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Liberarsi della Rai e delle sue vicissitudini politiche ed economiche

La Rai è di Stato, la pagano i contribuenti con le imposte per avere un servizio pubblico. L’imposta la chiamano canone, anche se tale non è. Dentro questo servizio c’è di tutto e di più, sia di contenuti che di costi. E ogni volta che c’è un problema/diatriba, i “padroni” (tutto il Parlamento, con la commissione di vigilanza che dovrebbe regolare) si azzuffano tra di loro per dirsi quanto sono cattivi e arricchiti.

di Vincenzo Donvito | 19 Agosto 2026

La Rai è di Stato, la pagano i contribuenti con le imposte per avere un servizio pubblico. L’imposta la chiamano canone, anche se tale non è. Dentro questo servizio c’è di tutto e di più, sia di contenuti che di costi. E ogni volta che c’è un problema/diatriba, i “padroni” (tutto il Parlamento, con la commissione di vigilanza che dovrebbe regolare) si azzuffano tra di loro per dirsi quanto sono cattivi e arricchiti. Un po’ come i cosiddetti ladri di Pisa che – detto popolare toscano – fingono di litigare o di essere nemici di giorno, ma poi si mettono d’accordo di notte per fare i propri interessi.

In questi giorni l’attenzione mediatica e giudiziale è – più del solito – concentrata sulla Rai, vista la questione di un giornalista, Sigfrido Ranucci, conduttore di una programma di cosiddetto giornalismo d’inchiesta che ha subito un attentato e, sembra, glielo abbia fatto un suo amico per farlo diventare più famoso e proporsi alla guida del governo italiano.

In questa vicenda estiva e intricata, sono venuti fuori problemi di soldi. Quelli che vogliono screditare questo giornalista dicono che ne spende tanti, mentre il nostro giornalista si  arrabbia dicendo che non è vero. Al momento si capisce solo che non si vuole far sapere quanto guadagna/spende questo giornalista e il suo staff.

Insomma un’azienda pubblica che, come se non bastasse il pantano politico/giudiziale di questa vicenda in sé, dà mostra di reticenza nel parlare dei soldi che – banalmente, come crede il contribuente che paga il canone – dovrebbero servire alla bisogna anche della specifica trasmissione. E questo contribuente è colpito dalla reticenza dei contendenti nel parlare di soldi pubblici che vengono  erogati per servizi altrettanto pubblici. Il dubbio che la questione sia molto più articolata e intricata, è legittimo.

Aduc è un’associazione che da circa quaranta anni auspica che il servizio pubblico – che è importante – sia erogato in modo diverso da quello attuale, in particolare seguendo il risultato  di un referendum di alcuni fa in cui gli elettori chiesero di privatizzare il gestore di questo servizio e – aggiunge Aduc – affidarlo al vincitore di una gara. Ma è la classica voce nel deserto.

Per cui ci  teniamo al momenti questa azienda pubblica di poco più di 13 mila dipendenti, una cinquantina dei quali, per esempio nella sede fiorentina, in un ambiente di circa 18mila mq per un paio di tg regionali al giorno,

Un contesto in cui, al contribuente che paga il suo canone, possiamo solo consigliare di non essere complice di questa situazione politica ed economica, disdicendo il cosiddetto canone che paga per il possesso di un tv collegato al digitale terrestre. Questo servizio, tra  l’altro senza costi fruibile in streaming/Internet, non gli verrà a mancare più di tanto. Con una soddisfazione: non con il mio denaro.

Vincenzo Donvito

Pubblicato in : Editoriale

Info Vincenzo Donvito

Vincenzo Donvito, giornalista classe 1953, è fondatore ed animatore di Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), della quale è Presidente.

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