In alcuni casi, come ad esempio in certi ambiti della scienza, il “per sempre” ha rappresentato una possibilità e una sfida; una rincorsa folle alla persistenza della “carne” per sfuggire “alla morte”; una sorta di non accettazione del pensiero, del tutto naturale, che la vita o il bello possano concludersi.
Tuttavia, ci sono anche esempi di pensatori – vedi Platone – che sono usciti da questa impasse considerando il “momento” stesso come eternità, una sorta di “nunc stans” (un istante che permane) in cui passato, presente e futuro coesistono simultaneamente.

In questa visione, il “per sempre” non è una successione infinita di momenti ma un’unica realtà atemporale… e, ad essere sincero, questo pensiero mi consola e non poco.
Mi consola quando penso che io non durerò in eterno; mi consola quando rifletto sul fatto che un evento bello non durerà in eterno; mi consola quando l’eternità mi spaventa.
E questa consolazione nasce dal fatto che, abbracciando tale teoria, ogni singolo istante della mia vita, se sapientemente svincolato da Chronos (Il tempo tiranno), diviene esso stesso la mia eternità.
Eternità che, come spesso mi succede, ho tentato di immortalare in qualche verso che, per l’ennesima volta, ho deciso di condividere con Voi; un po’ come se fosse per sempre e da sempre:
COME SE FOSSE PER SEMPRE
….
Forse passerà in un lampo
un tempo – questo – fatto d’occhi
quelli tuoi ed anche di sorrisi
quelli nostri, i miei nei tuoi.
E si consumerà questa passione
cera al sole d’agosto, si scioglierà.
….
Eppure adesso, in questo sprazzo
(parentesi d’Universo rosso fuoco)
non posso non pensare che
la tua voce nella mia
siano lì, per sempre.
Zairo Ferrante @2025; tutti i diritti riservati.
*Quadro: Sulla soglia dell’eternità (Vecchio che soffre); olio su tela, 1890, Vincent van Gogh.

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