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L’Europa alla prova di Trump: autonomia o marginalità?

Dopo l’operazione americana “Absolute Resolute” in Venezuela, in Europa le dichiarazioni di Donald Trump sulla Groenlandia destano sempre più preoccupazione. La novità è che il presidente non parla più di acquistare la Groenlandia, ma di “prenderla”, con le buone o con le cattive. Ed è qui che la distanza tra le due sponde dell’Atlantico si trasforma in nodo strategico, e in una potenziale crisi geopolitica. Sotto pressione, gli europei hanno iniziato a serrare i ranghi, mettendo temporaneamente da parte rancori e distinguo. I leader dell’Unione si riuniranno il 12 febbraio: formalmente il vertice sarà dedicato alla competitività, ma nella sostanza servirà a coordinare una risposta al nuovo corso americano.

di Alessia De Luca | 10 Gennaio 2026
Emmanuel Macron (R), President of France, and Mette Frederiksen (L), Prime Minister of Denmark, pose and wave to the press on the stoop at the main entrance before the start of the official meeting, at the Elysee presidential palace, in Paris,

Dopo l’operazione americana “Absolute Resolute” in Venezuela, in Europa le dichiarazioni di Donald Trump sulla Groenlandia destano sempre più preoccupazione. La novità è che il presidente non parla più di acquistare la Groenlandia, ma di “prenderla”, con le buone o con le cattive. Ed è qui che la distanza tra le due sponde dell’Atlantico si trasforma in nodo strategico, e in una potenziale crisi geopolitica. Sotto pressione, gli europei hanno iniziato a serrare i ranghi, mettendo temporaneamente da parte rancori e distinguo. I leader dell’Unione si riuniranno il 12 febbraio: formalmente il vertice sarà dedicato alla competitività, ma nella sostanza servirà a coordinare una risposta al nuovo corso americano. Alcuni segnali sono già emersi. Con l’approvazione dell’accordo con il Mercosur, l’Europa punta sulla diversificazione, dopo aver sperimentato l’instabilità creata dalla guerra dei dazi trumpiani. Sempre più spesso, inoltre, il quadro d’azione non è più esclusivamente quello dei 27: lo dimostrano la “coalizione dei volenterosi” sull’Ucraina e la presa di posizione contro l’ipotesi di annessione della Groenlandia. Anche all’interno dell’Unione poi, il veto in politica estera e di difesa – a lungo considerato un tabù – è stato di fatto aggirato. Nell’ultimo, drammatico Consiglio europeo del 2025, l’intesa a maggioranza qualificata per continuare il sostegno all’Ucraina ha segnato una svolta. Eppure, l’Europa appare debole e incerta nel difendere il principio che dice di voler rappresentare: il rispetto di un ordine basato su regole condivise. L’estrema cautela di Bruxelles, dopo la rimozione del leader venezuelano Nicolas Maduro, ha fatto rumore. Ma l’ambiguità non potrà durare a lungo. Posta di fronte a una sfida esistenziale, la scelta è sempre meno rinviabile: o l’Europa si afferma come attore politico, oppure rischia di scivolare ai margini della mappa strategica globale.

Europa vittima delle sue debolezze?

La risposta esitante sia rovesciamento di Maduro in Venezuela che alle minacce sulla Groenlandia riflette la posizione scomoda dei leader europei: costretti a confrontarsi con un’America di cui hanno bisogno, ma di cui non si fidano più, gli europei non intendono spendere capitale diplomatico sul Venezuela, perché la loro priorità assoluta resta l’Ucraina. Tenere gli Stati Uniti coinvolti nel sostegno a Kiev è considerato vitale, e difficilmente verrà messo a rischio da prese di posizione di principio sull’ordine internazionale. Quanto alla Groenlandia l’obiettivo, in questa fase, è quello di scongiurare il peggio. Perché un’azione militare unilaterale da parte di Washington segnerebbe, di fatto, la fine della Nato. Non a caso Trump, da sempre scettico nei confronti dell’Alleanza, ha recentemente riaperto il dossier, mettendo in dubbio la reciprocità dell’impegno. “Dubito che la Nato sarebbe lì per noi se ne avessimo davvero bisogno”, ha scritto su Truth Social, salvo aggiungere che gli Stati Uniti continueranno a sostenere i loro alleati. Un messaggio deliberatamente contraddittorio, che alimenta l’incertezza europea. E che chiarisce, al tempo stesso, un punto centrale: finché l’Europa non investirà seriamente nella propria difesa, resterà strutturalmente dipendente dalle scelte di Washington.

