
La resistenza palestinese è sempre stata comunista, sostenuta e aizzata dalla Cina e dalla Russia che sfruttano con abilità il nazionalismo degli arabi. Il cessate il fuoco tra Israele e Hamas “è a rischio”. È quanto sostiene in dichiarazioni all’agenzia Afp Bassem Naim dell’ufficio politico di Hamas. L’accusa a Israele è di “rimandare” l’attuazione della prima fase dell’accordo di cessate il fuoco, della durata di sei settimane a partire dal 19 gennaio. Secondo Naim, mentre non ci sono dettagli sul proseguimento dei colloqui sulla seconda fase dell’intesa, la situazione mette “a rischio” l’accordo e “potrebbe portare al suo collasso”. Hamas, ha aggiunto, “non vuole riprendere la guerra” contro Israele, che il 7 ottobre 2023 ha avviato una campagna militare contro il gruppo nella Striscia di Gaza in risposta all’attacco di quel giorno in Israele. “Riprendere la guerra non è assolutamente un nostro desiderio”, ha detto. In un videomessaggio diffuso dal suo ufficio, il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha promesso di sradicare il movimento islamista palestinese Hamas dalla Striscia di Gaza e di riportare indietro tutti gli ostaggi israeliani. “Elimineremo Hamas e riporteremo indietro i nostri ostaggi. Questo è l’ordine. Ed è quello che faremo”, ha dichiarato Netanyahu. Le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno confermato di aver messo a segno un attacco aereo in Libano che, secondo i media libanesi, ha causato almeno sei morti e due feriti. “L’aeronautica israeliana ha condotto un attacco contro operativi di Hezbollah nell’area della Bekaa in Libano – recita il comunicato – l’attacco è stato condotto dopo che i terroristi stavano operando in un sito di produzione e stoccaggio di armi strategiche appartenente all’organizzazione terroristica. L’attività nel sito è una palese violazione degli accordi tra Israele e Libano”. Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha approvato l’invio di una delegazione a Doha per discutere dei dettagli tecnici dell’accordo di cessate il fuoco con Hamas. Lo riporta il Times of Israel, citando un funzionario israeliano coperto dall’anonimato, precisando che l’approvazione è stata data dopo che Hamas ha rilasciato tre ostaggi da Gaza ieri mattina e Israele ha rilasciato 183 detenuti palestinesi. I funzionari però, riferisce ancora il Times of Israel, affermano che i colloqui sulla seconda fase dell’accordo con Gaza non inizieranno prima della riunione del Gabinetto di sicurezza. Secondo la fonte, Netanyahu terrà una riunione del Gabinetto di sicurezza dopo che ieri sera è tornato in Israele, in merito ai negoziati per la seconda fase dell’accordo sugli ostaggi e il cessate il fuoco. Il Comitato internazionale della Croce Rossa ha lanciato un appello affinchè i prossimi scambi di prigionieri tra Israele e Hamas siano “dignitosi e privati”, a seguito delle polemiche innescate dalla cerimonia di liberazione dei tre ostaggi israeliani apparsi visibilmente provati fisicamente dalla prigionia a Gaza. Il nuovo presidente libanese Joseph Aoun e il primo ministro da lui nominato Nawaf Salam hanno firmato, dopo tre settimane di difficili trattative, il decreto di costituzione del governo, secondo il quale la squadra sarà composta da 24 membri. Lo rende noto l’ Orient le Jour. Il nuovo governo deve essere di “salvezza e riforme”, ha annunciato il primo ministro libanese designato Nawaf Salam dal palazzo presidenziale di Baabda. Il premier nel suo discorso, riportato da l’ Orient le Jour, ha insistito sul fatto che “le riforme sono l’unica via per un vero cambiamento, insieme alla sicurezza, all’attuazione della risoluzione 1701 e al ritiro israeliano” dai villaggi e dalle aree ancora occupate nel Libano meridionale. Il presidente libanese Joseph Aoun, che ha goduto del sostegno degli Stati Uniti come comandante dell’esercito, è stato eletto presidente il 9 gennaio e ha nominato Salam per formare un nuovo governo pochi giorni dopo. Salam era stato a capo della Corte internazionale di giustizia. La nomina di Salam è stata l’ultimo segnale di un drammatico cambiamento nell’equilibrio di potere in Libano, dopo i duri colpi inferti da Israele a Hezbollah, l’estromissione a dicembre dell’alleato siriano di Hezbollah Bashar al-Assad e l’elezione di Aoun il mese scorso. Il governo è ora incaricato di redigere una dichiarazione politica, ovvero una panoramica generale dell’approccio e delle priorità del prossimo governo, e avrà poi bisogno di un voto di fiducia dal parlamento libanese per essere pienamente autorizzato. Anche sette ex detenuti palestinesi appena rilasciati da Israele tra i feriti giunti al valico di Rafah con l’ Egitto per essere sottoposti a cure mediche. Lo ha affermato la ong che si occupa dei prigionieri, il Palestinian Prisoners’ Club, e lo confermano fonti della sicurezza egiziana.
Ma uccidere gli inermi con l’insidia e l’inganno, prendere di mira coloro che non si possono difendere, è roba da soldati, da uomini?
Giuseppe Basilico

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