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Leone XIV nella festa dei Patroni di Roma: “Le chiavi di Pietro aprono le porte, non le abbattono”

Nella solennità dei Santi Pietro e Paolo, Leone XIV ha presieduto la messa con la benedizione dei pallii per i nuovi arcivescovi metropoliti. Al centro dell’omelia l’immagine delle chiavi, simbolo della comunione che apre e non abbatte. All’Angelus l’appello al cammino ecumenico e il pensiero per malati, soli e carcerati

di Agenzia Sir | 30 Giugno 2026

di Riccardo Benotti*

Due uomini che “non avrebbero potuto essere più diversi l’uno dall’altro” per provenienza, formazione e carattere, e che pure “non furono avversari”. Nella solennità dei Santi Pietro e Paolo, Patroni di Roma, Leone XIV ha scelto la diversità come chiave di lettura della comunione. Nella basilica vaticana, il Papa ha presieduto oggi la messa con la benedizione dei pallii per i nuovi arcivescovi metropoliti, alla presenza della delegazione del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli inviata da Bartolomeo e guidata dal metropolita di Calcedonia, Emmanuel. Il loro unico Signore, ha osservato, “non li ha uniformati”: lo Spirito Santo “ha voluto che non fossero nascoste le loro divergenze”, narrate “come una buona notizia”.

La chiave che apre le porte e non le abbatte
Il cuore dell’omelia ruota attorno al simbolo con cui Pietro viene identificato. “Una chiave non abbatte le porte, ma le apre e le chiude”, ha spiegato il Papa, “ricercando al loro interno le leve giuste e accompagnandone i movimenti, perché i blocchi si sciolgano”. Così avviene, è l’immagine, quando “di tante stanze isolate” si fa “un’unica casa accogliente”. Allo stesso modo, ha aggiunto, la comunione nella Chiesa “non si costruisce irrigidendosi sulle proprie posizioni, ma ricercando, nei cuori di tutti, i punti di incontro nella Verità”. Una sollecitudine paziente per l’unità che Leone XIV non separa dal riconoscimento del limite: Pietro “non è perfetto”, durante la Passione rinnega il Maestro e lo stesso Paolo gli rimprovera “l’incoerenza di alcuni suoi comportamenti”, eppure “sa riconoscere i propri sbagli e ravvedersi, senza scoraggiarsi”. Il Papa ne richiama anche la decisione presa a Gerusalemme sull’ammissione al Battesimo dei pagani, quando la questione “rischia di spaccare la comunità” e Pietro, riunendo e ascoltando i fratelli, inaugura “una stagione nuova per l’intero Popolo di Dio”. Da qui il compito affidato a Pietro e ai suoi Successori: ascoltare “le voci di ciascuno, discernere le ispirazioni, condurre i cammini, correggere gli errori”. Un servizio, ha precisato, che riguarda “ogni cristiano”, chiamato a farsi “costruttore di unità”.

Il libro e la spada: la parola che trasforma
Accanto a Pietro, l’altra colonna. Di Paolo il Papa richiama i simboli distintivi, “il libro e la spada, strettamente uniti tra loro”, e la potenza della parola di Dio “viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio”. È ciò che ha operato nel cuore del giovane Saulo, sottraendolo “alla violenza per condurlo sulla via dell’amore”. Citando sant’Agostino, Leone XIV ha ricordato come Dio “prese il persecutore della Chiesa e ne fece un messaggero di pace”, collocandolo “in un ministero dove egli avrebbe potuto perdonare i peccati altrui”. A questa logica rimanda anche il rito della consegna dei pallii, le fasce di lana bianca che esprimono l’impegno di ogni pastore “a prendere sulle proprie spalle i fratelli e le sorelle che gli sono affidati”, fino a “sacrificare per loro energie, tempo, fatica, e anche la vita”. All’Angelus, in piazza San Pietro, il Papa ha allargato lo sguardo dalla città al mondo: la testimonianza dei due Apostoli, ha detto, rivela una presenza cristiana “tesa non al dominio, ma al servizio, all’unità e alla riconciliazione”. Di qui l’invito a “perseverare nel cammino ecumenico e nel dialogo attento e franco con tutti”, riconoscendo nella cattolicità della Chiesa un valore “a servizio dell’incontro fraterno tra le persone e i popoli”. Nel giorno in cui si celebra la Giornata dell’Obolo di San Pietro, Leone XIV ha ringraziato quanti sostengono il suo ministero di “Successore di Pietro” e ha rivolto un pensiero “ai malati, alle persone sole, ai carcerati”, insieme a parroci, sacerdoti e religiosi che a Roma “mantengono vivo il suo grande cuore cristiano”.

Riccardo Benotti

*Agenzia Sir

Pubblicato in : Editoriale

Info Agenzia Sir

L’Agenzia S.I.R. (Servizio Informazione Religiosa) nasce nel 1988, per iniziativa della Federazione Italiana Settimanali Cattolici e con il sostegno della CEI.
Il primo numero del SIR settimanale (l’attuale Fatti e pensieri) porta la data del 13 gennaio 1989. Il 20 settembre 1995, l’Agenzia lancia il proprio sito Internet: si tratta di uno dei primi servizi web cattolici in Italia. Il sito verrà rivisto graficamente e nei contenuti nel 1998, nel 2003, nel 2005, nel 2010.
Nel 2001 prende avvio, d’intesa con il Consiglio delle Conferenze episcopali europee, SIR Europa: servizio d’informazione europea che concentra la sua attenzione su diversi temi e aspetti del nostro continente.

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