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L’intelligenza artificiale costringe le università telematiche a cambiare modello di business: almeno il 25% lezioni in presenza

Ma in linea generale la mia opinione  personale e’ che una università totalmente telematica non possa  grandi risultati perché non stimola l’ intelligenza  emotiva e le relazioni interpersonali collegate. Insomma posso sbagliare, ma è come  se gli studenti fossero rinchiusi nella  bolla  di  una pandemia permanente.  Oltre a potenziare la sindrome della  dipendenza digitale di cui decine di milioni di giovsni americani e  cinesi sono affetti negli studenti possono sorgere sintomi di dissociazione dalla realtà e gravi  difficoltà nelle relazioni.
Ma al di la’ del mio punto di vista gli sviluppi dell’  intelligenza artificiale nelle scuole e nelle università rendono  imperativo il ricorso a lezioni ed esami in presenza. È  proprio l’ uso efficace della AI che richiede anche  un rapporto pedagogico  tradizionale tra allievi e docenti

di Marco Mayer | 29 Settembre 2023

Le università telematiche – esattamente come  le cliniche private –  hanno da anni una capacità di agire come lobby in Parlamento che la Conferenza dei Rettori e il Sistema Sanitario  Nazionale si sognano….  

Ma allora chi difende  gli interessi delle università di Stato e della sanita’ pubblica? Servirebbe un gruppo  di parlamentari di sinistra e di destra che prendano a cuore il destino  dell’università di Stato e del Sistema Sanitario Nazionale. 

Mi e’  venuta in mente questa idea perché ho fatto esperienze negative nei corsi universitari da remoto dove ho insegnato. Chi non ci crede pensi alla didattica a distanza durante il Covid..Ovviamente occorre discernimento: se devo fare lezione (come mi è capitato nell’ anno accademico 2020-21)  che vivono in Kamchatka non posso pretendere che vengano a Roma per dare l’ esame.

Ma in linea generale la mia opinione  personale e’ che una università totalmente telematica non possa  grandi risultati perché non stimola l’ intelligenza  emotiva e le relazioni interpersonali collegate. Insomma posso sbagliare, ma è come  se gli studenti fossero rinchiusi nella  bolla  di  una pandemia permanente.  Oltre a potenziare la sindrome della  dipendenza digitale di cui decine di milioni di giovsni americani e  cinesi sono affetti negli studenti possono sorgere sintomi di dissociazione dalla realtà e gravi  difficoltà nelle relazioni.
Ma al di la’ del mio punto di vista gli sviluppi dell’  intelligenza artificiale nelle scuole e nelle università rendono  imperativo il ricorso a lezioni ed esami in presenza. È  proprio l’ uso efficace della AI che richiede anche  un rapporto pedagogico  tradizionale tra allievi e docenti

Che fare? La soluzione è piuttosto semplice. Basterebbero pochi articoli di legge per obbligare le università telematiche a svolgere almeno il 25% /30% delle lorob attività didattiche in presenza: un mix ideale per prevenire

 alienazioni e preparare i giovani alla società ibrida del futuro.
E’ un peccato che siano temi di cui non parla nessuno né per le università né tantomeno per l futuri della sanità privata. 
L’ opinione pubblica avrebbe molto da dire su questa. Tuttavia nessuno parla di questi temi perché sempre  le  stesse lobby  e talora fondi internazionali (a cui ho accennato all’inizio)  controllano una buona parte de

i mezzi di informazione. Non ho mai demonizzato il privato anzi. Ma una società in cui l’interesse pubblico perde ogni significato etico e politico è destinata al declino 

Marco Mayer

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, futuro, giovani, informazione, opinione pubblica, parlamento, punto di vista, roma, sanità, soluzione, studenti

Info Marco Mayer

Nell’arco degli ultimi trenta anni Marco Mayer ha svolto un’ intensa attività in campo internazionale, ricoprendo una molteplicità di ruoli : dalle relazioni commerciali alla promozione del Made in Italy, dalle operazioni civili e militari di pace alle attività di ricostruzione e riconciliazione post/conflitto; dall’emergenza umanitaria alla cooperazione allo sviluppo . Nell’ultimo decennio Marco Mayer, a lungo negli anni Ottanta Assessore alla Cultura della Regione Toscana, ha messo a frutto la sua esperienza sul campo, dedicandosi prevalentemente alla ricerca ed all’insegnamento universitario presso l’Università di Firenze dove insegna “Politica Internazionale” Dal 2003 insegna, inoltre, “Responsibility to Protect” and Post Conflict Management al Master “Human Rights and Genocide Studies” , promosso dall’Università di Siena, Kingston University – Londra , Collegium Civitas – Varsavia, Universität Viadrina – Francoforte. . Dal 2011 partecipa, infine, al programma di ricerca “Global Governance Programme” promosso dal Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell’Istituto Universitario Europeo di Fiesole.

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