Caro Signor Salvini,
ho guardato la scena in cui lei ordina alla scorta di allontanare un venditore ambulante di colore a Teramo.
Complimenti, un grande risultato! Un grande coraggio! Prendersela con un poveraccio – e con la parola “poveraccio” mi riferisco alla sua condizione sociale, non personale, per carità – siamo capaci tutti.
Ho notato un cambio di passo nella sua comunicazione, che è diventata più aggressiva negli ultimi tempi. Forse è un modo per distinguersi dai Cinque stelle?
Sto ponendo una domanda banale, lo so, e vorrei quindi porgliene una più complessa. So che lei sottolinea sempre di non essere un genio, né io ho mai pensato che lei lo fosse, stia sicuro: ma nonostante o appunto per questo le voglio fare una domanda difficile.
La domanda è la seguente: quando lei, portavoce della casalinga (o casalingo) di Voghera frustrata, si è preso la briga di trattare male quel ragazzo di colore, si è chiesto cosa ci fosse dietro alla sua scelta di venire in un posto lontano e freddo come l’Italia?
Si è chiesto quale sofferenza deve aver provato all’idea di abbandonare la sua famiglia e la sua comunità?
Si è chiesto quante volte avrà cercato un lavoro a casa sua e, non trovando nulla, si è sentito in dovere di lasciare il proprio Paese? E questo per aiutare la famiglia, con la quale avrebbe tanto volentieri passato il resto della sua vita.
Se se ne è andato è perché ha capito che restando avrebbe solo rappresentato un problema in più per i suoi parenti amati e poveri.
Questo dramma lei lo capisce?
Lei capisce che non è colpa sua, del ragazzo, se ha deciso di partire seguendo una rotta pericolosissima?
No, evidentemente lei non lo capisce.
Capisce altre cose: la parola “capitano” di cui si fregia come se fosse davvero il comandante di qualcuno. Per non parlare dei sentimenti cosiddetti virili condivisi con certi capi ultrà – cioè gentaglia, mi perdoni, che dovrebbe stare in galera -, nonché delle banalità sulla morale, veramente disarmante, e sulla famiglia tradizionale, per non dire delle sue “visioni” in politica estera, che sembrano quelle di chi non conosce la geografia: l’asse italo-polacco contro quello franco-tedesco fa ridere i polli, non ci arriva da solo?
Una diatriba con la Francia ci può stare, invece: ma con un taglio molto diverso da quello che lei ha scelto, le assicuro. Perché, ad esempio, non critica, coi toni giusti ovviamente (la Francia è il secondo importatore a livello mondo di beni italiani), l’oppressione di Parigi ancora attualissima ai danni di ben 14 paesi africani che costringe in una situazione di impoverimento permanente? E che costringe inoltre l’Italia a giocare di rimessa, dato che la Francia è alla evidente conquista della nostra economia, e può riuscire a ottenerla grazie a quanto ottiene in termini finanziari dall’Africa che tiene in pugno (lo sapeva?).
Ma torniamo al punto, alla questione della domanda complessa a cui un “non genio” come lei sicuramente non riuscirà a trovare una risposta.
La domanda è la seguente: lei lo sa perché questi ragazzi scappano dal loro paese?
Non dalla guerra, dice lei. La maggior parte di questi giovani vengono da nazioni che non sono coinvolte in un conflitto armato. Ed è vero. Non c’è alcun conflitto militare, se è questo che si intende con tale espressione, “un conflitto in corso”.
Ma c’è dell’altro, ebbene sì. C’è che i paesi da cui questi ragazzi scappano sono poco accoglienti, non garantiscono alcun futuro. Lei mi dirà: e che ci posso fare io? Prima i miei poveri: dopo quelli degli altri. Discorso che avrebbe un senso se non ci fosse in mezzo un “ma” grosso come una casa.
Un “ma” enorme, e cioè la seguente situazione: lei lo sa che molte aziende occidentali si affacciano sui paesi di questi ragazzi per sfruttare le risorse dei loro territori?
Lo sa che spesso, troppo spesso, pagano tangenti per avere appalti? Tangenti, esatto.
