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Libera Loggia in Libero Stato. Il contratto viola diritti non negoziabili

Vietare l’accesso a cariche pubbliche sulla base delle proprie opinioni è semplicemente anticostituzionale. Ed è anche profondamente illiberale.

di Aldo A. Mola | 21 Maggio 2018

Il “Contratto per il governo del cambiamento” sottoscritto da Luigi Di Maio e da Matteo Salvini per conto di M5S e Lega contiene vari punti molto discutibili e anche propositi del tutto contrastanti con la Costituzione vigente. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per buona sorte custode della Carta e delle libertà dei cittadini, non mancherà di rilevarlo e di farlo rilevare.

Secondo il punto 5 del titolo I uno del “Contratto” (codice etico dei membri del Governo), “non possono entrare a far parte del governo soggetti (sic!) che appartengano alla massoneria”. E perché mai? Nessuna spiegazione. Ora va ricordato che “i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale” (Art.18 della Costituzione). La Massoneria non è in alcun modo in contrasto con le leggi vigenti. Essa venne vietata  dal fascismo nel 1925 e dal suo “derivato”, la Repubblica sociale italiana, nel 1943. Venne anche vietata dalla Terza Internazionale di Lenin e tali condivisa da Togliatti e dal PCI. Non sono precedenti encomiabili. Essa è anche combattuta dal fondamentalismo islamico e, in certi paesi, da integralisti clericali, le cui opinioni sulla scomunica dei massoni, però, non hanno alcun valore agli effetti civili.

Ed è questo il punto: in Italia nessuna legge vieta a cittadini di aderire a logge massoniche italiane o straniere. Le associazioni private sono libere di decidere chi ammettere e chi rifiutare. Ma nessuna associazione ha diritto di limitare le libertà dei cittadini. Vietare l’accesso a cariche pubbliche sulla base delle proprie opinioni è un altro paio di maniche: è semplicemente anticostituzionale. Ed è anche profondamente illiberale. E’ inconcepibile che la proposta venga avanzata da due partiti presenti in Parlamento, nel silenzio supino dei propri membri. Il “Contratto” Di Maio-Salvini, così come è, comunque non rappresenta tanti elettori che nei collegi uninominali hanno votato candidati iscritti alla Lega ma non si riconoscono certo in un programma liberticida come quello enunciato dal “Contratto”.

Tutto può essere oggetto di trattative, tranne diritti di libertà civili non negoziabili, garantiti dall’articolo 2 della Carta Costituzionale.

 

Aldo A. Mola

 

 

Pubblicato in : Primo pianoTag: carta costituzionale, collegi uninominali, costituzione, fascismo, fini, governo, italia, la repubblica, lega, massoneria, parlamento, presidente della repubblica, repubblica, repubblica sociale italiana

Info Aldo A. Mola

Nato a Cuneo nel 1943, Aldo Alessandro Mola è stato preside in alcuni licei dal 1977 al 1998. Nel 1980 riceve la medaglia d’oro di benemerito della scuola, della cultura e dell’arte. Docente di storia contemporanea all’Università degli Studi di Milano, è, dal 1986 direttore del Centro per la storia della Massoneria, e, dal 1992, contitolare della cattedra “Pierre-Théodore Verhaegen” dell’Université libre de Bruxelles.
È direttore del Centro Europeo Giovanni Giolitti, presidente del comitato cuneese dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano, dell’Associazione di studi sul saluzzese e del Centro studi e ricerche “Urbano Rattazzi” di Alessandria. Interessante anche il suo ultimo saggio, Mussolini a pieni voti? Da Facta al Duce. Inediti sulla crisi del 1922, da cui si scopre che la «marcia su Roma» dei fascisti in realtà non sarebbe mai avvenuta.
Editorialista del quotidiano Il Giornale del Piemonte e coordinatore editoriale de Il Parlamento italiano 1861-1992, Mola ha organizzato numerosi convegni di studi, specialmente per il Ministero della Difesa (Garibaldi, generale della libertà nel 1982, e la serie Forze Armate e Guerra di Liberazione). Direttore di collane di storia per vari editori, è, dal 1967, autore di saggi. Nel 2004 riceve il Premio alla Cultura dalla Presidenza del Consiglio dei ministri.
Monarchico, è presidente di quella Consulta dei Senatori del Regno che sostiene Amedeo di Savoia-Aosta nella disputa sulla successione, e da anni sollecita il rientro in Italia delle salme dei sovrani Vittorio Emanuele III, che è tumulata ad Alessandria d’Egitto nella Cattedrale di Santa Caterina, della moglie Elena, sepolta a Montpellier, e di Umberto II e Maria José, seppelliti ad Altacomba, in Alta Savoia.

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