
Un cielo nero si addensa sul pianeta dal Pacifico all’Atlantico, dall’Asia all’America e minaccia l’Europa ormai da presso…
La confluenza di interessi tra Cina, Russia e USA è conclamata.
La saldatura si è realizzata sulla visione geo-politica di un mondo dominato da una cuspide di potentati economici e tecnologico-militari che controllano i grandi Stati con vocazioni imperiali affermate e teorizzate come essenza della propria identità.
Il Cerbero ha preso definitivamente forma con la triade russo-cino-statunitense al guinzaglio della cuspide finanziaria che governa il mondo e che ha schiacciato la base della piramide sociale sino a dilatarne la sua estensione all’intero pianeta.
Gli spazi di autonomia al di fuori della triade imperiale si vanno restringendo mentre cresce l’azione di questa a sostegno dei movimenti e partiti politici autoritari che nel resto del mondo puntano a scardinare quel che resta della democrazia, del potere diffuso espressione della solidale convergenza di popoli e individui, dell’economia libera.
L’Europa, come entità continentale, é assurta al rango di nemica della triade imperiale e come tale da smantellare per riportarla alla dimensione di mosaico di stati indipendenti e addomesticati/addomesticabili, incapaci di dialogare da pari a pari con gli imperi della civiltà post euromediterranea e declassati a tasselli di questi con funzioni di ridotte periferiche utilizzabili, controllabili e spremibili a piacimento.
La manovra è affidata alla tenaglia USA-Russia con la Cina benedicente. Il ruolo della quinta colonna o del cavallo di Troia é affidato ai gruppi e movimenti di estrema destra ormai legati indissolubilmente ai destini della triade nelle componenti russo-statunitensi. Essi si muovono più o meno apertamente per conquistare il potere nazionale con la regia del cerbero che punta a chiudere la stagione della democrazia nei Paesi europei per porre fine al processo unitario del Continente e liquidare l’Unione Europea, ultimo passo per restituire la sovranità, nella sua totalità, ai singoli Paesi e sancire il trionfo del cerbero a tre teste che così diventerà padrone assoluto ed incontrastato del Mondo e del Pianeta, libero di scavare le rotte artiche, trivellare i ghiacciai e le foreste, ripristinare le miniere di carbone e arare tutte le terre rare ovunque si trovino (Luna compresa).
Prenderà in questo modo forma definitiva, in quanto sancita non solo dal potere economico e tecnologico ma anche dal potere politico, la piramide sociale dominata in alto da una cuspide di magnati, oligarchi e ipercapitalisti e schiacciata alla base da un’umanità indistinta e confusa all’interno della quale scompariranno anche le identità nazionali e le loro culture.
Dopo la geografia la triade riscriverà la storia del Pianeta Terra e costruirà anche una nuova specificità individuale da cui sarà cancellata ogni aspirazione collettiva.
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Benvenuti nel futuro distopico del mondo.
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Dimenticatevi la libertà di pensiero, la democrazia come espressione della volontà popolare.
Dimenticatevi anche i popoli, articolati, variegati, complessi. Gioiosi e rutilanti.
Nella realtà distopica esisteranno solo gli individui cesellati in serie in attesa degli androidi.
Dimenticatevi la divisione dei poteri tra legislativo-esecutivo-giudiziario… qualcuno se la ricorderà… Montesqieu, la ragione, i suoi lumi, la Rivoluzione Francese, Liberté-Egalité-Fraternité, il ruolo della stampa a guardia della democrazia.
Dimenticatevi lo Stato Sociale, la società aperta e mobile, la scuola, il lavoro, l’ascensore sociale…
Varrà l’attesa, l’autocensura, il conformismo e l’appiattimento.
Lo stato distopico assistenziale penserà a tutto.
Bonus, privilegi, rendite e prebende a seconda della posizione e ruolo di ciascuno sostituiranno la competizione virtuosa e la solidale aggregazione.
Finalmente l’affascinante, Libero Arbitrio di Erasmiana memoria andrà in soffitta ed il servo arbitrio predicato da quel meraviglioso invasato di Martin Lutero diventerà, ahi lui, il credo mistico predicato nei santuari del potere e recitato dai fedeli…
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“Signore dovremo pure preoccuparci della nostra sopravvivenza”, dissero i discepoli al loro maestro. Ma questi rispose “per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo di come vestirvi. … Guardate gli uccelli del cielo. Non seminano, non mietono né raccolgono in granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre” ( Matteo 6, 25-26).