Le pagano ai politici corrotti del luogo, certo, cioè a quei miserabili che hanno fatto proprio il modello di rapacità imparato dagli ex conquistatori, inglesi e francesi in primis. Con questo impedendo lo sviluppo di imprese locali che potrebbero svolgere le stesse funzioni di quelle occidentali, per non parlare della loro capacità di bloccare la crescita professionale delle persone del luogo e, in ultima analisi, di una borghesia autoctona (autoctona: spero di non parlare troppo difficile). Lo sapeva questo?
Ma allora di che diritto sta cianciando quando dice che occorre rispettarlo da parte di tutti?
Del diritto delle aziende occidentali, grandi e meno grandi, di sfruttare e spesso, troppo spesso (sebbene non tutte, per carità!), di corrompere i servi africani del denaro occidentale? O del diritto di questi ragazzi di colore di avere una qualche speranza nei paesi a cui tali aziende, rapaci per definizione, per la logica stessa del capitalismo selvaggio, appartengono?
Allora, caro Signor Salvini, le chiedo di riflettere, di impedire a se stesso di sembrare ancora meno genio di quanto in realtà non sia: voglio dire, lei non sarà un genio (come me, del resto), ma un perfetto stupido neppure, spero! E’ comunque un ministro della repubblica italiana, perbacco!
La prego di notare che finché molte (troppe) aziende occidentali sfrutteranno una situazione perversa in quei paesi africani da cui non a caso i ragazzi scappano, ebbene, noi non avremmo alcun diritto di cacciarli, capisce? Nessun diritto.
Il diritto, infatti, non è un giocattolo utilizzabile solo quando conviene.
E poi, mi lasci dire, si potrebbero sfruttare al meglio questi ragazzi giunti da noi in vari modi.
Si potrebbe chiedere loro di imparare mille mestieri che spesso gli italiani non fanno, e soprattutto di esercitarli in zone dove gli italiani non vanno o non stanno (penso, ad esempio, alla dorsale appenninica che si sta spopolando: lei lo sa che sta succedendo questo lungo la linea verticale della penisola? Invecchiamento, pericolo sismico, scarsa produttività dell’agricoltura tradizionale sono alcuni dei fattori alla base di un fenomeno del genere).
Tutto questo, ovviamente, ci porterebbe lontano, a fare un discorso complesso ma bello, capace di aiutarla a volare alto, per una volta.
Le chiedo, però, di pensarci bene prima di riempirsi la bocca di diritto, tanto più che qua si sta parlando di quello internazionale: guardare un problema solo dalla parte che conviene non è il metodo giusto.
Qua, ripeto, si sta parlando di qualcosa di importante e di complesso.
Non si mostri ridicolo semplicemente vantandosi di non essere un genio perché, temo, ce ne vorrebbe invece più di uno, di genio, per affrontare le questioni del nostro mondo sempre più soggetto al cambiamento.
Quelli che hanno governato prima di lei non hanno fatto bene? Perfetto, posso essere d’accordo, ma nessuno pensava che essi fossero dei geni, le assicuro. Adesso che è venuto il suo turno, ci vuole solo un po’ più di buon senso, e il desiderio di capire come stanno le cose, e non il desiderio di farsi trascinare dagli umori di molte persone, miei connazionali che spesso, colpevolmente, non leggono un libro nella propria vita e poi però, come lei , smaniano di dire la loro, di pontificare sulla pelle degli altri, dei più deboli quasi sempre.
Nella politica non bisogna essere arroganti: ma informati a 360 gradi sì. Soprattutto se si è il ministro di un grande paese come il nostro.
