
Mentre i nostri media, carta stampata social e Tv, si accapigliano sullo scontro verbale fra Trump e Meloni cosa grave sia detto, l’attenzione è totalmente distratta da quanto avviene nelle stanze dove si decide. Martedì prossimo la Commissione Affari economici del Parlamento europeo approverà il regolamento dell’euro digitale per poi passare, a breve, alla Commissione e al Consiglio UE tutto per attivare, alla ennesima data simbolo il 2029, l’euro digitale. L’UE ha la mania di queste date “simbolo” come se dopo di esse ci fosse la fine del mondo non prevista ancora da nessuno.
Le varie autorità ci tengono a sottolineare che “l’euro digitale non sostituirà il contante” ma lo affiancherà. La qual cosa puzza da “excusatio non petita accusatio manifesta”. Qualcuno ha pensato che potrebbe scatenare una Disintermediazione bancaria in quanto i cittadini potrebbero spostare ingenti capitali dai conti correnti bancari all’euro digitale, considerato più sicuro perché emesso direttamente dalla BCE. Questo potrebbe causare carenza di liquidità per le banche. Per evitarlo, il progetto prevede massimali sulle somme detenibili dal singolo utente. Un altro limite ai già tanti in vigore. La Privacy e la tracciabilità se ne andrà definitivamente a farsi fottere in quanto è implicita nel sistema euro digitale una sorveglianza di massa e un controllo delle spese personali. Come già successo per costringere tutti all’uso informatico tale adozione, molto spinta, della moneta digitale rischia di penalizzare anziani, persone con disabilità o fasce della popolazione meno abituate all’uso degli strumenti tecnologici. La gestione di un’infrastruttura di tale portata aumenterà la vulnerabilità agli attacchi informatici e il rischio di fallimenti tecnici che potrebbero bloccare i pagamenti quotidiani, con costi elevati per le istituzioni e possibili ripercussioni sulla reputazione della BCE.
Gli slogan favorevoli si basano su concetti come “Semplice, affidabile, inclusivo. Facile anche per chi non è abituato alla tecnologia.” Lo sostiene la responsabile Chiara Scotti, vicedirettrice generale della Banca d’Italia e responsabile del progetto dell’euro digitale al Festival dell’Economia di Trento per spiegarlo ai cittadini. Ma i cittadini italiani sono in tutta la Penisola e non soltanto a Trento per pochi giorni dal 20 al 24 maggio. Il concetto della dr. Scotti è semplice come quello dell’oste che vende il proprio vino e, alla domanda come sia il suo vino, non può che rispondere che è “ottimo”. Infatti, dal Sole 24 Ore del 22 maggio scorso così risponde la Scotti alla domanda “Che cosa avremmo in più con l’euro digitale?”. Risposta da incorniciare: “Avremmo una forma digitale di euro che sarà pubblica, europea, gratuita per l’uso di base, e utilizzabile in tutta l’area dell’euro nelle principali situazioni di pagamento: nei negozi, nell’e-commerce, tra cittadini e potenzialmente anche offline” COME IL CONTANTE O NO?
Poi quale sia l’uso di base non lo dice .
Raffaele Romano

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