Macron risponde?

In questo contesto, la voce di critica più netta è arrivata da Parigi. Alla conferenza degli ambasciatori francesi, appuntamento della diplomazia di inizio anno, Emmanuel Macron ha adottato toni insolitamente duri: gli Stati Uniti, ha detto, “si stanno gradualmente allontanando” dagli alleati e “si stanno liberando delle regole internazionali” con una forma di “aggressività neocoloniale”. Non è una posizione improvvisata. Dal discorso alla Sorbona del 2017, passando per l’intervista all’Economistdel 2019 in cui definì la Nato “in stato di morte cerebrale”, il presidente francese ha insistito a lungo sulla necessità per l’Europa di dotarsi di una vera autonomia strategica. Oggi quell’analisi appare profetica. “Viviamo in un mondo di grandi potenze, con una reale tentazione di spartirsi il mondo”, ha detto il presidente francese, indicando nella difesa e nel consolidamento della regolazione europea – soprattutto nel settore tecnologico, bersaglio diretto delle critiche americane – una delle prime risposte concrete. Macron ha respinto sia il “nuovo colonialismo” sia quella che ha definito una “vassallizzazione felice”, rivendicando invece un rilancio del multilateralismo. A partire dal G7, che quest’anno sarà presieduto dalla Francia, con l’obiettivo di coinvolgere i Paesi emergenti e riaprire il cantiere della governance globale e delle Nazioni Unite. “Dobbiamo tornare a puntare sull’Onu”, ha detto, “non farlo sarebbe assurdo”.

Mercosur: un punto a segno?

Mentre il dibattito resta aperto, l’Europa ha però messo a segno una prima mossa concreta sul piano geoeconomico. I 27 hanno raggiunto oggi un’intesa con il Mercosur tramite il trattato di libero scambio con i Paesi del Sudamerica, sbloccando uno stallo che durava da anni. Il via libera formale è arrivato dai ministri dell’Agricoltura riuniti a Bruxelles, mentre la firma ufficiale è attesa nei prossimi giorni in Paraguay. Decisivo è stato il sì dell’Italia, ago della bilancia in una votazione che ha confermato, ancora una volta, le divisioni interne all’Unione. In cambio, la Commissione ha accettato di sospendere l’applicazione del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (Cbam) per i fertilizzanti importati, evitando un aumento dei costi. Una concessione politica che si inserisce in un quadro più ampio di compromessi, già avviato con l’apertura della Commissione alla possibilità di anticipare risorse del bilancio agricolo post-2027. Dopo 25 anni di negoziati, l’accordo UE-Mercosur porterà alla creazione di un mercato integrato da circa 780 milioni di consumatori, il più grande al mondo. Per l’Europa è una vittoria commerciale e strategica, ottenuta nel “cortile di casa” di Washington. Un segnale chiaro, proprio mentre la nuova dottrina “Donroe” e il protezionismo americano mettono a dura prova la tenuta degli equilibri transatlantici.

Il commento

Di Antonella Mori, Head programma America Latina ISPI

“Il contesto geoeconomico ha contribuito in modo significativo alla firma definitiva dell’Accordo di partenariato tra l’Unione Europea e il Mercosur, così come nel 1999 il progetto statunitense di creare la Free Trade Area of the Americas (FTAA) aveva incoraggiato questi Paesi ad avviare i negoziati bilaterali. Oggi, il protezionismo americano e la Dottrina ‘Donroe’ hanno spinto i membri del Mercosur e dell’UE a rafforzare le relazioni economiche e politiche, sulla base della condivisione dei principi del multilateralismo e dei valori democratici. Questo accordo riveste un’importanza strategica per il futuro delle imprese europee, che potrebbero aumentare sia le esportazioni verso i Paesi sudamericani sia la partecipazione agli appalti pubblici locali”.

Alessia De Luca

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Alessia De Luca

Journalist, Advisor for Online Publications, Responsabile ISPI Daily Focus
Relazioni Translatantiche. Alessia de Luca is a professional Journalist and an expert of US politics, in charge of the daily newsletter ISPI Daily Focus and of the Focus USA2024. She has served as Middle East and Northern Africa correspondent from 2005 to 2009. Previously at Skytg24, she also contributed for RAI and Radio Vaticana. Her works were published among others by La Stampa, Lifegate, Nigrizia, Avvenire and EastWest.

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