Un caro saluto da un non genio ad un altro
Fabrizio Amadori

Il sette di novembre scorso ho compiuto 78 anni. Dopo aver lavorato per 42 anni nei cantieri edili e altro, oggi sono un pensionato da 950 € di pensione. Noi italiani brav’agente da sempre! Forse perché abbiamo il Papa? Forse perché fummo da sempre emigranti! Io sono stato emigrante dalla calabria a Milano 1959 Nessuno mi aspettava, Quasi tutte le aziende avevano esposto all’ingresso un cartello (PERSONALE AL COMPLETO) Nelle portinerie dei palazzoni un’altro cartello (NON SI AFFITTA AI MERIDIONALI) Sarebbe stato bellissimo se alla stazione centrale di Milano, qualcuno mi avesse salvato nel mare di gente rifiutata, additata, scambiato per barbone. Se qualcuno mi avesse invitato a casa sua dandomi un piatto caldo. Se lo stato italiano mi avesse speso per me 37,oo € al giorno. Oggi Business per approfittatori. D’allora sono passati 60 anni, ma ancora oggi, abbiamo gente italiani disoccupati, famiglie con bambini che vivono in una macchina scassata, Oggi l’Italia va male! La Francia e la Germania ci mandano indietro i clandestini africani! Siamo in una crisi tremenda, Pensionati quasi affamati con 550 € di pensione non arrivano a fine mese. Mentre lo stato ne spende 750 per ogni clandestino che entra abusivamente in Italia e lo stesso viene derubato da certi sedicenti organizzazioni umanitari! Abbiamo migliaia di Italiani disoccupati a causa delle migliaia di aziende che hanno chiuso. Gente senza lavoro che non fa più spazzatura! Qualcuno s’indigna perché secondo lui, non accogliamo adeguatamente gli africani. Poveri noi, servii di quel mondo che ci ridicolizza a causa di di governi e governanti che da sempre ci derubarono i denari e la dignità. Cantiamo l’inno d’Italia negli stadi, qualcuno chiede l’apologia del fascismo e non quella del comunismo. che a causa del comunismo il nostro paese diventò autoritario fascista. a causa della vigliaccheria comunista che all’epoca non fece niente per evitare che Mussolini e qualche centinaio di scavezzacollo si impossessasse dell’italia. mentre un Re scappava all’estero. Oggi siamo nei guai fino al collo, Il debito pubblico aumenta assieme alla disoccupazione. Artigiani che chiudono e poi si suicidano per la vergogna di aver chiuso, fallito!, Giovani allo sbando, governi che ci caricano di tasse e balzelli e decreti Legge stupidi.
NON RITIENE CHE LO SFACELO IMMIGRATORIO SIA PROPRIO DOVUTO AL FRANCO COLONIALE E ALLA BANCA DI FRANCIA CHE DA SEMPRE SFRUTTANO TANTI PAESI AFRICANI NON LASCIANDO LA POSSIBILITA’ DI EMANCIPARSI, PRODURRE E QUINDI CREARE RICCHEZZA ANCHE IN AFRICA?
QUESTO LO SANNO BENE TUTTI I GOVERNANTI EUROPEI COMPRESI I NOSTRI, MA CHISSA’ COME MAI NESSUNO SE LA SENTE DI RICHIAMARE LA FRANCIA ALL’ORDINE E A SMETTERLA CON IL COLONIALISMO ECONOMICO.
COSI’ SECONDO LEI L’ITALIA DOVREBBE SOSTITUIRSI ALL’AFRICA ED OSPITARE MILIONI DI PERSONE CHE GIUSTAMENTE CERCANO UN POSTO CHE DIA LORO LA POSSIBILITA’ DI TROVARE UN LAVORO CHE DIA LORO PIU’ SICUREZZA.
sono perfettamente d’accordo con lei, tanto è vero che ho scritto due articoli sulla prepotenza della Francia, che spero di vedere pubblicati già oggi, o al massimo domani su questo sito (in attesa del mio blog, che dovrebbe partire a febbraio)
per quanto riguarda la possibilità dell’Italia di ospitare gente, credo che sia vera, e credo che dobbiamo smetterla di pensare che non possiamo fare da apripista rispetto ad un nuovo modo di concepire i rapporti con i cosiddetti stranieri.
la questione del ripopolamento dell’appennino è una sfida che riguarda gli stranieri, ma anche gli italiani: mettere assieme italiani e stranieri lungo la dorsale appenninica, a ripopolare una zona dell’Italia, e a renderla più ricca puntando sul turismo e sull’agricoltura intelligente, mi sembra una bellissima sfida, soprattutto per i giovani. Ma forse loro, gli italiani voglio dire, mal formati, e spesso male educati, come sono, preferiscono andare a picchiare barboni in metropolitana o marciare in piazza col saluto romano: se poi si chiede loro qualcosa circa la storia d’Italia, non ne sanno niente, naturalmente.