevalgono su tutto il resto è facile finire come Superciuk che odia così tanto il popolo da favorire con le sue azioni i più ricci e potenti.
Precisamente questo è accaduto a Meloni sulla questione dell’immigrazione.
Ma ciò che più di tutta questa vicenda è l’assoluta indifferenza verso le sorti di persone che vengono spostate da un Paese ad un altro e verso i diritti che anche di cui ai migranti in quanto persone dovrebbero essere riconosciuti.
L’intervista di Meloni al New York Time è chiarissima e proprio sul tema dell’immigrazione, oltre che sulla cultura woke, rivendica la convergenza con Trump, meravigliandosi per sue intemerate contro di lei con l’amarezza quasi personale di una fidanzata tradita.
Ciò che è enorme in questa frase è il fatto che la premier sveli in modo definitivo la sua adesione alle poliche trumpiane di reimmigrazione: caccia all’uomo con retate dell’ICE, arresti e deportazioni su larga scala, controlli nei luoghi di lavoro e una pressione capillare sulle comunità immigrate per arrivare alle espulsioni di massa, alla revoca delle protezioni temporanee e alle deportazioni anche verso Paesi terzi.
Una politica di nazionalismo xenofobo e razzista, che costruisce l’immigrato come nemico interno e lo criminalizza: è proprio su questa aberrazione che Meloni e Trump trovano uno dei loro principali terreni di convergenza.
L’ideologia e la politica razzista e xenofoba del
Fascismo si ripresenta oggi in forme nuove cambiando bersagli e strumenti. Non più la razza proclamata come principio biologico, ma l’origine, la cultura e la provenienza utilizzate per stabilire chi invece può esserne escluso dai diritti umani elencati, trattato come fosse un essere inferiore e quindi discriminato.
Per questo noi siamo convinti che siamo in presenza a un neofascismo occidentale in continuità culturale e ideologica con il fascismo del novecento.
Non a caso, sempre nella stessa intervista al New York Times, Meloni è tornata esplicitamente sul fascismo e sulle proprie radici politiche e ideologiche senza compiere nessuna rottura con la tradizione politica da cui proviene. Anzi, descrive il periodo fascista come particolarmente complesso”, condanna ancora una volta l’antifascismo e parlando di Giorgio Almirante dá un giudizio nettamente positivo sul piano politico e morale.
Naturalmente le affinità e le coincidenze tra il fascismo e la destra estrema non si fermano all’immigrazione, ma riguardano anche le politiche per il lavoro, la corsa alla spesa per le armi, le libertà collettive e individuali, e tutto quanto la nostra Costituzione stabilisce, compresa la libertà di ricerca e di insegnamento.
Poiché in politica le parole sono importanti è corretto dunque definire la destra estrema italiana e del mondo occidentale come neofascismo.
Questo aiuta a capire i pericoli che stiamo correndo e dovrebbe spingere tutti i democratici a cercare il massimo dell’unità per sconfiggere questo fenomeno che già tanti danni sta arrecando in Europa, negli USA e nel mondo e che altri e ben peggiori potrebbe causarne.
Enrico Rossi

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