Da mesi l’Italia prova a far capire che l’emergenza immigrazione è questione che riguarda tutta l’Unione europea. Adesso sono Gran Bretagna e Francia a chiedere aiuto.
La tentazione di dire la nostra su temi di forte impatto sociale, qual è l’immigrazione che oggi più che mai si alimenta di un impressionante e disperato flusso di profughi che fuggono dalle loro terre verso l’Europa, quasi sempre prevale.
Ma fa bene ogni tanto porsi solo come ascoltatori – o lettori, come nel nostro caso- di quanto altri hanno elaborato, raccogliendo le voci e gli umori che attorno all’argomento si animano.
In questo intendimento, sembra di interesse riportare, sia pure per sommi capi, due recenti ricerche: la prima, che viene dalla Fondazione Leone Moressa di Venezia, riguarda la percezione che dell’ immigrazione hanno gli italiani; la seconda, che viene dall’ Eurobarometro di Bruxelles, riguarda la stessa percezione che si ha nel contesto europeo.
Il secondo e non trascurabile elemento che differenzia le due ricerche è il tipo di immigrazione oggetto di osservazione: la prima indagine guarda alla componente straniera arrivata in Italia per lavoro o attraverso i ricongiungimenti familiari; la seconda si riferisce ai migranti –profughi e rifugiati- che, pur di tentare di lasciarsi alle spalle guerre di cui non si vede la fine, non trovano altra scelta che quella di salire su fatiscenti barconi, affidandosi a uomini senza scrupoli, anche a costo della loro vita.
Prima si riporta però la riflessione del Presidente del Centro studi e ricerche Idos di Roma: “«Migrazioni volontarie e migrazioni forzate, migranti economici e profughi/richiedenti asilo/rifugiati, regolari e “clandestini”… tutte queste categorie non ci permettono di comprendere il fatto più importante: siamo di fronte a esseri umani che avevano e hanno abbandonato quel poco che avevano, che hanno affrontato un viaggio pericoloso, spesso conclusosi con la morte, per chiedere la nostra protezione».
La ricerca della Fondazione Moressa, dal significativo titolo “Il valore dell’immigrazione” (http://www.fondazioneleonemoressa.org/newsite/wp-content/uploads/2015/01/sintesi-libro-12-02-15.pdf ), è finalizzata a fare emergere alcune riflessioni sul rapporto tra immigrazione e comunicazione, contrastando gli stereotipi più diffusi e promuovendo un’immagine realistica dell’immigrazione, in particolare in ambito economico. Il suo principale obiettivo è quello di analizzare come viene riportato dai media l’immigrato presente nel nostro Paese e, A tale fine, la rilevazione è stata effettuata attraverso un monitoraggio di sei mesi (gennaio-giugno 2014) di 846 articoli delle tre testate nazionali più diffuse – La Repubblica, Corriere della Sera e Il Sole 24ore – nonché anche attraverso interviste a 700 famiglie per capire qual è la percezione dell’opinione pubblica sul fenomeno migratorio in Italia.
Negli articoli di stampa considerati, il leitmotiv è rappresentato dagli sbarchi e dagli episodi di criminalità in cui gli immigrati sono coinvolti.
Solo il 12% degli articoli analizza la componente dell’immigrazione sotto il profilo del contributo che essa apporta all’economia italiana.
Che l’immigrazione non venga percepita anche nel suo aspetto economico lo si intuisce anche dall’opinione delle famiglie, che nella maggior parte dei casi sottostimano il numero dei contribuenti stranieri e ritengono che questi non contribuiscano al sistema previdenziale italiano, mentre usufruiscono in misura maggiore dei benefici sociali. La ricchezza prodotta dagli occupati stranieri, ovvero il “Pil dell’immigrazione”, è invece pari a 123 miliardi di euro e rappresenta l’8,8% della ricchezza italiana.
