Le sessioni di trading continuano a manifestare grande incertezza tra investitori e operatori, che appaiono consapevoli delle difficoltà dei mercati, tanto da evitare, soprattutto in questa fase, mosse avventate. Ci avviciniamo a grandi passi alla fine dell’anno e molto probabilmente, i grandi operatori istituzionali hanno già iniziato a tirare i remi in barca. Chi infatti ha prodotto risultati, vorrà evitare di rimanere incastrato in situazioni svantaggiose, e molto probabilmente assisteremo ad operazioni di chiusura di posizioni da qui a fine anno. Ecco perché il mercato, nonostante il trend del dollaro, sembrerebbe rallentare e in qualche occasione anche invertire, non offre segnali chiari di un cambiamento ora, ma evidenzia la probabilità che ciò potrà avvenire solo il prossimo anno, mentre l’anno in corso terminerà probabilmente intorno ai livelli attuali o comunque non molto distante da queste aree. La volatilità però, rimarrà alta, perché la tensione sui mercati è evidente, nonostante sia alternata a momenti di appetito al rischio che permettono di tirare il fiato. Sul fronte valutario, da qui a fine anno dovremmo osservare ancora molta tensione sullo Jpy e probabilmente, altri interventi sul mercato da parte della Boj. Non bastano certamente i primi due, ovvero quello messo in atto quando il UsdJpy era a 145.00 e il secondo a 152.00, che hanno per ora costretto le autorità monetarie a vendere almeno 50 miliardi di dollari, 36 nella sola giornata di venerdì scorso, secondo fonti non ufficiali ma ritenute attendibili. In ogni caso la stessa Boj vuole per ora solo rallentare la discesa della valuta e quando vorrà uno Jpy più forte, utilizzerà altri strumenti e non solo l’intervento sul mercato spot, ma anche politica monetaria e tassi, con la chiusura del Qqe, che prima o poi arriverà ed eventualmente il disancoramento dei rendimenti dei titoli di stato decennale dallo zero. E quando succederà ce ne accorgeremo. La Boj questa notte, attraverso un suo portavoce, si è affrettata a comunicare che la politica monetaria espansiva non sarebbe in contraddizione con l’intervento sul mercato dei cambi, per evitare il crollo dello Jpy, ma sono due strumenti che in questo momento hanno due differenti obiettivi. Intanto lo Jpy, prima o poi tornerà appetibile, specie se il risk off dominerà la scena, nella eventualità di una recessione di tutto l’occidente nel 2023. Per il momento invece, anche osservando la price action, si assiste ad una salita lentissima, pip dopo pip, per andare letteralmente a “cercare“ i livelli a cui la Boj ha intenzione di vendere. E quindi assistiamo a ore e ore di lentissima salita, e poi improvvisamene 100 150 pips di ribasso sulle voci di interventi (non confermati, e ciò significa che sono solo rumors per muovere i prezzi che qualcuno mette in giro ad arte). Non appena non viene confermato l’intervento, il prezzo torna a salire velocemente fino ai livelli dove era partita la discesa e poi la volatilità si stringe e si ricomincia a salire lentamente, allo scopo di ricominciare con il trucco della salita esplorativa della presenza eventuale della Boj. Questo tipo di price action tende a creare nuove posizioni short sul mercato, perché la maggior parte degli investitori vuole prendere il movimento rapido al ribasso, e si mette short posizionando lo stop sopra i massimi. E così la salita speculativa si autoalimenta continuamente, perché il mercato va a cercare questi stop. Ci vorrà tempo per vedere l’inversione, ma non è comunque lontanissima. Sugli altri rapporti di cambio, sorprende la tenuta dell’EurUsd nonostante i dati negativi sui Pmi usciti ieri, anche se probabilmente la motivazione della sua ripresa sopra quota 0.9850, dipende dal fatto che anche negli Usa i pmi, pubblicati ieri sono usciti negativi e inferiori al consensus. Segnaliamo, stamani, anche i nuovi massimi storici del UsdYuan che ha toccato quota 7.3770, in seguito alle decisioni del Congresso del Partito comunista che ha visto il rafforzamento del Presidente Xi Jinping, che agli occhi degli investitori significa politica Covid zero, che sta pesando sugli aggregati macro. Ci avviciniamo comunque a mercoledì, prima giornata di decisione sui tassi (Bank of Canada) e cui seguirà la Bce il giorno seguente. Probabilmente vedremo ancora rialzi dei tassi, ma sicuramente negli statement emergeranno preoccupazioni per l’andamento degli aggregati macro e congiuntura. Insomma tutto fa pensare che presto sui mercati avremo a che fare con la recessione. Si tratterà di capire se sarà hard o soft landing.
Saverio Berlinzani

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