Il potere della cuspide, sostituitosi al potere divino, somministrerà panem et circenses sotto forma di bonus, lotterie ed intrattenimento mentre il lavoro come forma di auto realizzazione, leva di progresso, affermazione di sé in quanto persone e comunità, sarà un residuo della vecchia ed ormai tramontata civiltà.
L’algoritmo dominerà accanto agli imperi e sostanzierà la realtà distopica, distruggerà le identità dei popoli e non risparmierà nemmeno gli individui che si illudessero di potersi salvare come tali a dispetto dell’umanità intera.
E l’illusione di salvarsi da soli si rivelerà drammaticamente falsa.
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L’etica individuale non risparmierà il mondo dalla deriva distopica in cui sta precipitando. Anzi ne sarà un fattore decisivo di accelerazione.
L’etica individuale coincide infatti con il tramonto della dimensione comunitaria della società essendone la negazione conclamata ma non è, né mai lo è stata e lo potrà essere, la cifra delle società libere, responsabili, coese e solidali che si collocano esattamente sul versante opposto a quello della società distopica imposta dalla attuale cuspide speculativa-finanziaria-affaristica che controlla il cerbero e con esso il pianeta.
L’etica individuale, come scorciatoia di una soluzione egoistico-cinica e relativista all’esigenza di strappare la vita godendosela per quanto possibile, si inserisce in un contesto caratterizzato dalla cristallizzazione autoritaria del potere che controlla anche gli individui con la disinformazione ed il rovesciamento della realtà con la riscrittura della storia (e della geografia) oltre che con l’azzeramento di ogni morale ed etica comunitaria o collettiva che dir si voglia.
Il potere autoritario cresce sullo strapotere digitale e sulle esondazioni finanziarie dei controllori delle tecnologie digitali i quali le indirizzano verso la produzione di soluzioni avveniristiche di sapore miracolistico destinate al controllo della presenza umana in ogni angolo del pianeta che non contraddice ed anzi incoraggia la deriva individualistica orientando le scelte più intime e influenzando i comportamenti in termini di omologazione massiva delle pulsioni esibizionistiche personali che nulla hanno a che vedere con la dimensione comunitaria/collettiva.
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É in questa apparente contraddizione il punto di innesco della spirale che sta stritolando il mondo sino a farlo precipitare nel più triste conformismo che decreterà la fine della libertà, dei diritti, dei doveri, della stessa
giustizia-solidarietà-fratellanza per come le abbiamo conosciute ed ereditate dall’Illuminismo e per come sono state sancite dalle rivoluzioni universali, prime fra tutte quella francese e quella napoletana, quella americana e più di recente quella socialista-comunista di Russia e Cina.
In quelle prevaleva la dimensione sociale. Gli individui affermavano il proprio essere nella comunità, locale, nazionale, mondiale in cui l’umanità intera si riconosceva.
La cultura e l’impegno comunitario andavano di pari passo. Anche quando l’arte, la poesia, la musica, la letteratura nascevano nell’intimo dell’animo individuale queste erano dettate dalle passioni collettive e ad esse erano orientate. Da Maupassant ai poeti maledetti, da Kerouak a Hemingway, da Dostojevski a Proust, da Kandinskij a Picasso, da Wagner a Verdi, da Majakovskij a Beckett.
Anche il movimento politico-filosofico, da Filangieri a Rousseau, Montesquieu, Voltaire, seguiva questo processo .
De Gasperi, Schuman e Adenauer che ricostruirono i loro paesi e reinventarono l’Europa in chiave comunitaria operavano in quell’alveo.
L’afflato solidale tra i popoli nel dopoguerra alimentava la cultura solidale e comunitaria. Essa si esprimeva nei grandi movimenti, nelle proteste planetarie contro le decisioni governative che violavano quei principi contrapponendosi gli uni gli altri per blocchi cementati dall’idea della appartenenza sociale, storica, culturale, comunitaria.
Il lavoro era la leva della realizzazione individuale e del progresso collettivo.
