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L’incontro più freddo fra gli Stati Uniti e i suoi alleati europei

Donald Trump potrebbe rimanere agli annali come l’autore del divorzio atlantico.

di Alberto Pasolini Zanelli | 11 Dicembre 2017

Quello di Bruxelles è stato l’incontro più freddo fra gli Stati Uniti e i suoi alleati europei. Non importa se non a livelli governativi: ugualmente significativo anche se condotti da dei ministri degli Esteri e non proprio da capi dello Stato o da primi ministri. Comunque il più gelido degli ultimi settant’anni, cioè da quando George Marshall sigillò, poco dopo la fine della Seconda guerra mondiale, la nascita di una comunità atlantica, la più durevole alleanza della Storia. A crearla fu un presidente Usa di nome Harry Truman. Oggi alla Casa Bianca abita Donald Trump, che potrebbe rimanere agli annali come l’autore del divorzio atlantico.

Per ora nel linguaggio. L’occasione è stata un incontro fra i ministri degli Esteri della Nato e della Comunità europea a Bruxelles. Fra i protagonisti l’attuale segretario di Stato americano Rex Tillerson e i suoi colleghi dei Paesi europei più importanti e inquieti. Lo ha ricordato il ministro degli Esteri tedesco Gabriel, che ha sottolineato e riassunto le “innovazioni” di Trump, che consistono nel vedere il pianeta come un’arena per competizione e anche come un avversario economico.

Ma non soltanto: gli hanno spiegato i protagonisti del “vertice”, primo fra tutti il presidente francese Macron in un colloquio telefonico con Trump, in risposta all’annuncio del presidente Usa di una decisione che certamente esacerberà una crisi regionale ormai antica come quella in Palestina, con l’annuncio che l’America è ora disposta a trasferire la sede della sua ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme. E che probabilmente si riverbererà in tutto il Medio Oriente, a cominciare da Paesi come la Siria che ha appena – o forse – finito di soffrire sette anni di guerra nominalmente civile e del Paese che è tuttora al centro di tensioni che potrebbero riguardare l’Iran, nell’interesse esclusivo, oltre che di Israele, anche e soprattutto di una o due potenze arabe, ma certamente non degli europei. “Una cattiva idea” -, ha ammonito il presidente francese, quasi quanto la decisione, che ha aperto il primo quadriennio di Trump, di cancellare l’impegno preso dagli Stati Uniti nel trattato di Parigi di controllare e limitare i futuri energetici.

L’intervento di Macron, il politicamente più giovane fra tutti i leader europei, era probabilmente il più atteso, ma alla fine le novità importanti e le domande più puntute, sono venute dal ministro degli Esteri di Berlino, anche perché egli in questo momento rappresenta e sostituisce un governo che non c’è e sopratutto Angela Merkel, protagonista dopo anni di potere di settimane difficili e imbarazzanti di impotenza e di scelte molto difficili, soprattutto perché conseguenza di una sconfitta elettorale dovuta in parte alla sua decisione di aprire le porte agli immigrati dal Medio Oriente e dal Africa, imbarcandone un milione in un anno. Paese di tradizionale stabilità parlamentare e governativa, che hanno frustrato le sue iniziative di formare nuove maggioranze e probabilmente la obbligheranno a tenersi come partner i socialdemocratici e come ministro degli Esteri Gabriel che, anche se finisse con l’essere sacrificato alla ristrutturazione governativa, avrà chiarito le intenzioni della Germania in Europa e, molto probabilmente, con l’Europa nel mondo. Ruolo rischioso e arduo, che implica una contrapposizione con le “novità” di Trump (che includono i rapporti con Iran e quelli con la Russia con un presidente Usa che sembra pronto a resuscitare brani e umori da Guerra Fredda che nella campagna elettorale che egli aveva attribuito a Hillary Clinton). Una “novità” non tanto nuova, come del resto le ultime “svolte” di Donald Trump.

Alberto Pasolini Zanelli    (letter from Washington)

Pasolini.zanelli@gmail.com

Pubblicato in : Primo pianoTag: angela merkel, anni, bruxelles, campagna elettorale, casa bianca, comunità europea, crisi, europa, germania, governo, guerra mondiale, hillary clinton, iran, merkel, mondo, nato, paesi europei, parigi, seconda guerra mondiale, siria, Socialdemocratici, stati uniti, usa

Info Alberto Pasolini Zanelli

Alberto Pasolini Zanelli, giornalista e scrittore da anni residente a Washington.

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