
Difficilmente faccio delle considerazioni che riguardano la mia vita professionale. Questa è la seconda volta in tre anni di LinkedIn e oggi su Pensalibero.it.
Ma un ‘immagine stamattina ha catturato la mia attenzione e mi ha fatto riflettere.
Ho lavorato per 12 aziende per 38 anni. Lavorando in diverse regioni e città, anche all’estero, sin da quando ho affrontato i primi passi della mia carriera. Almeno 8 città diverse e tre Stati.
Ho sempre avuto la valigia ? nella mia stanza, una presenza che mi ha accompagnato per tutta la vita.
Questo mi ha portato spesso a lavorare dove non risiedevo. Anche ora che scrivo e’ così.
Ho sottoposto me stesso e la mia famiglia a frequenti cambi di residenza. Vi ringrazio. Non lo avete mai fatto pesare.
Scelte mie direte. Vero. Ma la mia generazione è cresciuta con l’idea che a fronte dell’impegno alla fine, prima o poi si riscuotono dei risultati, professionali ed anche poi a livello personale.
Non sono in grado di fare un bilancio e non mi sono mai posto il tema di mettere in discussione questo modello. Non so se ho fatto bene o male, e’ andata così. Quello che vedo oggi però è molto diverso. Non lo giudico ma noto che siamo su piani molto diversi.
Life balance, equilibrio casa lavoro, Smart working, ferie e permessi sono diventati obiettivi non strumenti.
Il contesto professionale è cambiato ma sono cambiate anche le attitudini e gli approcci al mondo del lavoro in un rapporto causa effetto che rende difficile capire cosa abbia indotto un cambiamento che indubbiamente c’è stato.
Quello che secondo me non dovrebbe mai venir meno è dare per scontato di ricevere dal lavoro. A noi hanno detto che non era scontato ma se volevamo ci dovevamo impegnare. Esiste un’etica dell’impegno che prima,come ci dicevano i nostri genitori, fa venire i doveri e poi…
Chissà chi ha ragione.
Mario Alparone

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