La cultura era lo strumento di crescita generale e di liberazione personale anche che scongiurava le derive autoritarie e guerrafondaie.
Il sapere era la frontiera dell’avanzamento individuale e collettivo.
Il giornalismo era unanimemente riconosciuto come il quarto potere, quello che controllava, digrignando i denti se necessario, gli altri e segnatamente il potere esecutivo.
Il Ventesimo secolo, all’indomani delle tragedie in esso consumatesi sembrava proiettato a chiudersi con il trionfo dei valori dell’Illuminismo e delle grandi rivoluzioni che lo avevano seguito. La solidarietà tra gli uomini, il disarmo, la ritrovata dimensione unitaria dell’umanità, il rifiuto della guerra, il progresso condiviso, la lotta ad ogni forma di esclusione da esso erano il corpus lasciato in eredità al Ventunesimo secolo.
La fine delle guerre fredde, il crollo dei muri, il ritorno della Russia, della Cina e dell’Oriente tutto nel consesso mondiale quali protagonisti del processo di integrazione dell’umanità ne erano i lasciapassare.
In questo contesto il completamento dell’Unità Federale Europea era universalmente auspicato per sancire la ritrovata coesione mondiale e l’auspicata simbiosi con il Pianeta.
Su tutto l’idea che il lavoro e la cultura fossero il collante della pace e dell’integrazione planetaria.
In tale prospettiva la crescita individuale, la stessa libertà personale diventava veicolo di integrazione globale.
Nelle università si studiava insieme al progresso della scienza, la sua valenza etica. La filosofia della scienza era una branca del sapere che coniugava responsabilità e ricerca. La storia era lo spartito su cui popoli e individui si riconoscevano. La geografia rappresentava la mappa di orientamento dell’umanità. Le arti, a loro volta, l’anelito che teneva insieme pulsioni e speranze, spinte e contro spinte e mostrava, esorcizzandole, le derive di eventuale o conclamato deragliamento.
Poi la concentrazione della ricchezza in poche mani, la minaccia generalizzata del debito cosiddetto sovrano ossia prodotto dagli Stati, il tramonto dei valori di solidarietà comunitaria, l’avvento di un potere politico controllato da quello economico, l’appiattimento della piramide sociale, l’idea imperialista delle grandi potenze nucleari, la negazione dei movimenti migratori e di osmosi dentro all’umanità, l’odio disseminato contro i migranti, stranieri e diversi, la paura di veder compromesso il proprio benessere, han creato lo spartiacque.
L’esaltazione dell’individuo come protagonista e motore di ogni dimensione nazionale dopo l’ubriacatura sociale, comunitaria, collettiva del ventesimo secolo ha preso via via il sopravvento.
Dapprima in maniera lenta, quasi inavvertita.
Si trattava di allentare le redini di una società per taluni aspetti ancora bigotta e conformista, incompatibile con il villaggio globale che intanto l’economia e la finanza, al riparo da ogni prevaricazione ideologica o di schieramento, avevano realizzato.
La scienza galoppava sul crinale del controllo delle onde spaziali e delle proprietà dei materiali e costruiva tecnologie in grado di dominare i cieli e veicolare ogni tipo di informazione…anche la prospettiva delle guerre stellari con annesso scudo spaziale diventava concreta.
Miracoli si susseguivano ai miracoli.
L’algoritmo si sostituiva ai calcoli manuali e la fisica quantistica, lasciata sino ad allora a districarsi tra le forze che si creano e si combinano nell’infinito sconosciuto dell’universo, apriva scenari impensabili all’algoritmo stesso.
La scienza e la tecnica finivano per essere confuse con i miracoli dei satelliti, delle comunicazioni, del controllo dei cieli e dello spazio siderale e di ogni più piccolo anfratto del nostro pianeta. L’occhio dei droni, come l’algoritmo avevano squarciato ogni segreto, ogni mistero, ogni aspirazione-tentativo-volontà di nascondersi.
Il potere di chi controllava la tecnologia era diventato straripante al punto da controllare la ricchezza del mondo ed anche il potere politico dello stesso.
Non erano più gli Stati a governare le tecnologie ma i detentori di queste a governare gli stati.
Anche la conquista/sfruttamento dello spazio diventava monopolio di magnati, oligarchi, iper capitalisti in ogni parte del mondo.
