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L’ex consigliere comunale e assessore Paolo Limonta insulta le Comunità ebraiche italiane: un post vergognoso e inaccettabile

Un post apparso ieri sul profilo Facebook di Paolo Limonta, ex consigliere comunale di Milano, sta suscitando sdegno e incredulità. Nel messaggio, Limonta scrive testualmente che “i responsabili delle varie comunità ebraiche italiane siano tutti fascisti o amici dei fascisti”, arrivando a definire la cosa “di una tristezza infinita”. Parole gravissime, offensive e irresponsabili — ancor più perché pronunciate da un ex amministratore pubblico, noto per il suo impegno politico e civile. L’accusa, priva di fondamento e intrisa di un livore ideologico che rievoca i peggiori stereotipi, colpisce in blocco un’intera minoranza religiosa che ha pagato con la persecuzione e la deportazione il prezzo più alto del fascismo italiano.

di Luca Rampazzo | 4 Novembre 2025

Un post apparso ieri sul profilo Facebook di Paolo Limonta, ex consigliere comunale di Milano, sta suscitando sdegno e incredulità. Nel messaggio, Limonta scrive testualmente che “i responsabili delle varie comunità ebraiche italiane siano tutti fascisti o amici dei fascisti”, arrivando a definire la cosa “di una tristezza infinita”.

Parole gravissime, offensive e irresponsabili — ancor più perché pronunciate da un ex amministratore pubblico, noto per il suo impegno politico e civile. L’accusa, priva di fondamento e intrisa di un livore ideologico che rievoca i peggiori stereotipi, colpisce in blocco un’intera minoranza religiosa che ha pagato con la persecuzione e la deportazione il prezzo più alto del fascismo italiano.

Dopo aver evocato ricordi familiari legati alle leggi razziali del 1938, Limonta conclude accusando le comunità ebraiche di essere oggi “amiche dei fascisti”, ribaltando in modo oltraggioso la storia e la memoria di chi quelle leggi le subì sulla propria pelle. È un cortocircuito morale e politico che ferisce non solo gli ebrei italiani, ma ogni cittadino che crede nella verità storica e nel rispetto.

Ci si aspetterebbe, da chi ha ricoperto ruoli istituzionali, equilibrio, responsabilità e misura. Invece Limonta sceglie la strada della provocazione e dell’insulto, gettando discredito su sé stesso e su una sinistra milanese che, a parole, predica inclusione e dialogo, ma troppo spesso tollera derive verbali di questo tipo.

In un momento in cui l’antisemitismo torna a manifestarsi in forme nuove e subdole, le parole di Limonta sono non solo inaccettabili, ma pericolose. Milano, città medaglia d’oro della Resistenza, non può tacere davanti a un linguaggio che offende la memoria delle vittime e la dignità della comunità ebraica.

Serve una presa di distanza netta e immediata da parte delle istituzioni e dei partiti che ancora considerano Limonta un compagno di viaggio politico. Perché chi offende così la verità storica e la memoria civile non può rappresentare, in alcun modo, la Milano democratica e antifascista.

Luca Rampazzo

Pubblicato in : EditorialeTag: antismemitismo, Paolo Limonta

Info Luca Rampazzo

Luca Rampazzo, giornalista, laureato in giurisprudenza, è un imprenditore digitale, AD e cofounder di Leotech, libero professionista nel settore della comunicazione, copywrighter, commerciale e addetto stampa. Editorialista di “Milano Post” e “PensaLibero.it”. Nel tempo libero appassionato di politica e di cultura economica. Tutelato dal WWF in quanto liberista e conservatore, sogna un giorno di poter uscire dalla riserva in cui viene protetto in questo paese dove il liberismo viene trattato gratuitamente dal SSN.

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