Ancora più radicato, secondo la Fondazione, è lo stereotipo sul costo pubblico dell’immigrazione per il nostro Paese. Analizzando invece le stime, elaborate su dati Istat e Ministero delle Finanze, la ricerca mette invece in luce una realtà che sorprende.
Messi a confronto la spesa pubblica sostenuta annualmente per l’immigrazione (servizi, welfare, integrazione, contrasto all’immigrazione clandestina, accoglienza) e le entrate dovute alle imposte pagate dagli occupati stranieri (gettito fiscale e contributi previdenziali), l’Italia risulta in attivo per quasi 4 miliardi di euro.
Tornando agli articoli di stampa oggetto di esame, la Fondazione Moressa rileva che nel dibattito pubblico sull’immigrazione – al quale partecipano tutti, dagli esponenti politici alle autorità religiose – quel che manca … è solo la voce dei protagonisti, il punto di vista degli immigrati!
L’altra ricerca alla quale si vuole fare cenno analizza tra l’altro, come prima anticipato, la percezione che dell’immigrazione hanno i cittadini europei.
I cittadini europei ritengono che l’immigrazione sia oggi la sfida più importante alla quale l’ Unione europea debba fare fronte: è quanto emerge dai risultati dell’indagine “Eurobarometro standard della primavera 2015”, pubblicati il 31 luglio scorso http://ec.europa.eu/COMMFrontOffice/PublicOpinion/index.cfm/Survey/getSurveyDetail/instruments/STANDARD/surveyKy/2099.
Si tratta del secondo sondaggio d’opinione effettuato a livello UE da quando la Commissione Juncker ha assunto le sue funzioni (1 novembre 2014) ed è stato effettuato tra il 16 e il 27 maggio 2015, oltre che nei 28 Stati membri , anche nei cinque Paesi candidati (ex Repubblica iugoslava di Macedonia, Turchia, Montenegro, Serbia e Albania) e nella comunità turco-cipriota nella parte del Paese non controllata dal governo della Repubblica di Cipro.
Per i cittadini europei, interrogati sulle loro preoccupazioni maggiori, l’immigrazione è ora al primo posto delle questioni da affrontare a livello UE.
Con il 38% (+14 punti) essa sopravanza largamente la situazione economica (27%, -6 punti), la disoccupazione (24 %, -5 punti) e le finanze pubbliche degli Stati membri (23 %, -2 punti). È in vetta alle preoccupazioni più frequentemente citate in 20 Stati membri, con picchi a Malta (65%) e in Germania (55%) ma anche in Italia (43%). A livello UE, dal novembre 2014 è anche aumentata notevolmente l’apprensione per il terrorismo (17%, +6 punti).
Inoltre: il 73% degli europei è favorevole a una politica europea comune in questo campo; il 51% ha un atteggiamento positivo sui movimenti migratori dei cittadini provenienti da altri Stati membri della UE e il 56% assume un atteggiamento negativo di fronte all’immigrazione da Paesi esterni alla UE.
Intanto in Ungheria si innalzano reti per arginarne l’ingresso dei migranti, a Calais la polizia inglese blocca gli accessi nel tunnel e il premier inglese annuncia che verranno utilizzati anche i cani per scoraggiare l’incessante tentativo di coloro che ad ogni costo tentano di oltrepassare le “barricate” poste a difesa dei confini nazionali.
Da mesi l’Italia prova a far capire – ma con un successo ancora ben timido, a dire il vero – che l’emergenza immigrazione è questione che riguarda tutta l’Unione europea e non soltanto il Paese di primo approdo dei profughi perché il Sistema di Dublino – con il criterio, appunto, del primo ingresso – ha finito per scaricare la responsabilità sugli Stati posti alle frontiere UE.. Da tempo si sa che chi approda in Paesi come l’Italia, che sono nel cuore del Mediterraneo, lo fa per trovare una breccia ai confini dell’Europa, alla volta di Stati più ricchi …
Adesso sono Gran Bretagna e Francia a chiedere aiuto, affinché l’intera Ue affronti il problema alla radice.
Questo è lo scenario degli ultimi giorni.

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