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Licenza di uccidere

Il De Bello Gallico non aveva nessuna presunzione letteraria. Cesare era interessato solo alla carriera politica. Uomo di alti natali e ancor più notevole ambizione, sfruttò per primo, fra i consoli romani, l’arte della scrittura per divulgare le sue gesta, non sempre edificanti, comunque di successo, in patria. Cesare è stato il primo ad usare la propaganda con uno strumento all’epoca di avanguardia, il pubblico lettore dei manoscritti che riuniva i cittadini di Roma per informarli della sua campagna vittoriosa e delle sue gesta.

di Riccardo Bruno | 22 Luglio 2026

Il De Bello Gallico non aveva nessuna presunzione letteraria. Cesare era interessato solo alla carriera politica. Uomo di alti natali e ancor più notevole ambizione, sfruttò per primo, fra i consoli romani, l’arte della scrittura per divulgare le sue gesta, non sempre edificanti, comunque di successo, in patria. Cesare è stato il primo ad usare la propaganda con uno strumento all’epoca di avanguardia, il pubblico lettore dei manoscritti che riuniva i cittadini di Roma per informarli della sua campagna vittoriosa e delle sue gesta. Lo stesso sistema lo perfezionò Bonaparte mille ottocento e rotti anni dopo per dominare la pubblica opinione. Generali francesi molto più capaci di Napoleone, Hoche, Massena, Desaix, Lasalle, non scrivendo mai un rigo, sono stati pressoché dimenticati. Lo stesso sarebbe avvenuto con la radio e la televisione, Roosevelt fu il protagonista di quest’ultima, Churchill della prima. Hitler invece usò il cinema con successo. Mussolini rimase impalato sul balcone.

Ora che disponiamo dell’intelligenza artificiale la politica finirà con infischiarsene dei vecchi mezzi di comunicazione, puntando direttamente sulla creatività del prodotto. Il partito comunista cinese è già all’avanguardia avendo demolito i dazi di Trump con un video strepitoso della classe operaia americana tornata in fabbrica annoiata e obesa. Trump a sua volta si è cimentato nell’impresa, lui con risultati di dubbio gusto. Ritrarre Obama e la moglie come degli scimpanzè, a parte il difetto di eleganza, rischia di innescare un contenzioso razziale in una nazione che ha vissuto un dramma profondo. Acqua di rose in confronto all’impresa del generale Vannacci che rievoca i gladiatori ed i leoni del circo. Davanti alla difesa sfrenata di una vittima trasformata in omicida, abbiamo scritto che si stava superando la civiltà cristiana. ed eccone la conferma con i martiri cristiani messi a morte. La logica della risposta immediata all’aggressore, per cui questa è sempre lecita anche se violenta, perché non considerare Prodi, Conte responsabili dei danni del paese e condannarli almeno virtualmente alla pena di morte? Questo ha fatto Vannacci. L’importante è che qualcuno rimanga steso a terra e qualcun altro sia preoccupato di cosa il futuro nazionale gli possa riservare. Se il caposaldo è la licenza di uccidere, stiamo precipitando a grandi passi verso la guerra civile.

L’unica attenuante a cui aggrapparsi davanti a simili performance è che Vannacci, come Trump del resto, non sembra ancora prendersi troppo sul serio. Nel suo video c’è più sberleffo che vendetta. Comunque attenzione scherzare con il fuoco. La violenza, diceva Karl Marx, è la leva della storia. Come sembrerebbe è una delle poche cose azzeccate dal personaggio. Se invece di preoccuparsi di contenerla in tutte le sue forme, la violenza una volta la giustifichiamo, un’altra esaltiamo, ecco che entriamo appunto in una nuova epopea. Anche se quella rappresentata da Vannacci sembra lasciata alle spalle di parecchio. Passato pre nazionale.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Editoriale

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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