La cultura era stata sostituita dalla omologazione basata sulla presunta centralità dell’individuo sempre più frutto di conformistiche somministrazioni di standardizzati modelli comportamentali. Questi a loro volta escludevano ogni approccio critico ed anzi alimentavano percorsi di vero e proprio indottrinamento.
Consumismo e indebitamento erano i pilastri dell’economia non solo pubblica ma anche privata.
Edonismo individuale ed egoistico relativismo entrambi coniugati con il cinismo esistenziale erano i confini della nuova etica.
L’informazione non aveva più bisogno di osservare, interpretare, controllare… essa non era più il quarto potere ma un ganglio della nuova organizzazione propagandistica che promuoveva il credo del potere.
La storia e la stessa geografia diventavano oggetto opinabile lasciato alla smania revisionistica del potere.
La filosofia della scienza derubricata a branca inutile come la stessa cultura sostituita dal grande algoritmo manovrato da più o meno grandi fratelli.
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E siamo alla realtà distopica nella quale ci troviamo invischiati.
Il cerbero controlla il pianeta e le sue tre teste fanno strame del mondo come più loro aggrada.
La ricchezza dei popoli, il progresso di essi, la loro felicità, nonostante resistano come principi nelle costituzioni democratiche, non rientrano tra gli obiettivi affermati del cerbero che si appresta a riscriverle.
Quel che conta è il controllo del mondo, dei popoli, delle nazioni e degli individui attraverso la manipolazione di ogni singolo pensiero e comportamento.
Il grande algoritmo infatti consente di raggiungere ogni individuo e manipolarne comportamenti e decisioni.
A fronte del controllo delle ricchezze del pianeta concentrate nelle mani dei magnati, oligarchi ed iper capitalisti avanza la visione assistenziale dell’umanità a cui si somministreranno bonus, agevolazioni e sussidi in un sistema dominato da una moderna interpretazione della formula “panem et circenses” arricchita da lotterie e concorsi a premi mentre il mondo viene tenuto a bagno maria con la guerra cosiddetta ibrida ossia senza colpe e responsabili e destinata ad alimentare senza fine l’economia di guerra praticata dal cerbero e suoi epigoni sul pianeta in sostituzione della vecchia ed ormai esangue economia di mercato. In prospettiva coloro che compravano auto e beni di consumo non saranno più in grado di farlo; al loro posto il mondo comprerà carri armati, aerei e navi da combattimento, missili, munizioni ed armi più o meno letali la cui produzione sarà saldamente nelle mani della cuspide che domina il mondo.
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La coscienza critica dell’umanità intanto sarà stata cancellata e ridotta in enclave-riserve che non potranno preoccupare la catena del comando che si trincera sempre di più dietro bunker autoritari inattaccabili perché ovunque diffusi e che addirittura entusiasmano i più.
Non contano nemmeno ormai le ricchezze di un popolo ma la sua possibilità/capacità di gestire e piegare ai propri interessi le tecnologie a cominciare da quelle militari fornite dal cerbero.
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E così si arriva alle impunità conclamate. Il cerbero nel silenzio generale può aggredire e bombardare chiunque…si tratti di presunti narcotrafficanti o di paesi indipendenti.
Le Istituzioni internazionali vengono disconosciute. Il patto è che ogni testa del cerbero potrà contare sulla complice indifferenza dell’altro.
Siamo, lo si voglia ammettere o no, al trionfo della realtà distopica.
In tale realtà affermare la dimensione individuale come test o addirittura come parametro della riorganizzazione del mondo é assolutamente fuorviante.
Delle due l’una: o si immagina, e si accetta, una realtà distopica in cui individuo e pensiero addomesticato camminano di pari passo lungo un percorso obbligato o si opta per una realtà contrapposta in cui l’individuo, ritrovando la sua dimensione di scintilla dell’umanità, scheggia dell’universo o espressione della presenza divina, diventa protagonista del ribaltamento del potere distopico…
Tertium non datur.
E allora bisogna ricominciare dalla cultura e dalla lotta contro il cerbero sapendo che il cerbero e per esso anche i suoi affiliati non escluderanno la coercizione che arriverà puntuale per quanti si opporranno.
Antonio Corvino
(5-fine)

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