Avete letto di Ségolène ?
La sua corsa verso la Presidenza della Repubblica è di nuovo in salita, seppur schiacciata tra il 25% del deciso giovanotto Sarkozy e la spettacolare rimonta del destro estremo Bayrou ormai al 23 % nei sondaggi. Che ha detto la nostra amica socialista nel giorno della festa della donna? Ha fatto appello alla solidarietà politica tra le donne, sostituendo la rivoluzionaria Fraternité con l’iper- rivoluzionaria sorellanza , concetto antiquato come le femministe americane neostoriciste degli anni 70, ma mai chiaramente recepito dalle nostre post femministe europee anni 90, quelle che per capirci, adottarono l’idea della teoria della differenziazione dei generi, quella in grado di scatenare una bagarre in Parlamento a proposito dei cessi e della necessità di progettarne uno per i trans-gender , per l’unica rappresentante della categoria eletta in Parlamento. Sègolène si è offerta all’elettorato francese facendo perno su due fondamentali : la sua maternità e la necessità di una relazione di sorellanza tra le donne francesi, relazione evidentemente assente o perdutasi tra i meandri della nuove teorie di esercizio del potere, ( dimenticando, quelle teorie, che le donne il potere non l’hanno mai visto, né da destra né da sinistra) . Per meglio chiarire la sua posizione, la candidata francese rilancia una polemica anche riguardo al ruolo che la Francia dovrebbe assumere in Europa, rifiutando il piatto precotto che l’Europa si ostina a cucinare per tutti noi commensali, anche se allergici agli ingredienti utilizzati: insieme all’avversario Bayrou, rilancia l’ipotesi di nuovo referendum che tasti il polso dei francesi a proposito dell’Europa e della sua continua ingerenza nelle politiche nazionali in barba al principio della sussidiarietà , tanto declamato fin dagli albori della UE e mai praticato. Le nostre donne politiche non avrebbero mai messo in discussione l’Europa, piene come sono nei loro discorsi, di richiami europeisti e non internazionalisti. Le nostre donne fanno richiamo ad una presa di potere svincolata dalla solidarietà tra noi stesse, ponendo ancora le basi per una sonora sconfitta politica. Le nostre donne ci tengono a differenziare non solo i generi ma persino le madri rispetto alle non madri: come se la maternità fosse legata al partorire e non alla natura materna delle donne, secolarmente disposte e naturalmente predisposte alla cura dei più deboli, non solo dei più piccoli. Ad Havard è stata eletta per la prima volta nella storia moderna un rettore donna che dice: la differenza tra me ed un uomo è che io posso fare tutto quello che può fare lui, ma in più anche un figlio.
Le donne sterili sono fertili altrove, dove forse è più difficile ed importante: nel campo minato delle attività e degli interessi maschili. Sono ancor più feconde delle madri di professione perché hanno più tempo e più energia da dedicare alla causa femminista, come dice Sègolène, affiancandosi e non escludendosi l’un l’altra, da brave sorelle.
Elena Ronconi

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