
L’attacco finale a Gaza city è iniziato. Carri armati e aviazione dell’esercito israeliano stanno esprimendo tutta la loro potenza di fuoco per ridurre in polvere una città già trasformata in un ammasso di macerie.
Centinaia di migliaia di palestinesi sono in fuga e Hamas dichiara che utilizzerà come scudi umani gli ostaggi che gli sono rimasti.
Con la benedizione degli USA e la sostanziale complicità dei paesi europei si sta compiendo sotto gli occhi del mondo un’operazione atroce di conquista coloniale e di sterminio di un popolo.
L’unico messaggio di speranza viene dai giovani della flottiglia Sumud diretta verso Gaza per portare cibo alla popolazione. Essi stanno facendo ciò che da tempo avrebbero dovuto fare gli Stati europei a cominciare da quello italiano.
Sul fronte orientale, la Russia fa una dichiarazione scioccante: “ormai la NATO è in guerra contro di noi”.
Nonostante ciò, -e questa è l ‘unica notizia positiva di ieri- la Bielorussia invita gli Stati Uniti, in qualità di osservatori, alle manovre congiunte delle forze armate russe e bielorusse che simulano proprio un conflitto aperto con la NATO.
È segno che possono esserci ancora spazi per il dialogo e per le trattative di pace che devono essere utilizzati immediatamente dall’Europa.
In Italia, il ministro della difesa, Crosetto, dichiara che il Paese è impreparato a rispondere ad un attacco missilistico da parte della Russia, ma non spiega quante siano le probabilità che questo possa avvenire da parte di un Paese che da tre anni è in guerra contro l’Ucraina senza riuscire a vincerla definitivamente.
In realtà, interessano solo la corsa al riarmo e i relativi finanziamenti.
L’Italia meloniana si aggiunge così al coro dell’Europa più bellicista e si prepara a spendere ben 15 miliardi in più in armi.
Ma l’opposizione -PD, M5stelle e AVS- è unita contro l’ipotesi di portare al 5% del Pil il finanziamento delle forze armate e rivendica che queste risorse vadano alla spesa sociale, alla sanità e alla scuola.
Infine, in un’intervista, per tanti aspetti bella e condivisibile, in tema di diseguaglianze e di pace, Papa Leone fa un’affermazione che lascia allibiti:
“Non si tratta di cercare di trasformare la Chiesa in una sorta di governo democratico, poiché, -sostiene- se guardiamo a molti Paesi del mondo di oggi, la democrazia non è necessariamente una soluzione perfetta per tutto.”
È una dichiarazione rilevante, probabilmente un’affermazione paradossale, che richiede comunque una risposta chiara.
Per la Chiesa, Papa Leone è ovviamente libero di pensare e fare come meglio crede; invece, per il resto del mondo noi restiamo convinti che la democrazia, per quanto imperfetta, sia ancora il miglior regime realizzato dall’umanità, imparagonabilmente preferibile ad ogni altra forma di governo illiberale o autoritario.
Forse, al Pontefice, che si definisce “profondamente americano”, sfugge, pur criticando duramente l’enorme accumulo di ricchezze nelle mani di pochi, proprio il nesso che esiste tra la crisi delle democrazie liberali e l’aggravarsi dell’ingiustizia sociale la quale emargina larghi settori popolari del mondo occidentale e li spinge al distacco e persino al rancore verso la democrazia.
Preferirei sbagliare, ma questo è lo scenario reale, doloroso e preoccupante del mondo di oggi.
Credo che la stragrande maggioranza dei cittadini italiani vivano con angoscia l’attuale situazione e siano pronti a reagire e a mobilitarsi se la politica fosse in grado di presentare loro un’alternativa forte e netta, fatta di proposte concrete per rafforzare la partecipazione democratica, costruire la pace e organizzare iniziative di solidarietà verso i popoli che soffrono, realizzando la giustizia sociale e una maggiore eguaglianza all’interno del Paese.
Quanto più questi obiettivi possono apparire utopici, di fronte alla odierna situazione mondiale pessima e inquietante, tanto più essi devono essere tenuti fermi come riferimenti per l’agire politico.
Enrico Rossi

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